Anno VII - Numero 35 - Luglio 2002

I film del mese


RESIDENT EVIL

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Paul W.S. Anderson
Fotografia: David Johnson
Scenografia: Richard Bridgland
Costumi: Richard Bridgland
Musica: Marco Feltrami, Marilyn Manson
Montaggio: Alexander Berner
Prodotto da: Bernd Eichinger, Samuel Madida, Jeremy Bolt, Paul W.S. Anderson
(USA; 2002)
Durata: 100'
Distribuzione cinematografica: Columbia TrisTar Films Italia

PERSONAGGI E INTERPRETI

Alice: Milla Jovovich
Rain: Michelle Rodriguez
Clarence: Jaymes Butler
Matt: Eric Mabius
Kaplan: Martin Crewes

La Regina Rossa è il cervello elettronico al controllo dell'Alveare, un gigantesco laboratorio sotterraneo gestito dalla multinazionale Umbrella Corporation, che conduce al suo interno misteriosi esperimenti genetici. In seguito ad un oscuro evento, la Regina Rossa sembra impazzire e senza preavviso uccide tutti i dipendenti del laboratorio, sigillandoli e avvelenandoli tra le sue mura. Saranno gli agenti Alice e Rain, insieme ai compagni e ad un reparto delle truppe d'assalto, a dover indagare sull'accaduto mentre tentano di recuperare un pericoloso virus. Ma per loro, nascosta da una quiete apparente, tra i corridoi ed i trabocchetti dell'Alveare sarà in attesa un'orribile verità. Al pari di "Tomb Raider", il caso 'Resident evil' potrebbe introdurre interessanti motivi nell'indagine sui nuovi percorsi del metalinguaggio: scelta come referente, la sintassi cinematografica viene decrittata e ricomposta durante la realizzazione del videogioco per tornare, dopo che lo stesso ha conquistato l'identificazione di una propria grammatica, di nuovo al cinema, ove celebra la popolarità acquisita. 

Vale a dire che i due linguaggi s'intersecano rivolgendosi l'uno all'altro, nello sforzo di chiarire i termini di una ricerca estetica e nell'applicazione di un metodo che la legittimi esprimendone la funzionalità: un'aspirazione formale che ambisce a trasformarsi in un procedimento autarchico e a cui, conseguendo un risultato più o meno convincente, fino ad ora sembra essersi avvicinato solo "Final Fantasy: The spirits within" di Sakaguchi e Sakakibara, unico estraneo alla tentazione di concentrarsi su punti di riferimento esclusivamente rivolti allo spettatore-giocatore, bersaglio in cui, il più delle volte, questi film si estinguono. Il regista Paul W.S. Anderson (già autore peraltro di "Mortal Kombat"), invece, combinando ricorrenze e dettagli attribuibili ad ognuno dei tre episodi della saga ludica, realizza un horror dinamico ma dottrinario, chiamando ripetutamente in causa, quasi a soccorrerlo, le più celebri pellicole ingenerate nel cannibalismo degli zombi romeriani, spogliandole tuttavia del loro gotico richiamo. 

Da Romero, a Fulci, a Carpenter, il film accumula nel suo calderone gli assi portanti del cinema di genere ritagliandone per intero alcune soluzioni, allo scopo di coprire le evidenti carenze strutturali del suo soggetto. "Resident evil" inizia catturando l'attenzione, in attesa di mostrare sviluppi dopo un promettente antefatto, ma si abbandona ad un ritmo convulso sconosciuto anche alle atmosfere del gioco, mentre i protagonisti (Milla Jovovich in testa) si dispongono sullo schermo come caricature stilizzate dei loro modelli digitali. Spesso, le trasformazioni a cui il cinema va incontro attraversano vaste zone d'ombra, entro le quali finiscono col dissolversi, inevitabilmente inghiottiti, infecondi progetti come questo.

Francesco Russo


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