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Guerre
Stellari: Lucas e il trionfo dell'infinito
È la
storia di un progetto lungo quasi trent'anni; di una leggenda celebrata
dalla sua stessa ambizione e dall'attaccamento di un pubblico
incalcolabile e fedele. Pensare che, nel 1975, tanto la Universal che la
United Artists rifiutarono la sceneggiatura di "Guerre
Stellari" considerandola dispendiosa e improduttiva. Oggi, con il
beneficio di un consenso che attraversa almeno tre generazioni, la
seconda valutazione diviene oltremodo risibile, nonostante sia difficile
supporre che sin da allora la Fox avesse intravisto, di là dalla vanità
dell’autore e dopo i risultati commerciali del '77, il destino del più
grande successo nella lunga storia del cinema. Più probabilmente, la
casa di produzione si accorse del talento e della determinazione di un
giovane regista. Ora che la nebbia sembra diradarsi, le finalità di
George Lucas rappresentano il loro rigore con maggior chiarezza.
È
necessario ricordare che, in origine, la saga doveva articolarsi in nove
capitoli, vale a dire in tre trilogie congiunte ma autoconclusive, per
condurre al parossismo un itinerario ricorrente nella letteratura epica
e enfatizzare un macrocosmo mitologico pervaso di magnificente coralità:
la prima, doveva ricostruire il passato dei cavalieri Jedi; la seconda,
raccontare la guerra e i personaggi verso cui si era mosso l'antefatto;
la terza, effondendosi dalla trilogia mediana, concludere l'epopea
tragica definendo l'avvenire dei suoi eroi e del mondo che avevano
protetto. Accettando la veridicità di questa premessa sinottica,
diventa ragionevole teorizzare che la prudente strategia di Lucas fosse
rivolta ad articolare l’esalogia – tale rimane, dato che l’ipotesi
dei nove episodi è, al momento, fittizia – cominciando dal nucleo,
dando vita agli eroi, diffondendo i semi del mito che avrebbe
successivamente decorato con due trilogie satellitari. È, infatti, la
composizione mitologica del suo intreccio fiabesco (non a caso sono da
tempo dibattuti i confini del suo rapporto con Il Signore degli Anelli) ad averne condizionato il rapido processo
di trasformazione verso il fenomeno di massa: è, di fatto, la radice
del suo culto.
Resta
da sciogliere un enigma, da accertare quanto il mercante di sogni avesse
previsto tempi di gestazione complessiva tanto lunghi da avvicinarsi
all’insufficienza, qualora nel suo entusiasmo continuasse a
sopravvivere la speranza di una terza trilogia. Attualmente, oltre
qualunque futuro si voglia profetizzare, resta un assunto sgombro da
dubbi, la certezza di una tragedia sovrapponibile all’ordine composito
della catarsi sofoclea, i cui rimandi all’Edipo
Re sono altrettanto evidenti quanto quelli di derivazione
tolkieniana (d’altronde, conosciamo in Lucas un divoratore di
letteratura classica). Nel suo viaggio perpetuo, nello spazio e nel
tempo che contengono l’indeterminatezza della vita in un’eternità
intima ed esteriore, ove gli uomini si combattono lungo un'asse infinita
e ogni immagine allegorica può trovare un giusto senso, già 25 anni fa
si figuravano i presagi della “cronaca di un trionfo annunciato”, e
replicato nel 1997 attraverso il restauro degli episodi IV, V e VI.
In
questo caso, si trattò più che altro di una snaturata ricostruzione,
di una decisiva "riedizione d'autore", come concretizza Maria
Silvia Fiengo in un articolo apparso su "Guida completa a Star Wars:
da Guerre Stellari a La Minaccia Fantasma" (Edizioni Falsopiano,
1999), poiché l'intervento non intendeva limitarsi alla correzione dei
difetti dovuti al tempo e all'usura, ma aspirava ad arricchire la
pellicola originaria con materiale il più delle volte girato ex novo,
sottoponendo l'opera intera ad una riscrittura digitale. Si ha
l'impressione, quasi, che Lucas si fosse ridestato in uno stato d'ansia,
preoccupato che le visibili differenze estetiche tra la saga originaria
ed il suo prequel rimarcassero delle incongruenze sgradevoli e
dissonanti, negando al progetto d'insieme un'indispensabile senso di
continuità. Insinuazioni vaghe, ad ogni modo, scalzate da una verità
trasparente: dall'esistenza, cioè, di un pubblico devoto e settario che
sembra aver fenduto il rischio dell'incoerenza, ancora sedotto, dopo
oltre vent'anni, dal fascino di un leggenda senza frontiere, da un sogno
prezioso e ineguagliato, dall'attesa di una destinazione che coincide
con il traguardo di una vita intera.
Francesco
Russo
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