CAST
TECNICO ARTISTICO
Sceneggiatura e Regia: Paul W.S. Anderson
Fotografia: David Johnson
Scenografia: Richard Bridgland
Costumi: Richard Bridgland
Musica: Marco Feltrami, Marilyn Manson
Montaggio: Alexander Berner
Prodotto da: Bernd Eichinger, Samuel Madida, Jeremy Bolt, Paul
W.S. Anderson
(USA;
2002)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: Columbia TrisTar Films
Italia
PERSONAGGI
E INTERPRETI
Alice:
Milla Jovovich
Rain: Michelle Rodriguez
Clarence: Jaymes Butler
Matt: Eric Mabius
Kaplan: Martin Crewes

La
Regina Rossa è il cervello elettronico al controllo dell'Alveare, un
gigantesco laboratorio sotterraneo gestito dalla multinazionale Umbrella
Corporation, che conduce al suo interno misteriosi esperimenti genetici.
In seguito ad un oscuro evento, la Regina Rossa sembra impazzire e senza
preavviso uccide tutti i dipendenti del laboratorio, sigillandoli e
avvelenandoli tra le sue mura. Saranno gli agenti Alice e Rain, insieme
ai compagni e ad un reparto delle truppe d'assalto, a dover indagare
sull'accaduto mentre tentano di recuperare un pericoloso virus. Ma per
loro, nascosta da una quiete apparente, tra i corridoi ed i trabocchetti
dell'Alveare sarà in attesa un'orribile verità. Al pari di "Tomb
Raider", il caso 'Resident evil' potrebbe introdurre interessanti
motivi nell'indagine sui nuovi percorsi del metalinguaggio: scelta
come referente, la sintassi cinematografica viene decrittata e
ricomposta durante la realizzazione del videogioco per tornare, dopo che
lo stesso ha conquistato l'identificazione di una propria grammatica, di
nuovo al cinema, ove celebra la popolarità acquisita.
Vale
a dire che i due linguaggi s'intersecano rivolgendosi l'uno
all'altro, nello sforzo di chiarire i termini di una ricerca estetica
e nell'applicazione di un metodo che la legittimi esprimendone la
funzionalità: un'aspirazione formale che ambisce a trasformarsi in un
procedimento autarchico e a cui, conseguendo un risultato più o meno
convincente, fino ad ora sembra essersi avvicinato solo "Final
Fantasy: The spirits within" di Sakaguchi e Sakakibara, unico
estraneo alla tentazione di concentrarsi su punti di riferimento
esclusivamente rivolti allo spettatore-giocatore, bersaglio in cui, il
più delle volte, questi film si estinguono. Il regista Paul W.S.
Anderson (già autore peraltro di "Mortal
Kombat"), invece, combinando ricorrenze e dettagli attribuibili ad
ognuno dei tre episodi della saga ludica, realizza un horror dinamico ma
dottrinario, chiamando ripetutamente in causa, quasi a soccorrerlo, le
più celebri pellicole ingenerate nel cannibalismo degli zombi romeriani,
spogliandole tuttavia del loro gotico richiamo.
Da
Romero, a Fulci, a Carpenter, il film accumula nel suo calderone gli
assi portanti del cinema di genere ritagliandone per intero alcune
soluzioni, allo scopo di coprire le evidenti carenze strutturali del suo
soggetto. "Resident evil" inizia catturando l'attenzione, in
attesa di mostrare sviluppi dopo un promettente antefatto, ma si
abbandona ad un ritmo convulso sconosciuto anche alle atmosfere del
gioco, mentre i protagonisti (Milla Jovovich in testa) si dispongono
sullo schermo come caricature stilizzate dei loro modelli digitali.
Spesso, le trasformazioni a cui il cinema va incontro attraversano vaste
zone d'ombra, entro le quali finiscono col dissolversi, inevitabilmente
inghiottiti, infecondi progetti come questo.