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LUNEDI'
MATTINA
(LUNDI MATIN)
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia : Otar
Ioseliani
Sceneggiatura:
Nougzar Tarielachvili, Otar Ioseliani
Fotografia: William Lubtchansky
Scenografia: Manu de Chauvigny
Costumi: Cosri d'Ambrogio
Montaggio: Otar Ioseliani
Prodotto da: Martin Marignac
(Francia, 2002)
Durata: 120
Distribuzione cinematografica: Mikado
PERSONAGGI E INTERPRETI
Vincent: Jacques Bidou
Joséphine: Anna Kravz-Tarnavsky
Nicolas: Dato Tarielashvili
Gaston: Adrien Pachod
Carlo: Arrigo Mozzo
  
Vincent
(Jacques Bidou) è un operaio di una
fabbrica per prodotti chimici. Ogni lunedì mattina deve svegliarsi alle
cinque per compiere i gesti ripetitivi della sua settimana lavorativa.
Al ritorno a casa, Vincent, per occuparsi delle piccole faccende di
casa, non riesce a trovare tempo per se stesso e per la sua passione, la
pittura. La famiglia non costituisce un rifugio: con la moglie non
scambia neppure una parola e i figli lo ignorano. Neanche la vita del
piccolo villaggio di campagna dove Vincent vive lo soddisfa, persa com’è
tra ubriacature al pub, fattori che fanno i signorotti e preti che
spiano dalle finestre. Così, un giorno Vincent decide di andare in
città a trovare il padre, che gli regala un bel po’ di soldi
suggerendogli di andare a cercare la felicità che cerca in giro per il
mondo, a Venezia, Alessandria e Napoli. Ed è verso Venezia che Vincent
si dirige, attirato forse anche dall’idea di incontrare un barone
vecchio amico del padre. A Venezia incontra Carlo (Arrigo
Mozzo), e passa insieme a lui alcuni giorni felici e spensierati.
Ma anche per Carlo e i suoi amici arriva il lunedì mattina e il suo
grigiore, con gli identici rituali dello sperduto villaggio di Vincent.
Così, dopo essersi imbarcato su una nave e aver visto altre città del
Mediterraneo, Vincent capisce che fuggire non serve a nulla, e ritorna a
casa, dove la sua vita continua triste e ripetitiva come prima, come se
niente fosse accaduto.
Presentato all’ultimo
festival di Berlino, Lunedì mattina è stato tra i favoriti per
l’Orso d’oro, ottenendo alla fine l’Orso d’argento per la
migliore regia, giusto premio all’autore di Briganti, Addio
terraferma e C’era una volta un merlo canterino.
Lunedì mattina
è infatti una vera e propria boccata d’ossigeno, che riconcilia con
il cinema semplice e profondo dei grandi maestri.
Pur utilizzando elementi realistici (la campagna, la fabbrica, una
Venezia "normale", non da cartolina) Ioseliani
realizza un film che è una parabola con picchi di puro surrealismo. La
sua etica "leopardiana" è attenuata da momenti di nonsense
degni del miglior Tati, che allentano la tensione ma non
rendono meno pessimista il tono generale. Vincent, infatti, tenta di
fuggire da una vita irregimentata e dal ruolo sociale che tentano di
disegnargli attorno, ma si rende conto che non si può fuggire, che
dappertutto l’uomo è infelice, e alla fine si arrende all’evidenza
e torna a casa, per ripetere gli stessi gesti all’infinito. Il viaggio
è solo una parentesi che non sembra cambiarlo, se non regalandogli l’amara
consapevolezza dell’impossibilità di un miglioramento. Né sembrano
destinati a miglior sorte i due giovani, che pur riuscendo nella loro
piccola impresa di volare, sembrano solo vivere il momento dell’illusione
e della speranza presto disillusa.
Lunedì mattina
è anche un film che ci restituisce un’immagine
di Venezia finalmente non stereotipata ma volutamente
"sporca", normale: andando a evitare accuratamente i facili
paesaggi patinati a tutto vantaggio della Venezia autentica, compresa la
discesa agli inferi finale di Porto Marghera e dei suoi stabilimenti.
Straordinario nei suoi non rari momenti di purezza, Lunedì mattina
compie allo stesso tempo un’apologia e una messa alla berlina dell’atto
del fumare e del fumatore: gli operai approfittano dell’ultimo momento
utile per fumare prima dell’entrata nella fabbrica solo per poi
tentare continuamente di eludere i divieti e di accendersi una sigaretta
durante il lavoro, piccolo ma importante atto di ribellione.
Andrea
Nobile
Intervista
a Otar Ioseliani
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