Anno VII - Numero 31 - Marzo 2002

I film del mese


D-TOX

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Jim Gillespie
Sceneggiatura
: Ron Brinkerhoff, dal libro Jitter Joint di Howard Swindle
Fotografia
: Dean Semler
Scenografia
: Gary Wissner
Costumi
: Catherine Adair
Musica
: John Powell
Montaggio
: Steve Mikovich
Prodotto da
: Keren Kehela
(USA, 2002)

Durata
: 90’
Distribuzione cinematografica
: UIP

PERSONAGGI E INTERPRETI

Jake Malloy: Sylvester Stallone
Doc: Kris Kristofferson
Jenny Monroe: Polly Walker
Hank: Tom Berenger
Charlie Hendricks: Charles Dutton
Lenny Jaworsky: Jeffrey Wright

L’agente FBI Malloy (Sylvester Stallone) è sulle tracce di un serial-killer che miete vittime nel dipartimento di polizia. Un giorno il maniaco per colpirlo ne uccide la moglie.
Il Federale per narcotizzare il dolore e il rimorso si ubriaca quotidianamente. Per salvarlo dal demone dell’alcool un suo superiore lo invia in Wyoming in un centro di disintossicazione per poliziotti, una negletta base allestita per la difesa spaziale, obsoleta dopo l’invenzione dei satelliti. Intorno montagne innevate e tempeste di ghiaccio (location: Canada). I clienti di questo bunker – un misto tra la nave "Nostromo" di "Alien" e l’Overlock Hotel di "Shining" – sono tutti fuori di testa: chi ha tentato di spararsi in faccia (Jeffrey Wright), chi non ha soccorso in azione un amico, chi è un tiratore-scelto impazzito per anfetamine, e altri 4 personaggi consimili. Uno ad uno iniziano a morire, e Stallone deve di nuovo affrontare il suo incubo.

Il film inizia come un thriller con un ritmo armonioso. Quando si trasferisce nella clinica allora la trama oltrepassa la mera citazione: così emergono smaccati i riferimenti a "La Cosa" di Carpenter, al citato "Alien" di Scott, persino al terzo della serie, quello del fumettistico Jeunet, alla tempesta romantica nera e lo spazio claustrofobico di Kubrick. Ciò detto, l’ispirazione dunque sopperisce, evocando, e ripetendole prive di un nuovo punto di vista, immagini e costruzioni drammaturgiche consolidate. Stallone è tuttavia dignitoso, confermando che quando interpreta il loser – "Rocky I", "Rambo", - non è effimero come altrove. Kris Kristofferson per contro è compito: ma di certo né lo script, né la direzione interpretativa del regista Jim Gillespie ne hanno ricordato il suo epico esistenzialismo ("I Cancelli del Cielo", di Michael Cimino). Spicca Jeffrey Whright ("Cavalcando con il diavolo" di Ang Lee) nel film Lenny Jaworsky, incisivo con il viso deturpato, è quello a cui il copione riserva le battute migliori, che rendono la caccia all’uomo all’interno del sanatorio meno prevedibile. In conclusione, con un cast interessante, Gillespie compone una sequenza filmica prevedibile e priva di tensione in cui non sviluppa l’ambiguità della visione, la tenta, ma appare più illogico che affine alla genialità lisergica di David Linch, che forse desidera echeggiare.

Luigi Senise


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