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HARDBALL
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia : Brian Robbins
Sceneggiatura: John Gatins
Fotografia: Tom Richmond
Scenografia: Jaymes Hinckle
Costumi: Francine
Jamison-Tanchuck
Musica: Mark Isham
Montaggio: Ned Bastille
Prodotto da: Tina Nides, Brian
Robbins, Michael Tollin
(USA, 2001)
Durata: 106'
Distribuzione cinematografica: Eagle
Pictures
PERSONAGGI E INTERPRETI
Conor O'Neil: Keanu Reeves
Elizabeth Wilkes: Diane Lane
Ticky Tobin: John Hawkes
Jefferson Albert Tibbs: Julian Griffith
Matt Hiland: D. B. Sweeney
 
Conor
O’Neill (Keanu Reeves) è uno spiantato
che riesce a dedicarsi con passione solo alle scommesse sportive.
Proprio a causa di questo sua vizio, è sempre in fuga da allibratori
senza molti scrupoli. L’ultima perdita al gioco, però, è
particolarmente forte, tanto da costringere Conor a chiedere aiuto ad un
suo amico d’infanzia, Ticky (John Hawkes),
che gli propone uno scambio: salderà il suo debito se Conor lo
sostituirà come allenatore di una scalcinata squadra di baseball della
lega giovanile, i Kekambas, composta dai ragazzini delle case popolari.
Conor è ben poco disposto verso i bambini, ma accetta l’incarico pur
di tirarsi fuori dai guai. Oltre a dover fare i conti con una squadra
allo sbando, Conor dovrà fronteggiare anche l’insegnante dei suoi
giocatori, la signorina Wilkes (Diane Lane),
e le difficoltà che sono costretti ad affrontare i suoi ragazzi. Ma non
sarà facile, per Conor, liberarsi dalla sua passione per le scommesse e
dai conseguenti guai.
Hardball
si presenta come un classico film per famiglie con prole, dalle emozioni
un po’ preconfezionate ma dalla morale assicurata e abbondante.
D’altra parte il curriculum del regista Brian
Robbins, specializzato in film per bambini e sullo sport,
parrebbe autorizzare questa interpretazione. Niente di più sbagliato. Hardball
è uno straordinario caso di film ibrido, che sembra rispettare
pienamente le regole del cinema di genere solo per confonderle. Se è
vero che la tentazione retorica è quella che sembra avere il
sopravvento (bambini difficili in un quartiere difficile, un
protagonista sulla via della redenzione, il ruolo salvifico attribuito
allo sport e la grande metafora che questo rappresenta, in particolare
nel cinema americano) è anche vero che il film, negli Usa, è stato
sorprendentemente vietato ai minori di 14 anni, che non è esattamente
un bel viatico per un film per famiglie. E in effetti l’inizio è
piuttosto rude, con Reeves (inespressivo come sempre) rappresentato come
un balordo con la scommessa facile e una buona dose di autolesionismo.
Poi forse è la passione di Robbins per il rap e l’hip hop (pure una
delle note più liete del film) a portarlo verso una rappresentazione
alquanto stereotipata del ghetto "all-black" delle case
popolari, che soprattutto nel linguaggio (sia delle canzoni, sia dei
bambini) si allontana non poco dai canoni disneyani. Che di per sé può
anche essere una buona cosa, ma solo se frutto di un intenzione ben
precisa. Cosa che sembra invece mancare a Hardball, che oscilla
pericolosamente tra generi diversi (Robbins trova lo spazio persino per
la commedia romantica) senza mai decidersi, per poi tornare, nel finale,
a rassicurare la famigliola un po’ scettica con un intero tir di
retorica, in pieno spirito post-11 settembre.
Alternando
l’analisi sociale (molto superficiale), l’etica dello sport, il
sogno americano dell’uomo che, per quanto caduto in basso, può sempre
trovare le forze per risorgere e redimersi, con una continua ricerca
dell’emozione, portata avanti con tutti i mezzi, leciti e non, Hardball
è un film sconcertante, difficile da etichettare (per
mancanza di parametri), che pure riesce, nonostante mille difetti e
contraddizioni, a risultare in certo modo compiuto, a testimonianza
forse di una capacità quasi innata di intrattenere che il cinema
americano conserva comunque, anche e soprattutto in film
"minori", senza grandi pretese.
Andrea
Nobile
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