: Medusa
PERSONAGGI E INTERPRETI
Jennings: Alan Bates
Constance Contessa di Trentham: Maggie Smith
Sylvia McCordle: Kristin Scott Thomas
Henry Denton: Ryan Phillippe
Elsie: Emily Watson
Sir William McCordle: Michael Gambon



Gran
Bretagna, novembre 1932: un gruppo di invitati di riguardo si dà
convegno nella sontuosa tenuta di Gosford Park, per l’occasione d’una
battuta di caccia. Ad accoglierli sono sir William, un parvenu che ha
ottenuto la nobiltà dalla giovane consorte, Lady Sylvia e la figlia
Isobel. Tra i molti ospiti convenuti, un americano produttore delle
pellicole di Charlie Chan, un ex-ufficiale economicamente ridotto a mal
partito, un attore alla moda, un’anziana contessa dal fare elegante e
dai motti taglienti, diversi giovani; inoltre, una numerosa servitù
capitanata dal compunto maggiordomo Jennings e dall’austera governante
Wilson. Scossa da ricatti, gelosie e vendette, l’eterogenea compagnia
trascorre giornate divise tra l’ossequio alle convenzioni ed una
malcelata tensione costantemente pronta ad esplodere; sino a che il non
troppo amato padrone di casa viene ritrovato morto, con un pugnale nel
petto...
Detta
così, la trama sembra quella d’un giallo
della tradizione anglosassone: ed in effetti "Gosford
Park", ultima fatica cinematografica del 77enne Robert Altman
appena passata alla Berlinale, assomiglia non poco a certe pellicole di
Guy Hamilton - ad esempio, "Assassinio allo specchio" (1980) o
" Delitto sotto il sole" (1981) - fedeli trasposizioni
schermiche di celebri romanzi di Agatha Christie. Dalla scrittrice
inglese viene certo la descrizione, assieme crudele e divertita, di riti
e miti dell’aristocrazia: come pure il malevolo insinuare che ciascuno
è un potenziale omicida, all’interno d’una società edonistica e
chiusa sino al tanfo quale quella del bel mondo fra i due conflitti
mondiali. Ovviamente, Altman possiede una forte
personalità, è autore di prim’ordine e - vieppiù a
contatto con i generi - lascia il segno:
le annotazioni sulle differenze di classe all’interno della dimora
sono sovente graffianti, magistrale risulta la gestione della dimensione
corale ed esemplare nella sua crudezza lo scioglimento narrativo.
Appena
gravato da un sospetto di manierismo, appesantito da qualche
lungaggine nella seconda parte, il film coniuga
tuttavia in maniera impeccabile le ragioni dello spettacolo e quelle del
buon cinema: nell’assortito cast, spiccano la sempre
formidabile Maggie Smith - nei panni prediletti di un personaggio
amabilmente detestabile - e l’ottimo Alan Bates, perfetto nella
caratterizzazione del servant ligio alle padronali regole del gioco.