|
WINDTALKERS
CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: John Woo
Sceneggiatura: John Rice, Joe Batter
Fotografia: Jeffrey Kimball
Scenografia: Holger Gross
Costumi: Shelley Cowan, Jorge Gonzalez, Brian Callahan
Musica: James Horner
Montaggio: Steven Kemper
Prodotto da: John Woo, Terence Chang, Tracie Graham, Alison
Rosenzweig
(USA, 2002)
Durata: 133’
Distribuzione cinematografica: 01 Distribution
PERSONAGGI E INTERPRETI
Joe Enders: Nicolas Cage
Ox Henderson: Christian Slater
Charlie Whitehorse: Roger Willie
Ben Yahzee: Adam Beach
Rita: Frances O'Connor
  
1944,
battaglia di Saipan. I marines Joe Enders e Ox Anderson sono assegnati
alla protezione dei code talkers Ben Yahzee e Charlie Whitehorse,
indiani Navajo selezionati tra i centinaia reclutati a partire dal 1942,
e addestrati a usare un codice militare segreto basato sulla loro lingua
madre. Gli ordini sono di garantirne la sicurezza ma, qualora uno di
loro cadesse nelle mani del nemico, di proteggere il codice ad ogni
costo. Inaspettatamente, combattendo insieme gli uomini imparano a
superare l'iniziale diffidenza reciproca legando tra loro, fedeli ai
valori del cameratismo. Nonostante il loro rapporto si arricchisca delle
lezioni che entrambi i mondi assimilano l'uno dall'altro, d'improvviso
le circostanze costringono i due marines ad affrontare il loro tragico
dilemma: se non riusciranno a proteggere i loro commilitoni, fino a dove
dovranno spingersi per proteggere il codice?
In
questo film, il cinema di John Woo riafferma la
centralità dei corpi con tanta aggressività come forse non
accadeva dalla fine delle sue esperienze in patria. Devoto alla norme
espressive di Sam Peckinpah, il regista
cinese ha maturato, attraverso anomali capolavori come “A better
tomorrow I e II”, “Hard boiled” e “Bullet in the head”, uno
stile capace di mettere in scena la violenza tingendola di melodramma,
ove la morte e la vita si amalgamano sullo schermo con coerenza,
partecipazione e ripugnanza. Tanta fedeltà nel ritrarre le repulsive
ferite di un uomo devastato da un'arma da fuoco, è traccia in John Woo
di ricordi indelebili legati ad una dolorosa adolescenza, così come in
Peckinpah è testimonianza di
un'eredità accumulata nelle sue esperienze di guerra: per questo, il
sangue pulsa come un simulacro della vita nei corpi dei loro personaggi,
mentre l'immaginazione dell'osservatore si ravviva nelle immagini di
morte catturate dai film, allontanandolo dalla finzione.
Presa
coscienza di questi caratteri stilistici, di per sé sufficienti a
motivare una struttura, non si può insinuare che “Windtalkers”
commetta il peccato di tradirli; anzi, sembra piuttosto riaffermarli
nella claustrofobia degli spazi e nel realismo ostentato delle
mutilazioni. Per contro, va imputato al film
l'asservimento ad una sceneggiatura esile, che scivola spesso in
un’ingenua retorica. Non che il cinema di Woo non avesse
lasciato intuire questa debolezza, ma l’autore era riuscito a
mantenere equilibrio tra forma e contenuto misurandosi fino ad ora con
un immaginario prettamente cinematografico. Da un certo punto di vista,
Windtalkers prova ulteriormente che far coincidere cronaca e melò sia
un’ambizione frenata da un procedimento complesso, raramente
realizzabile. Per questi singoli contrasti, diventano giustificabili le
nette divisioni che hanno acceso, in America, il dibattito circa i
meriti e i demeriti della pellicola, poiché tanto
è solida la sua composizione estetica, tanto è debole lo sviluppo
narrativo dell’azione. Ma è evidente allo stesso tempo che
non bastino i suoi difetti - inclusa un’indecisa recitazione di Nicholas
Cage che sfibra la disposizione antieroica del personaggio - a
demolirne lo straordinario impatto visivo,
entro cui si agita ancora l’energia di un talento vivace (al quale
finanche il cinema di Takeshi Kitano deve molto) e lontano
dall’estinguersi. Soddisfi o meno.
Francesco
Russo
Speciale
Windtalkers
Acquista
i libri, i video e le colonne sonore dei film di cui abbiamo parlato su Amazon.com,
il più fornito negozio interattivo della rete!
|