Anno VII - Numero 35 - Luglio 2002

I film del mese


NAMELESS – ENTITÀ NASCOSTA
(
NAMELESS)

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Jaume Balagueró
Fotografia
: Xavi Gimenéz
Scenografia
: Matias Tikas
Musica
: Carles Casas
Montaggio
: Luis De La Madrid
Prodotto da
: Julio Fernández, Joan Ginard
(Spagna, 1999)

Durata
: 102'
Distribuzione cinematografica
: Eagle Pictures

PERSONAGGI E INTERPRETI

Claudia: Emma Vilaresau
Massera: Karra Elejalde
Quiroga: Tristán Ulloa
Toni: Pep Tosar
Franco: Toni Sevilla

Il corpo martoriato di una bambina viene ritrovato, durante una notte di ricerche, tra i macchinari di un’officina. Cinque anni dopo la disgrazia, la madre della vittima, ancora sconvolta, riceve una misteriosa telefonata da un’adolescente che dichiara di essere sua figlia. Presa dal panico, si rivolge al detective che tanto tempo addietro, senza successo, si era occupato del caso, convincendolo a riprendere in mano le indagini. I due alleati, seguendo gli indizi raccolti con fatica e aiutati da un giovane giornalista che lavora per un periodico di occultismo, rinverranno increduli l’esistenza di una società segreta, di una setta nata tra le barbarie del nazismo e sopravvissuta negli anni macchiandosi di atroci delitti, celata dai segreti di un mondo sotterraneo in cui ogni verità si perde nell'apparenza.

Tratto da un romanzo dello scrittore anglosassone Ramsey Campbell, come il racconto “Nameless” affonda vertiginosamente il suo sguardo nelle ferite di una coscienza segnata dal dolore di quella perdita che coincide con la propria, condannandola al supplizio del dover ricordare. E nel seguire la strada della chirurgia documentaristica, si dimostra un film di assoluto rigore: dopo aver calato la protagonista nell’estrema voragine dei propri tormenti, Jaume Balagueró inizia a sezionarla e a contaminarne la mente osservando una procedura che mima il rituale dei suoi carnefici, come loro nascosto tra le ombre entro cui suggerisce, addirittura, un processo d'identificazione propria, del mezzo cinematografico e, per osmosi, del pubblico stesso. Per questo, le riprese subliminali e improvvise che aggrediscono lo schermo senza alcun presagio, si confondono tra il terrore dei personaggi e lo smarrimento di chi le osserva come schegge di uno specchio che s’infrange d’un tratto, lacerandogli il viso: tutti, dentro e fuori la finzione, sono partecipi del medesimo incubo. 

Nonostante sia facile rintracciare in questa ossatura un procedimento lovecraftiano, il pregio di Nameless è nel riuscire a conservare un taglio strettamente europeo, suffragato dall’affezione per un genere ed una scuola di cineasti che Balagueró dimostra di conoscere appieno, e attraverso il cui ricordo realizza un omogeneo lavoro che è al tempo stesso novità (negli esperimenti con il sonoro) e operazione di recupero (nel conservatorismo delle atmosfere), cupo come la tradizione a cui si ispira e inumano come il sadismo del suo ammirato connazionale Jesus Franco (a cui deve, più che un’eredità estetica, la passione per il male come pena applicata). In quanto horror psicologico, “Nameless” estirpa dalla coscienza orrori che l’uomo abbandona e nasconde nell’archivio della sua memoria rifiutando di riconoscerli nella precarietà dell'esistenza, e li riversa in culti atavici e senza nome, in mani che uccidono senza mostrare il volto, attendendo una rivelazione finale che conduce il protagonista alla follia e lo spettatore verso un vicolo cieco, alla fine del quale non vi è alcuna luce, ma soltanto un abisso che dilata la bocca per continuare ad inghiottirlo.

Francesco Russo


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