: BIM
PERSONAGGI E INTERPRETI
Claire:
Sandrine Bonnaire
Pierre: Jacque Gamblin


Una giovane
donna si perde nei ricordi e ripercorre nel morbido fluire dei suoi
pensieri una storia d’amore fugace ed intensa, inevitabile e
intimamente desiderata. Inizia e finisce così il terzo film del
francese Philippe Lioret, con l’immagine
della giovane Claire che attende in macchina l’arrivo del marito e dei
due figli, e ripercorre intenerita e rassegnata un sogno durato lo
spazio di 24 ore. Lei, apprezzata rappresentante farmaceutica, nel corso
di un convegno si imbatte in una divertente compagnia di attori
itineranti che sbarcano il lunario animando matrimoni e conferenze. Tra
loro c’è Pierre, taciturno e misterioso, e tra loro è subito colpo
di fulmine. Per una serie di circostanze Claire resta con la compagnia
fino alla sua partenza e in quelle ore vive l’esperienza meno
prevedibile e più sconvolgente della sua vita. Niente di nuovo,
all’apparenza. Una giovane donna borghese che si concede una parentesi
di trasgressione dalla routine pacata della sua vita consolidata. Un
giovane uomo inquieto e solitario che sembra trovare un momentaneo porto
franco tra le braccia di una solare donna di città.
Eppure non
è solo questo. C’è una sensualità
sottintesa, una fisicità quasi mai manifestata che pervade tutto il
film, che diluisce un incontro di poche ore in attimi
interminabili di silenzi e di sguardi, di parole non dette e di casualità
non casuali. Con una intensità e al tempo medesimo una delicatezza che
nasce dal corpo stesso dei due protagonisti più che dalla storia
raccontata, con uno struggimento e una rassegnazione che ci fanno
sperare di vivere una storia simile e al contempo ci fanno augurare di
non inciamparci mai. Perché la vita di Claire da quel momento non sarà
più la stessa, condotta per mano dal saltimbanco sognatore nello
sconosciuto universo dell’impossibile, del
desiderio, della passione costretta a morire, lontana da quello
che credeva l’unico mondo possibile, dalle sue certezze, dalla sua
famiglia. E lei, quasi passiva, si fa trascinare in un gioco di forze in
cui sfugge chi sia tra i due il vero artefice di uno squarcio di amore
puro, infinito, irripetibile. Poche le parole, moltissimi gli sguardi, i
contatti fisici e i discorsi trattenuti quasi fino alla fine, e infiniti
i primi piani di sorrisi e occhi brillanti dei protagonisti,
privilegiati dal regista per raccontare la storia. Una storia che ci fa
amare una Sandrine Bonnaire solare e morbida,
femminile e vulnerabile e uno Jacques Gamblin
affascinante e penetrante. Un film in cui le intenzioni che sostengono
le azioni sembrano nascondersi travolte dall’ineluttabilità delle
azioni stesse, dall’inevitabilità di una passione che nasce e si
sprigiona al di la’ della volontà dei protagonisti, oltre ogni
convenienza e difesa umana.