: UIP
PERSONAGGI E INTERPRETI
Jake Malloy: Sylvester Stallone
Doc: Kris Kristofferson
Jenny Monroe: Polly Walker
Hank: Tom Berenger
Charlie Hendricks: Charles Dutton
Lenny Jaworsky: Jeffrey Wright

L’agente
FBI Malloy (Sylvester Stallone) è sulle
tracce di un serial-killer che miete vittime nel dipartimento di
polizia. Un giorno il maniaco per colpirlo ne uccide la moglie.
Il Federale per narcotizzare il dolore e il rimorso si ubriaca
quotidianamente. Per salvarlo dal demone dell’alcool un suo superiore
lo invia in Wyoming in un centro di disintossicazione per poliziotti,
una negletta base allestita per la difesa spaziale, obsoleta dopo l’invenzione
dei satelliti. Intorno montagne innevate e tempeste di ghiaccio
(location: Canada). I clienti di questo bunker – un misto tra la nave
"Nostromo" di "Alien" e l’Overlock Hotel di "Shining"
– sono tutti fuori di testa: chi ha tentato di spararsi in faccia (Jeffrey
Wright), chi non ha soccorso in azione un amico, chi è un
tiratore-scelto impazzito per anfetamine, e altri 4 personaggi
consimili. Uno ad uno iniziano a morire, e Stallone deve di nuovo
affrontare il suo incubo.
Il
film inizia come un thriller con un ritmo armonioso. Quando si
trasferisce nella clinica allora la trama oltrepassa la mera citazione: così
emergono smaccati i riferimenti a "La Cosa" di
Carpenter, al citato "Alien" di Scott, persino al terzo della
serie, quello del fumettistico Jeunet, alla tempesta romantica nera e lo
spazio claustrofobico di Kubrick. Ciò detto, l’ispirazione dunque
sopperisce, evocando, e ripetendole prive di un nuovo punto di vista,
immagini e costruzioni drammaturgiche consolidate. Stallone
è tuttavia dignitoso, confermando che quando interpreta il
loser – "Rocky I", "Rambo", - non è effimero come
altrove. Kris Kristofferson per contro è compito: ma di certo né lo
script, né la direzione interpretativa del regista Jim
Gillespie ne hanno ricordato il suo epico esistenzialismo
("I Cancelli del Cielo", di Michael Cimino). Spicca Jeffrey
Whright ("Cavalcando con il diavolo" di Ang Lee) nel film
Lenny Jaworsky, incisivo con il viso deturpato, è quello a cui il
copione riserva le battute migliori, che rendono la caccia all’uomo
all’interno del sanatorio meno prevedibile. In conclusione, con
un cast interessante, Gillespie compone una sequenza filmica prevedibile
e priva di tensione in cui non sviluppa l’ambiguità della
visione, la tenta, ma appare più illogico che affine alla genialità
lisergica di David Linch, che forse desidera echeggiare.