: Key
Films
PERSONAGGI E INTERPRETI
Clélia: Sophie Marceau
Clève: Pascal Gréggory
Némo: Guillaume Canet
Maman: Magali Noël
Edith: Scob

Clélia,
è una giovane fotografa di successo, ispirata dal movimento inquieto e
indefinito della macchina fotografica. Mentre sua madre cade ammalata,
viene ingaggiata da un magnate della stampa scandalistica, Lucien Macroi,
per dare lustro al suo gruppo editoriale. Un giorno, cercando dei fiori
da fotografare, Clèlia incontra Clève, editore onesto e colto, che si
innamora di lei e le chiede immediatamente di sposarlo. Clélia accetta
e si sposa, ma la sua fedeltà viene messa a dura prova da un nuovo
sentimento per Nemo, giovane professionista dei reportages, scapestrato
e ribelle, ma sempre pronto a gettarsi alla ricerca della verità
dell’immagine.
Non ci sono dubbi che anche
in questo film, Andrzej Zulawski, divenuto celebre con film
provocatori quali Possession, La femme publique, e L’amour
braque, si sia imposto di superare tutti i
limiti cinematografici.
Purtroppo però non vi sono dubbi nemmeno sull’effetto
finale, che supera di molto la pazienza dello spettatore. 165 minuti per
un polpettone condito di tutto ciò che può venire in mente ad uno
scrittore di film. Dal tradimento all’onestà, dall’idealismo al
disincanto, dalla corruzione alla purezza, le
oscillazioni vertiginose di Zulawski non permettono di cogliere quale
sia veramente l’assunto del film. Tutti tradiscono o se
stessi o gli altri oppure è in qualche modo possibile rimanere onesti?
Si può morire d’amore? Non è lecito rispondere quando la domanda è
mal posta. Clèlia e il suo sforzo immane di rimanere fedele ad un uomo
che evidentemente non ama, convincono ben poco lo spettatore, che
continua ad aspettarsi uno slancio emotivo in un andirivieni di
ammiccamenti intellettualoidi.
Il
film si risolve nell’essere un noioso omaggio
all’abbagliante bellezza di Sophie Marceau, tra l’altro
moglie del regista. L’ex bambina de "Il tempo delle mele"
sfodera un fascino indiscutibile. Peccato che sia circondata da un
manipolo di personaggi inverosimili al punto da risultare fastidiosi:
dal bel Nemo, fotoreporter dal fascino tenebroso e dalla vita bohemienne
che non guasta mai, al marito colto, devoto, puro, totalmente
innamorato, e chi ne ha più ne metta, dall’editore senza scrupoli né
morale alla madre ammalata, ex cantante e bellissima. Non si fa mancare
proprio nulla il sessantenne regista polacco-francese nemmeno un bel
finale ascetico con la Marceau in abiti da monaco tibetano e un bel
filmetto di terz’ordine che in televisione rievoca la strampalata
storia: giusto per sentirsi un tantino meta cinematografici.