Anno VII - Numero 33 - Maggio 2002

I film del mese


BEST

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Mary McGuckian
Sceneggiatura
: Mary McGuchian, John Linch
Fotografia
: Witold Stok
Scenografia e Costumi
: Anushia Nieradzik
Musica
: Mark Stevens
Montaggio

Prodotto da
: Mary McGuckian
(UK, 2000)

Durata
: 110’
Distribuzione cinematografica
: Fandango

PERSONAGGI E INTERPRETI

George Best: John Linch
Matt Busby: Ian Bannen
Bobby Charlton: Jerome Flynn
Nobby Stiles: Ian Hart
Annie: Patsy Kensit
Rodney Marsh: Roger Daltrey
Denis Law: Linus Roache

 

 

Un genio: così l’osservatore del Manchester United definisce il ragazzotto George Best mentre gioca nella grigia Belfast. Ha 15 anni. Due anni dopo, George è in prima squadra, nello United. E’ un asso del calcio, è bello, ed è circonfuso da un’aria candida grazie a cui colleziona splendide donne nella swining London. Vince 2 scudetti, la prima Coppa dei Campioni di un team inglese polverizzando per 4 a 1 in finale il Benfica di Eusebio, cinque volte consecutive il titolo di capocannoniere nel campionato inglese, nonché è insignito della ”Scarpa d’oro”. Ma beve: e il film narra l’ascesa e la decadenza di George Best. Da quando segnava goal incredibili per esecuzione tecnica a quando si presentava sbronzo e con le sterline svolazzanti in mano reduce da una nottata al casinò agli allenamenti o si cimentava in risse dentro i locali londinesi del momento per futili motivi o per gelosie potenziate dall’alcool. 

 

E’ ancora vivo, George Best, ha collaborato alla sceneggiatura del film. Ed è un film che non ti aspetti: nel senso che salvo il retorico “Fuga per la vittoria” di Houston, i film sul pianeta calcio non sono mai riusciti, né per la critica né per i botteghini. La regista Mary McGuckian e lo sceneggiatore John Lynch (nei panni inoltre del protagonista) aprono e chiudono il film come “Toro Scatenato” di Martin Scorsese: Best è in uno studio televisivo – invece che in un night-club come De Niro – in cui rievoca il suo passato. E momenti di cristallina poesia: quando George escluso per motivi disciplinari è estromesso dalla squadra per 6 turni e al suo rientro contro lo Stockcity segna 6 goals (record per la Premier inglese), ma non esulta e i compagni non lo abbracciano: metafora in rima baciata con il momento della sua vita che lo vede solo e abbandonato da donne e compagni. Solo il pubblico, vero coro di questa tragedia, lo osanna, allora come ora. O quando – nello stesso match – dopo una segnatura, strizza l’occhio al portiere avversario appena battuto: come dire che lo stato d’animo di George è affine a quello del portiere in terra. O la sequenza in cui George, oramai devastato dall’alcool, rimira dentro un bicchiere da cognac le giocate della sua vita e la musica del pub lascia spazio all’unico fedele amico di George: l’anonimo, caloroso, boato dei supporters dello United. 

 

Impeccabile la ricostruzione della scintillante e lisergica Londra di quegli anni, dai vestiti, alle macchine, ai locali, all’arredamento. Musiche di Roger Daltrey, vocalist degli “Who”, e, nel film, il manager di George, Rodney, e motivi di Rod Stewart e Beach Boys e degli stessi Who. Nel cast: Linus Roache (“Le Ali della colomba”), Ian Hart (“Michael Collins”), l’ex pop-singer Patsy Kensit, il veterano caratterista inglese Ian Bannen, e il protagonista, John Lynch. Che oltre ad esser visibilmente somigliante con il vero George Best esprime uno sguardo ironico e disperato che è l’esatta fotografia del carattere del numero 7 del Manchester United: scanzonato ma consapevole di sopportare il grave e invisibile peso di esser un genio, capace di realizzare in partita senza allenarsi quello che nessuno avrebbe altresì compiuto in un’intera vita di sacrificio. Se c’è un’icona del genio e della sregolatezza nel mondo sportivo, questa è incarnata – prima che da Maradona – dall’esistenza, vissuta sempre come una finale, di George Best da Belfast.

Luigi Senise


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