Anno VII - Numero 31 - Marzo 2002

I film del mese


ALI

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Michael Mann
Sceneggiatura
: Stephen J. Revele, Christoher Wilkinson, Eric Roth, Michael Mann
Fotografia
: Emmanuel Lubezki
Scenografia
: John Myhre
Costumi
: Marlene Stewart
Musica
: Lisa Gerrad, Pietre Bourke
Montaggio
:William Goldenberg, Stephen Rivkin, Lynzee Klingman
Prodotto da
: Jon Peters, Paul Ardaji, A.Kitman Ho, Michael Mann
(USA, 2001)

Durata
: 156'
Distribuzione cinematografica
: Cecchi Gori

PERSONAGGI E INTERPRETI

Cassius Clay/Muhammad Alì: Will Smith
Drew "Budini" Brown: Jamie Foxx
Howard Cosell: Jon Voight
Malcolm X: Mario Van Peebles
Angelo Dundee: Ron Silver
Howerd Bingham: Jeffrey Wright

Dieci anni nella vita di Cassius Marcellus Clay, nato nel 1942 a Louisville (Kentucky) da modesta famiglia, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma per i pesi mediomassimi, unico pugile al mondo capace di vincere per tre volte il titolo mondiale dei massimi (nel 64’ contro Sonny Liston, nel ‘74 battendo George Foreman, infine nel ‘78, poco prima del definitivo ritiro dall’attività agonistica): un decennio - quello compreso tra il 1964 ed il ‘74 - ricco di fermenti ed avvenimenti, da "A Hard Day’s Night" dei Beatles al rapimento di Patty Hearst, dalla corona vinta a quella riconquistata per uno dei più grandi combattenti d’America, fuori e dentro il ring. 

Non è difficile comprendere cosa possa aver affascinato Michael Mann in una parabola esistenziale di tal fatta: il suo cinema pullula infatti di personaggi che accettano sfide in apparenza perdute, si tratti del detective traumatizzato di "Manhunter" (1986) o di quello iperprofessionale di "Heat" (1995), dell’Hawkeye sospeso tra ragione e dovere de "L’ultimo dei mohicani" (1992) o del Wigand stretto fra etica ed affetti di "The insider" (1999).

Alle prese, stavolta, con una figura di enorme popolarità, il regista chicagoano dà vita ad un "biopic" con pretese affrescali, che intreccia alla vicenda umana e professionale del protagonista molti avvenimenti che resero quel periodo storico particolare ed irripetibile (l’omicidio di Malcolm X, per dir d’una delle pagine più belle): aiutato da contributi tecnici di prim’ordine, Mann conferma le sue maestria sia nelle scene en plein air (la sgroppata per le strade di Kinshasa tra la folla plaudente, ad esempio) sia nelle sequenze di combattimento (si tratta, sicuramente, degli incontri di maggior fisicità e realismo della storia del cinema). Meno convincenti risultano le parentesi incentrate sugli amori del campione, la troppo verbosa sezione dedicata alla conversione di Clay all’Islam (donde l’assunzione del nuovo nome Muhammad Alì), le lungaggini della seconda parte: si tratta di obiezioni rivolte ad un film comunque di classe - cui, sia detto per inciso, l’interpretazione algida di Will Smith toglie non poco - ma certamente non tra i più riusciti d’un cineasta maiuscolo.

Francesco Troiano


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