THE
ANNIVERSARY PARTY
CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Jennifer Jason Leigh, Alan Cumming
Sceneggiatura: Jennifer Jason Leigh, Alan Cumming
Fotografia: John Bailey
Costumi: Christopher Lawrence
Musica: Michael Penn
Montaggio: Carol Littleton, Suzanne Spangler
Prodotto da: Jennifer Jason Leigh, Alan Cumming, Joanne Sellar
(USA, 2002)
Durata: 115’
Distribuzione cinematografica: Medusa Film
PERSONAGGI E INTERPRETI
Joe Therrian: Alan Cumming
Sally Therrian: Jennifer Jason Leigh
Judy Adams: Parker Posey
Sophia Gold: Phoebe Cates
Cal Gold: Kevin Kline
Skye Davidson: Gwyneth Paltrow



Ambientata
in un'unica notte, questa pungente foto di gruppo racconta la storia dei
coniugi Joe e Sally Therrian, uno scrittore di successo ed un’attrice
sul viale del tramonto, alle prese con un festa organizzata per
festeggiare diverse occasioni: il sesto anniversario di matrimonio,
innanzitutto, che coincide con la loro riconciliazione dopo un anno di
doloroso distacco, e la sofferta scelta di mettere su famiglia. Per il
grandioso avvenimento, la coppia ha invitato gli amici più intimi, gli
ex amanti e persino i bellicosi vicini di casa. Ma un regalo fuori dal
comune trasforma la quiete dei festeggiamenti in un delirante gioco al
massacro, fatto di dolorose confessioni e crudeli ripicche, che finisce
per trascinare questi uomini di successo verso il declino della propria
identità. È un piacere scoprire quanto Jennifer
Jason Leigh abbia fatto tesoro degli insegnamenti rubati a Robert
Altman dopo un’attenta osservazione del suo lavoro. Attrice
versatile ed onesta (la cui esperienza passa attraverso i
film dei Cohen, di Altman, di Cronenberg e di Hackford) la
Leigh dimostra con questo film di nascondere, accanto ad Alan Cumming,
la stoffa dell’autore.
Girato
con un ritmo che solo a tratti divaga nel superfluo, The
Anniversary Party è un racconto corale di lodevole equilibrio narrativo,
stilisticamente sobrio, in cui è evidente il predominio della
sceneggiatura. La descrizione di un microcosmo paradigmatico, peculiare
della vacua borghesia americana, i cui personaggi si consumano in un
labirinto emotivo che li costringe all’antropofagia intellettuale, non
rappresenta certamente un’assoluta novità, ma il malizioso tentativo
di coniugare un pizzico di teatralità vagamente bergmaniana alla
lacerante ironia di Robert Altman, accentando entrambe e senza
fastidiose stonature con l’insolenza di Blake Edwards (ripetutamente
citato dai riferimenti a “Hollywood Party”), rivela un incastro
inaspettatamente eccentrico ed efficace, il cui successo è dovuto in
primo luogo al coinvolgimento e alla dedizione di un
cast che accetta di recitare sopra le righe con risultati sublimi.
Non solo i due ispirati autori ed interpreti, quindi, ma anche Kevin
Kline, la recuperata Phoebe Cates
(“Gremlins”), Gwyneth Paltrow, Parker
Posey e tutti gli altri si dedicano con eleganza al ritratto di
questo raffinato procedimento di autodistruzione, dominato da
un’ostinata circolarità, miraggio del cinema nel cinema, ove i
protagonisti divorano se stessi e chiunque li sfiori senza alcuna
compassione, accettando umilmente di porsi, parzialmente e con le
eccezioni del caso, davanti ad un feroce specchio.
Francesco
Russo