CAST TECNICO
ARTISTICO
Regia: John Dahl
Sceneggiatura: Clay Tarver, J.J. Abrams
Fotografia: Jeffrey Jur
Scenografia: Rob Pearson
Costumi: Terry Dresbach
Musica: Marco Beltrami
Montaggio: Eric L. Beason, Scott Chestnut, Todd E. Miller, Glen
Scantlebury
Prodotto da: J. J. Abrams, Chris Moore
(USA, 2001)
Durata: 94’
Distribuzione cinematografica: Medusa
PERSONAGGI E INTERPRETI
Fuller: Steve Zhan
Lewis: Paul Walker
Venna: Leelee Sobieski



L’estate del giovane
studente Lewis è alle porte e il viaggio dal college verso casa sta per
iniziare. Per l’occasione Lewis decide di invitare anche Venna, amica
di infanzia della quale è da sempre segretamente innamorato. Prima
della partenza scopre che suo fratello Fuller, maggiore e scavezzacollo,
è in stato di arresto per ubriachezza nel carcere di Salt Lake City. La
cittadina, a poche miglia, è sulla strada verso casa, e lui ne
approfitta per pagargli la cauzione. Neanche a dirlo il terzo incomodo
si unisce alla coppia, e per ringraziare il fratellino acquista per lui
una radio CB da installare sulla macchina. Ma dalle onde corte di uno
strumento ormai in disuso si diffonde poco dopo la voce di “Chiodo
Arrugginito”, ignoto camionista coinvolto in uno scherzo pericoloso
dai due fratelli. Fingendosi la voce suadente di una donna, “Caramellina”,
i fratelli gli danno un appuntamento al quale però non si presentano.
Con inimmaginabili conseguenze per i tre sventurati.
Parte da una burla il nuovo
thriller di John Dahl, già autore di pellicole di genere come “Red
Rock West” e “L’ultima seduzione” e resta avvolto da una fitta
trama di ironia mescolata a terrore per tutto il suo svolgimento. Se per
citazione resta inevitabile associarlo al terrifico “The hitcher”,
già foriero di pura violenza sulle calde strade che attraversano gli
sconfinati paesaggi statunitensi, il film riallaccia, dopo una lunga
pausa, il filone dell’horror per teen agers in puro stile anni Ottanta
nel quale si passa, con declinata tensione, dalla tranquilla camera di
un college americano alle lunghe strisce nere d’asfalto di una notte
estiva. Pur cedendo ad alcune ingenuità narrative – una strada senza
uscita, un rosso fisso sull’indicatore della benzina, l’accensione
della macchina difettosa con il camion killer alle spalle – il film
riesce nel tentativo di creare una suspence ben calibrata, alternando
picchi di vera tensione -come
negli inseguimenti e le fughe lungo le strade – a momenti in cui la
storia viaggia sulle onde radio del CB, dalla voce minacciosa del
temibile camionista senza
volto, tanto per restare nelle migliore delle tradizioni. Intuibili i
colpi di scena in alcuni casi, ma non tanto da smorzare il sottile velo
di paura che pervade tutta la narrazione e fantasioso l’umorismo che
giunge di tanto in tanto a rinfrancare lo spettatore.
Anche Dahl, come tanti altri
registi prima di lui, cede al misterioso fascino di creare un thriller
“on the road” e lo fa sfruttando la migliore ambientazione
possibile: le lunghe linee dritte che tagliano l’America in lungo e in
largo, deserte per chilometri, costellate qui e la’ dai neon dei motel
a ore, completamente abbandonate da ogni tipo di sorveglianza e
sicurezza. Bravi e freschi anche i giovani attori, in particolare
Steve Zhan nel ruolo dello scapestrato
Fuller, inventore dello scherzo che da’ vita a tutto il film. Radio
Killer non passerà alla storia come un capolavoro ma senza dubbio apre
di nuovo la strada ad un thriller poco psicologico che lascia spazio
alla pura e semplice paura abbandonando contorte dinamiche
mentali. Finale aperto, in odor di sequel.