Anno VII - Numero 33 - Maggio 2002

I film del mese


THE ANNIVERSARY PARTY

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Jennifer Jason Leigh, Alan Cumming
Sceneggiatura
: Jennifer Jason Leigh, Alan Cumming
Fotografia
: John Bailey
Costumi
: Christopher Lawrence
Musica
: Michael Penn
Montaggio
: Carol Littleton, Suzanne Spangler
Prodotto da
: Jennifer Jason Leigh, Alan Cumming, Joanne Sellar
(USA, 2002)

Durata
: 115’
Distribuzione cinematografica
: Medusa Film

PERSONAGGI E INTERPRETI

Joe Therrian: Alan Cumming
Sally Therrian: Jennifer Jason Leigh
Judy Adams: Parker Posey
Sophia Gold: Phoebe Cates
Cal Gold: Kevin Kline
Skye Davidson: Gwyneth Paltrow

Ambientata in un'unica notte, questa pungente foto di gruppo racconta la storia dei coniugi Joe e Sally Therrian, uno scrittore di successo ed un’attrice sul viale del tramonto, alle prese con un festa organizzata per festeggiare diverse occasioni: il sesto anniversario di matrimonio, innanzitutto, che coincide con la loro riconciliazione dopo un anno di doloroso distacco, e la sofferta scelta di mettere su famiglia. Per il grandioso avvenimento, la coppia ha invitato gli amici più intimi, gli ex amanti e persino i bellicosi vicini di casa. Ma un regalo fuori dal comune trasforma la quiete dei festeggiamenti in un delirante gioco al massacro, fatto di dolorose confessioni e crudeli ripicche, che finisce per trascinare questi uomini di successo verso il declino della propria identità. È un piacere scoprire quanto Jennifer Jason Leigh abbia fatto tesoro degli insegnamenti rubati a Robert Altman dopo un’attenta osservazione del suo lavoro. Attrice versatile ed onesta (la cui esperienza passa attraverso i film dei Cohen, di Altman, di Cronenberg e di Hackford) la Leigh dimostra con questo film di nascondere, accanto ad Alan Cumming, la stoffa dell’autore. 

Girato con un ritmo che solo a tratti divaga nel superfluo, The Anniversary Party è un racconto corale di lodevole equilibrio narrativo, stilisticamente sobrio, in cui è evidente il predominio della sceneggiatura. La descrizione di un microcosmo paradigmatico, peculiare della vacua borghesia americana, i cui personaggi si consumano in un labirinto emotivo che li costringe all’antropofagia intellettuale, non rappresenta certamente un’assoluta novità, ma il malizioso tentativo di coniugare un pizzico di teatralità vagamente bergmaniana alla lacerante ironia di Robert Altman, accentando entrambe e senza fastidiose stonature con l’insolenza di Blake Edwards (ripetutamente citato dai riferimenti a “Hollywood Party”), rivela un incastro inaspettatamente eccentrico ed efficace, il cui successo è dovuto in primo luogo al coinvolgimento e alla dedizione di un cast che accetta di recitare sopra le righe con risultati sublimi. Non solo i due ispirati autori ed interpreti, quindi, ma anche Kevin Kline, la recuperata Phoebe Cates (“Gremlins”), Gwyneth Paltrow, Parker Posey e tutti gli altri si dedicano con eleganza al ritratto di questo raffinato procedimento di autodistruzione, dominato da un’ostinata circolarità, miraggio del cinema nel cinema, ove i protagonisti divorano se stessi e chiunque li sfiori senza alcuna compassione, accettando umilmente di porsi, parzialmente e con le eccezioni del caso, davanti ad un feroce specchio.

Francesco Russo


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