Anno VII - Numero 35 - Luglio 2002

I film del mese


WINDTALKERS

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: John Woo
Sceneggiatura
: John Rice, Joe Batter
Fotografia
: Jeffrey Kimball
Scenografia
: Holger Gross
Costumi
: Shelley Cowan, Jorge Gonzalez, Brian Callahan
Musica
: James Horner
Montaggio
: Steven Kemper
Prodotto da
: John Woo, Terence Chang, Tracie Graham, Alison Rosenzweig
(USA, 2002)

Durata
: 133’
Distribuzione cinematografica
: 01 Distribution

PERSONAGGI E INTERPRETI

Joe Enders: Nicolas Cage
Ox Henderson: Christian Slater
Charlie Whitehorse: Roger Willie
Ben Yahzee: Adam Beach
Rita: Frances O'Connor

1944, battaglia di Saipan. I marines Joe Enders e Ox Anderson sono assegnati alla protezione dei code talkers Ben Yahzee e Charlie Whitehorse, indiani Navajo selezionati tra i centinaia reclutati a partire dal 1942, e addestrati a usare un codice militare segreto basato sulla loro lingua madre. Gli ordini sono di garantirne la sicurezza ma, qualora uno di loro cadesse nelle mani del nemico, di proteggere il codice ad ogni costo. Inaspettatamente, combattendo insieme gli uomini imparano a superare l'iniziale diffidenza reciproca legando tra loro, fedeli ai valori del cameratismo. Nonostante il loro rapporto si arricchisca delle lezioni che entrambi i mondi assimilano l'uno dall'altro, d'improvviso le circostanze costringono i due marines ad affrontare il loro tragico dilemma: se non riusciranno a proteggere i loro commilitoni, fino a dove dovranno spingersi per proteggere il codice?

In questo film, il cinema di John Woo riafferma la centralità dei corpi con tanta aggressività come forse non accadeva dalla fine delle sue esperienze in patria. Devoto alla norme espressive di Sam Peckinpah, il regista cinese ha maturato, attraverso anomali capolavori come “A better tomorrow I e II”, “Hard boiled” e “Bullet in the head”, uno stile capace di mettere in scena la violenza tingendola di melodramma, ove la morte e la vita si amalgamano sullo schermo con coerenza, partecipazione e ripugnanza. Tanta fedeltà nel ritrarre le repulsive ferite di un uomo devastato da un'arma da fuoco, è traccia in John Woo di ricordi indelebili legati ad una dolorosa adolescenza, così come in Peckinpah è testimonianza  di un'eredità accumulata nelle sue esperienze di guerra: per questo, il sangue pulsa come un simulacro della vita nei corpi dei loro personaggi, mentre l'immaginazione dell'osservatore si ravviva nelle immagini di morte catturate dai film, allontanandolo dalla finzione.

Presa coscienza di questi caratteri stilistici, di per sé sufficienti a motivare una struttura, non si può insinuare che “Windtalkers” commetta il peccato di tradirli; anzi, sembra piuttosto riaffermarli nella claustrofobia degli spazi e nel realismo ostentato delle mutilazioni. Per contro, va imputato al film l'asservimento ad una sceneggiatura esile, che scivola spesso in un’ingenua retorica. Non che il cinema di Woo non avesse lasciato intuire questa debolezza, ma l’autore era riuscito a mantenere equilibrio tra forma e contenuto misurandosi fino ad ora con un immaginario prettamente cinematografico. Da un certo punto di vista, Windtalkers prova ulteriormente che far coincidere cronaca e melò sia un’ambizione frenata da un procedimento complesso, raramente realizzabile. Per questi singoli contrasti, diventano giustificabili le nette divisioni che hanno acceso, in America, il dibattito circa i meriti e i demeriti della pellicola, poiché tanto è solida la sua composizione estetica, tanto è debole lo sviluppo narrativo dell’azione. Ma è evidente allo stesso tempo che non bastino i suoi difetti - inclusa un’indecisa recitazione di Nicholas Cage che sfibra la disposizione antieroica del personaggio - a demolirne lo straordinario impatto visivo, entro cui si agita ancora l’energia di un talento vivace (al quale finanche il cinema di Takeshi Kitano deve molto) e lontano dall’estinguersi. Soddisfi o meno.

Francesco Russo

Speciale Windtalkers


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