Anno VII - Numero 31 - Marzo 2002

I film del mese


I 13 SPETTRI
(13 GHOSTS)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Steve Beck
Sceneggiatura
: Richard D’Ovidio, Dan Cracchiolo
Fotografia
: Gale Tattersal
Scenografia
: Sean Hargreaves
Costumi
: Jenny Gullet
Musica
: John Frizzel
Montaggio
: Derek G. Brechin, M. Scott Smith, Edward A. Warschilka
Prodotto da
: Gilbert Adler, Joel Silver, Robert Zemeckis
(USA, 2001)

Durata
: 91’
Distribuzione cinematografica
: Columbia TriStar Italia

PERSONAGGI E INTERPRETI

Arthur Kritikos: Tony Shalhoub
Katy Kriticos: Shannon Elizabeth
Alec Roberts: Bobby Kriticos
Rafkin: Matthew Lillard
Maggie: Rah Digga
Cyrus Kryticos: F. Murray Abraham

Cyrus Kryticos è un miliardario eccentrico e spietato dominato da un profondo interesse per le scienze occulte. Con l’aiuto di un autorevole medium, Cyrus si dedica alla caccia di tredici spettri che rappresentano la chiave necessaria a scatenare un potente incantesimo, fino a quando, sul punto di catturare il dodicesimo fantasma, perde tragicamente la vita. Ad ereditare la sua casa ed il suo patrimonio sarà la famiglia del nipote Arthur che, insieme ai figli Kathy e Bobby e alla babysitter Maggie, prenderà possesso della maestosa dimora, una gabbia di vetro interamente ornata da incisioni esoteriche. L’incauto gruppo scoprirà ben presto che la lussuosa architettura nasconde nella sua bellezza un agghiacciante segreto, che li getterà in un incubo claustrofobico piegandoli alla collera dei 12 fantasmi esiliati.

A cavallo tra gli anni ’40 e ’60, William Castle emerse come un illuminato produttore e cineasta le cui idee erano rivolte ad un modo di far cinema meno che mai dottrinale. Questo coraggioso pioniere aveva accettato con entusiasmo lo spontaneo orientamento di chi riteneva il cinematografo un rivoluzionario ed inviolato strumento dello spettacolo. Non era tanto la qualità del prodotto ad interessarlo, ma piuttosto ambiva a coinvolgere i suoi spettatori in un evento simbiotico: il film non esisteva soltanto sullo schermo, ma prendeva forma nella stessa sala di proiezione attraverso artifici meccanici che variavano dall’improvvisa apparizione di uno spettro fluorescente alle accidentali vibrazioni che scuotevano le poltroncine (astuzia nominata con schiettezza "rumble-rama"). Decisamente un’impresa avulsa da un’arte devota alla messinscena, eppure suffragata dall’entusiasmo dei partecipanti che allora decretarono il successo della sua formula. A metà del 1993 uscì nelle sale "Matinée", un delicato B-Movie nato dalla passione di Joe Dante ed un sentito omaggio al temperamento di questo insolito artigiano, al suo influente e silenzioso lavoro. 

Oggi, messa in piedi da Joel Silver e da Robert Zemeckis, la Dark Castle - che ha prodotto, oltre a "I 13 spettri", anche "La casa sulla collina" – lo celebra portandone il nome, testimoniando il rispetto e l’ammirazione conquistati tra la gente che lavora in questa industria. Come il progetto precedente, anche "I 13 spettri" è il remake di un vecchio film girato da Castle, aggiornato da una struttura modernista che ne amplifica i difetti e ne svaluta i meriti. Gli abbondanti effetti speciali affrontano senza competenza lo svolgimento di un’azione passiva accentata da tensioni che si accumulano ed esauriscono in brevi attimi, riportando alla luce l’originaria aridità del suo sviluppo e realizzando un ossequio di scarso valore estetico. In un’immagine revisionista, il mestiere di Castle resta una cornice intagliata nella memoria del suo tempo, che decontestualizzata rischia di divorarne il fascino. Frattanto, la prosaica tentazione di ripercorrere quei passi scivola con languore sul sangue che affoga la tela dello schermo.

Francesco Russo


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