Anno VII - Numero 31 - Marzo 2002

I film del mese


IRIS

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Richard Eyre
Sceneggiatura: Richard Eyre, Scott Wood
Fotografia: Roger Pratt
Scenografia
: Gemma Jackson
Costumi
: Ruth Myers
Musica
: James Horner
Montaggio
: Martin Walsh
Prodotto da
: Robert Fox, Scott Rudin
(USA, G.B., 2002)
Durata
: 90’
Distribuzione cinematografica
: Mediafilm

PERSONAGGI E INTERPRETI

Iris Murdoch giovane: Kate Winslet
John Bayley giovane: Hugh Bonneville
Iris Murdoch: Judi Dench
John Bayley: Jim Broadbent

“Iris” è il racconto poetico della vita di Iris Murdoch, romanziera e filosofa inglese, classe 1919, scomparsa nel 1999 a causa del morbo di Alzheimer. E’ soprattutto il racconto appassionato del suo lungo matrimonio con John Bayley, apprezzato critico letterario inglese, durato ben 43 anni. Non è un caso che per scriverne il soggetto e la sceneggiatura il regista Richard Eyre abbia preso spunto da due libri che il vedovo scrisse dopo la morte della moglie, una delicata ed innamorata elegia della donna amata durante tutto il corso della sua vita. Strutturato su due piani, il passato remoto e quello prossimo, il film focalizza in particolare la vita della Murdoch negli anni ’50, proprio all’inizio della relazione con John, e negli anni ’90, nel difficile momento della scoperta della malattia che l’ha condotta alla morte.

Utilizzando a questo scopo un montaggio incrociato che si snoda su tanti particolari ricorrenti della loro vita insieme e che alterna le atmosfere vitali degli anni dell’università a quelle della carriera ormai affermata della scrittrice, definita da tanti “la donna più brillante d’Inghilterra”. Ma il nodo centrale del racconto non è la celebrazione filmata della vita di Iris; è il rapporto speciale che nasce tra due esseri umani, una forma d’amore rara, la più pura, l’unica che permette di essere uniti anche come entità separate. E non è neanche un caso che alla fine ad essere protagonista indiscusso del film sia John, la sua scelta di restare accanto ad una donna vitale e indecifrabile come Iris, la fiducia nell’abbandonarsi ad una creatura così distante dal mondo reale, così nascosta nei suoi universi immaginari fatti di concetti e di parole. 

E proprio la parola, come massima espressione dell’intelletto umano durante la giovinezza di Iris, si trasforma poi nel segno massimo del suo decadimento durante la malattia, quando la sua anima sembra sparire insieme alla memoria, quasi come un dispetto del destino. La pellicola ruota tutta intorno alla devozione di John, al suo sentimento che percepisce l’unione anche dietro la negazione: negazione di Iris giovane e ribelle di entrare profondamente nel suo mondo, negazione di Iris malata di comunicare con la lingua che entrambi conoscevano. Raccontato in modo così realistico da fare male, quasi crudele a volte. E alla fine del film resta comunque inappagato il desiderio di conoscere chi si cela dietro la personalità vulcanica e passionale di Iris, il desiderio di entrare in questi mondi meravigliosi nei quali si rifugia e dai quali torna, comunque, accanto al suo uomo.
Un film spesso spietato verso lo spettatore, al quale viene lasciata un’unica possibilità: soffrire di fronte alla rappresentazione dell’amore e della morte che inevitabilmente si fondono, partecipare al meraviglioso spettacolo della nascita e del tramonto di un’unione, accettare l’ineluttabilità della fine. Nel cast un’intensa Judi Dench ed una sensuale Kate Winslet, talmente calate nel ruolo di Iris da finire col somigliarsi, entrambe candidate all’Oscar.

Fania Petrelli


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