Anno VII - Numero 35 - Luglio 2002

Anteprima


MINORITY REPORT

Dagli Stati Uniti Enrique Ochoa

L'ultimo ed affascinante film di Steven Spielberg è la migliore dimostrazione che l'arte di questo straordinario regista si sviluppa e perfeziona durante gli anni. Nel caso di Minority Report Spielberg è stato infatti capace di plasmare il materiale a disposizione che nelle mani di qualsiasi altro regista sarebbe divenuto un mero film d'azione ambientato nel futuro.
Basato su un racconto di Philip K. Dick Minority Report ci trasporta a Washington D. C. nell'anno 2054 dove il crimine è praticamente scomparso grazie a tre preveggenti arruolati nella polizia ed in grado di anticipare ogni misfatto prima che accada. Un progetto speciale, dunque, che ha permesso di ridurre la criminalità a livello zero perché tutto può essere previsto e quindi anticipato. All'inizio del film Tom Cruise, nei panni di John Anderton, capo del Dipartimento Pre-Crimine, viene incaricato di una missione particolare. Questa parte introduttiva è la più tradizionale del film ma la sensazione di dejâ vu scompare immediatamente allorquando Cruise stesso si vede sospettato di un omicidio che dovrebbe commetter nel futuro ed è costretto a scappare. Da questo momento il film decolla ad altezze insospettate ed incomincia uno dei migliori film d'avventura di tutti i tempi. 

Il futuro è così solo un pretesto per sviluppare una storia dove i riferimenti alla propria opera e a quella di Hitchcock diventano essenziali. Attenzione però riferimenti, non omaggi, perché Spielberg ormai è nell'empireo dei grandi registi. Esempi di citazione sono North by Northwest (Intrigo Internazionale), con il tema dell'innocente in fuga mentre il suo nome appare su tutti i giornali; oppure Rear Window (La finestra sul cortile) con la macchina da presa che ci rivela la vita della gente all'interno di un edificio; ma c'è anche un omaggio a Star Wars Episode II con l'inseguimento tra due macchine volanti. Nozze felici tra due grandi (Spielberg e Lucas) che condividono l'amore per il cinema e la tecnologia. Ma il riferimento principale di "Minority Report" è al meraviglioso A. I.. Senza questa precedente esperienza "Minority Report" somiglierebbe ad un film di James Cameron. La struttura del suo ultimo film, invece, è ad episodi (come d'altra parte quella di A. I.), un po' alla maniera di Fellini. Ci piace ricordare la sequenza degli oracoli in una casa popolata di piante che si muovono, oppure la scena (degna dei fratelli Cohen) incentrata sul chirurgo plastico che, andato in rovina, può operare in maniera rudimentale solo con la colla. Questi e tanti altri momenti sono come gemme che compongono il film. C'è anche il Grand Guignol ed un piccolo omaggio a Kubrick (in fondo "Minority report" è più kubrickiano di "A. I.") laddove il pessimismo kubrickiano si modella nell'universo spielberghiano. 

Come sempre l'incomparabile John Williams si unisce all'impresa creando una classica e stimolante colonna sonora, avvalendosi anche di Bach e Beethoven in un paio di scene chiave (altro riferimento a Kubrick che non potrà passare inosservato tra i cinefili). 
Minority Report è il miglior film del 2002 che a questo punto della carriera di Spielberg non ci lascia stupiti ma soltanto in fremente attesa della sua prossima opera. 

Steven Spielberg: Rapporto di maggioranza

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura
: Scott Frank e Jon Cohen, da un racconto di Philip K. Dick
Fotografia
: Janusz Kaminsky
Scenografia
: Alex McDowell
Costumi
: Deborah Lynn Scott
Musica
: John Williams
Montaggio
: Michale Kahn
Prodotto da
: Jan De Bont, Bonnie Curtis, Gerald R. Molen, Walter F. Parkes
(USA, 2002)

Durata
: 145'
Distribuzione cinematografica
: 20th Century Fox

PERSONAGGI E INTERPRETI

John Anderton: Tom Cruise
Danny Witwer: Collin Farrell
Lamar Burgess: Max Von Sidow
Agatha: Samantha Morton


Acquista i libri, i video e le colonne sonore dei film di cui abbiamo parlato su Amazon.com, il più fornito negozio interattivo della rete!

Search: Enter keywords...

logo.gif (1915 bytes)