Anno VII - Numero 33 - Maggio 2002

I film del mese


LA FIDÉLITÉ

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Andrzej Zulawski 
Fotografia
: Patrick Blossier
Scenografia
: Jean-Vincent Puzos
Costumi
: Caroline de Vivaise
Musica
: Andrzej Korzynski
Montaggio
: Marie-Sophie Dubus
Prodotto da
: Paulo Branco per Gemini Films, Madragoa Filmes
(Francia, Portogallo, 2000)

Durata
: 165'
Distribuzione cinematografica
: Key Films

PERSONAGGI E INTERPRETI

Clélia: Sophie Marceau
Clève: Pascal Gréggory
Némo: Guillaume Canet
Maman: Magali Noël
Edith: Scob

Clélia, è una giovane fotografa di successo, ispirata dal movimento inquieto e indefinito della macchina fotografica. Mentre sua madre cade ammalata, viene ingaggiata da un magnate della stampa scandalistica, Lucien Macroi, per dare lustro al suo gruppo editoriale. Un giorno, cercando dei fiori da fotografare, Clèlia incontra Clève, editore onesto e colto, che si innamora di lei e le chiede immediatamente di sposarlo. Clélia accetta e si sposa, ma la sua fedeltà viene messa a dura prova da un nuovo sentimento per Nemo, giovane professionista dei reportages, scapestrato e ribelle, ma sempre pronto a gettarsi alla ricerca della verità dell’immagine.

Non ci sono dubbi che anche in questo film, Andrzej Zulawski, divenuto celebre con film provocatori quali Possession, La femme publique, e L’amour braque, si sia imposto di superare tutti i limiti cinematografici.
Purtroppo però non vi sono dubbi nemmeno sull’effetto finale, che supera di molto la pazienza dello spettatore. 165 minuti per un polpettone condito di tutto ciò che può venire in mente ad uno scrittore di film. Dal tradimento all’onestà, dall’idealismo al disincanto, dalla corruzione alla purezza, le oscillazioni vertiginose di Zulawski non permettono di cogliere quale sia veramente l’assunto del film. Tutti tradiscono o se stessi o gli altri oppure è in qualche modo possibile rimanere onesti? Si può morire d’amore? Non è lecito rispondere quando la domanda è mal posta. Clèlia e il suo sforzo immane di rimanere fedele ad un uomo che evidentemente non ama, convincono ben poco lo spettatore, che continua ad aspettarsi uno slancio emotivo in un andirivieni di ammiccamenti intellettualoidi.

Il film si risolve nell’essere un noioso omaggio all’abbagliante bellezza di Sophie Marceau, tra l’altro moglie del regista. L’ex bambina de "Il tempo delle mele" sfodera un fascino indiscutibile. Peccato che sia circondata da un manipolo di personaggi inverosimili al punto da risultare fastidiosi: dal bel Nemo, fotoreporter dal fascino tenebroso e dalla vita bohemienne che non guasta mai, al marito colto, devoto, puro, totalmente innamorato, e chi ne ha più ne metta, dall’editore senza scrupoli né morale alla madre ammalata, ex cantante e bellissima. Non si fa mancare proprio nulla il sessantenne regista polacco-francese nemmeno un bel finale ascetico con la Marceau in abiti da monaco tibetano e un bel filmetto di terz’ordine che in televisione rievoca la strampalata storia: giusto per sentirsi un tantino meta cinematografici.

Danila Filippone


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