SHAFT
CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: John Singleton
Sceneggiatura: Richard Price, John Singleton, Shane Salerno
Fotografia: Donald E. Thorin
Scenografia: Patrizia Von Brandenstein
Costumi: Ruth Carter
Musica: David Arnold, Isaac Hayes
Montaggio: John Bloom
Prodotto da: Scott Rudin, John Singleton
(USA, 2000)
Durata: 99’
Distribuzione cinematografica: 01 Distribution
PERSONAGGI E INTERPRETI
John Shaft: Samuel L. Jackson
Carmen: Vanessa Williams
Peoples Hernandez: Jeffrey Wright
Walter: Christian Bale
Rasaan: Busta Rhymes



John
Shaft, nipote del leggendario ed omonimo detective privato, è un
poliziotto dai modi duri, un risoluto giustiziere che veste di nero e fa
sfoggio di rilucenti armi da fuoco. Il suo ultimo caso inizia con
l'omicidio di uno studente afroamericano, colpito a morte dal ricco
rampollo di una potente famiglia newyorkese che si avvale di tutte le
sue conoscenze per evitare al figlio un regolare processo. Dopo due
anni, però, l'incauto assassino torna in città convinto che il suo
viaggio sia avvolto dal segreto, ma Shaft, con straordinario tempismo,
smaschera l'inganno riuscendo a catturarlo: per breve tempo, ad ogni
modo, perché il giovane viene rilasciato dopo un'iniqua sentenza.
L'unica opportunità d'incastrarlo è rappresentata da una testimone
latitante, il cui ritrovamento diventerà per Shaft il più
ossessionante obiettivo in una vita al servizio della legge. Intanto,
alla lista dei suoi nemici si aggiunge un pericoloso e sanguinario
spacciatore ispanico.
Onesto
e riguardoso remake del classico blaxploitation datato 1971,
“Shaft” è un buon action movie,
una parentesi di qualità nella deludente carriera di John
Singleton. Ed in effetti, ben poco potrebbe la sua forma invalsa,
di per sé insufficiente, se non fosse assistita dal montaggio esperto
di John Bloom (vincitore di un oscar con
“Gandhi” e candidato per “Chorus Line”), capace di scandire un
ritmo televisivo che restituisce la pellicola agli anni in cui affonda
le radici, privo di sincopi, ma suggestivo ed avvincente pur scegliendo
di assecondare senza artifici il prevedibile svolgimento del film. La
sua storia gradevolmente iconografica, gremita con compiacimento
d’ingredienti ereditati dalla cultura estetica degli anni ’70,
riesce comunque a contaminarsi dei topoi diffusi nel cinema d’azione
contemporaneo, di sparatorie ed inseguimenti durante i quali il talento
di Samuel L. Jackson esprime, senza cadute,
la favolistica inalterabilità del suo personaggio, con la
consapevolezza di chi ha imparato a vestire i panni di uomini che
portano al parossismo il concetto di finzione. Dalle cadenze
all’abbigliamento, il suo rinnovato Shaft occupa e completa ogni
inquadratura, avvicinandosi alle trasformazioni necessarie ad appagare
l’esigente estetismo del pubblico. Con i brani originali riarrangiati
dallo stesso Isaac Hayes, autore nel '71 di quella che sarebbe divenuta
una tra le più popolari colonne sonore del cinema americano, il film
definisce ulteriormente il suo carattere evocativo, furbesco e conforme
alle necessità di un cinema preordinato, che non vuol altro se non
divertire. Ci sembra, in fin dei conti, che vi riesca a perfezione,
riservando inaspettatamente alcune piacevoli sorprese.