IRIS
CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Richard Eyre
Sceneggiatura: Richard Eyre, Scott Wood
Fotografia: Roger Pratt
Scenografia: Gemma Jackson
Costumi: Ruth Myers
Musica: James Horner
Montaggio: Martin Walsh
Prodotto da: Robert Fox, Scott Rudin
(USA, G.B., 2002)
Durata: 90’
Distribuzione cinematografica: Mediafilm
PERSONAGGI
E INTERPRETI
Iris Murdoch giovane: Kate Winslet
John Bayley giovane: Hugh Bonneville
Iris Murdoch: Judi Dench
John Bayley: Jim Broadbent



“Iris”
è il racconto poetico della vita di Iris Murdoch, romanziera e filosofa
inglese, classe 1919, scomparsa nel 1999 a causa del morbo di Alzheimer.
E’ soprattutto il racconto appassionato del suo lungo matrimonio con
John Bayley, apprezzato critico letterario inglese, durato ben 43 anni.
Non è un caso che per scriverne il soggetto e la sceneggiatura il
regista Richard Eyre abbia preso spunto da
due libri che il vedovo scrisse dopo la morte della moglie, una delicata
ed innamorata elegia della donna amata durante tutto il corso della sua
vita. Strutturato su due piani, il passato remoto e quello prossimo, il
film focalizza in particolare la vita della Murdoch negli anni ’50,
proprio all’inizio della relazione con John, e negli anni ’90, nel
difficile momento della scoperta della malattia che l’ha condotta alla
morte.
Utilizzando
a questo scopo un montaggio incrociato che si snoda su tanti particolari
ricorrenti della loro vita insieme e che alterna le atmosfere vitali
degli anni dell’università a quelle della carriera ormai affermata
della scrittrice, definita da tanti “la donna più brillante
d’Inghilterra”. Ma il nodo
centrale del racconto non è la celebrazione filmata della vita di Iris;
è il rapporto speciale che nasce tra due esseri umani, una forma
d’amore rara, la più pura, l’unica che permette di essere uniti
anche come entità separate. E non è neanche un caso che alla fine ad
essere protagonista indiscusso del film sia John, la sua scelta di
restare accanto ad una donna vitale e indecifrabile come Iris, la
fiducia nell’abbandonarsi ad una creatura così distante dal mondo
reale, così nascosta nei suoi universi immaginari fatti di concetti e
di parole.
E
proprio la parola, come massima espressione dell’intelletto umano
durante la giovinezza di Iris, si trasforma poi nel segno massimo del
suo decadimento durante la malattia, quando la sua anima sembra sparire
insieme alla memoria, quasi come un dispetto del destino. La pellicola
ruota tutta intorno alla devozione di John, al suo sentimento che
percepisce l’unione anche dietro la negazione: negazione di Iris
giovane e ribelle di entrare profondamente nel suo mondo, negazione di
Iris malata di comunicare con la lingua che entrambi conoscevano. Raccontato
in modo così realistico da fare male, quasi crudele a volte. E
alla fine del film resta comunque inappagato il desiderio di conoscere
chi si cela dietro la personalità vulcanica e passionale di Iris, il
desiderio di entrare in questi mondi meravigliosi nei quali si rifugia e
dai quali torna, comunque, accanto al suo uomo.
Un film spesso spietato verso lo spettatore,
al quale viene lasciata un’unica possibilità: soffrire di fronte alla
rappresentazione dell’amore e della morte che inevitabilmente si
fondono, partecipare al meraviglioso spettacolo della nascita e del
tramonto di un’unione, accettare l’ineluttabilità della fine. Nel
cast un’intensa Judi Dench ed una sensuale
Kate Winslet, talmente calate nel ruolo di Iris da finire col
somigliarsi, entrambe candidate all’Oscar.