: Cecchi
Gori
PERSONAGGI E INTERPRETI
Cassius Clay/Muhammad Alì: Will Smith
Drew "Budini" Brown: Jamie Foxx
Howard Cosell: Jon Voight
Malcolm X: Mario Van Peebles
Angelo Dundee: Ron Silver
Howerd Bingham: Jeffrey Wright



Dieci
anni nella vita di Cassius Marcellus Clay, nato nel 1942 a Louisville
(Kentucky) da modesta famiglia, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma
per i pesi mediomassimi, unico pugile al mondo capace di vincere per tre
volte il titolo mondiale dei massimi (nel 64’ contro Sonny Liston, nel
‘74 battendo George Foreman, infine nel ‘78, poco prima del
definitivo ritiro dall’attività agonistica): un decennio - quello
compreso tra il 1964 ed il ‘74 - ricco di fermenti ed avvenimenti, da
"A Hard Day’s Night" dei Beatles al rapimento di Patty
Hearst, dalla corona vinta a quella riconquistata per uno dei più
grandi combattenti d’America, fuori e dentro il ring.
Non
è difficile comprendere cosa possa aver affascinato Michael
Mann in una parabola esistenziale di tal fatta: il suo cinema
pullula infatti di personaggi che accettano sfide in apparenza perdute,
si tratti del detective traumatizzato di "Manhunter" (1986) o
di quello iperprofessionale di "Heat" (1995), dell’Hawkeye
sospeso tra ragione e dovere de "L’ultimo dei mohicani"
(1992) o del Wigand stretto fra etica ed affetti di "The insider"
(1999).
Alle
prese, stavolta, con una figura di enorme popolarità, il regista
chicagoano dà vita ad un "biopic" con pretese affrescali, che
intreccia alla vicenda umana e professionale del protagonista molti
avvenimenti che resero quel periodo storico particolare ed irripetibile
(l’omicidio di Malcolm X, per dir d’una delle pagine più belle):
aiutato da contributi tecnici di prim’ordine, Mann
conferma le sue maestria sia nelle scene en plein air (la
sgroppata per le strade di Kinshasa tra la folla plaudente, ad esempio)
sia nelle sequenze di combattimento (si tratta, sicuramente, degli
incontri di maggior fisicità e realismo della storia del cinema). Meno
convincenti risultano le parentesi incentrate sugli amori del campione,
la troppo verbosa sezione dedicata alla conversione di Clay all’Islam
(donde l’assunzione del nuovo nome Muhammad Alì), le lungaggini della
seconda parte: si tratta di obiezioni rivolte ad un
film comunque di classe - cui, sia detto per inciso, l’interpretazione
algida di Will Smith toglie non poco - ma certamente non tra
i più riusciti d’un cineasta maiuscolo.