Anno VII - Numero 35 - Luglio 2002

I film del mese


LILO & STITCH

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Dean Deblois, Chris Sanders
Sceneggiatura
: Chris Sanders
Musica
: Alan Silvestri
Montaggio
: Darren Holmes
Prodotto da
: Walt Disney Animation
(USA, 2002)

Durata
: 85’
Distribuzione cinematografica
: Buena Vista International Italia

Su un pianeta di una lontana galassia, un piccolo mutante nato da un esperimento genetico non autorizzato viene condannato all'esilio dopo esser stato giudicato pericoloso ed incontrollabile, capace solo di distruggere. Durante il suo arresto, però, riesce a liberarsi e a fuggire a bordo di un veicolo spaziale, destinato a perdere il controllo della rotta e a schiantarsi su una delle isole Hawaii. Qui, incontrerà la piccola Lilo, una bambina introversa e, come lui, schivata da tutti. Il loro rapporto attraverserà momenti difficili, tra la paura di essere catturati e l'ansia di perdere i propri affetti, Stitch  fuggendo dai suoi inseguitori e Lilo nascondendosi da un minaccioso assistente sociale. Alla fine, compreso quanto le loro vite si assomiglino, riusciranno a trovare ogni soluzione semplicemente cercandola l'uno nell'altra.

Da anni la Disney non realizzava un film che potesse di diritto entrare nell'olimpo dei suoi capolavori. Lilo & Stitch ha il carattere estetico dei suoi classici, la chiarezza tenue e persuasiva delle fiabe H. C. Andersen, la simmetria composita dei racconti adulti: la sua conquista è la profonda rifioritura di un sentiero analitico tortuoso, lungo il quale rintraccia le ragioni dell'isolamento e dell'emarginazione che il cosmo opaco dell'infanzia trattiene gelosamente lontano dagli uomini, raccontandone la bellezza e la dignità senza cedere alla retorica o alla commiserazione sofisticata e convenzionale. Al contrario, celebra con successo la spontanea e ostinata emancipazione dei bambini attraverso l'ironia morigerata, briosa e travolgente che i due splendidi personaggi esprimono, senza aver bisogno di comprimari per vivacizzare l’azione.

Nel perimetro di un mondo ripreso dal basso, s’incontrano universi congiunti dal medesimo destino, dalla solitudine, dall’energia che sprigiona la voglia di essere visti, d’incontrare nella vita e nell’immaginazione qualcuno in cui riflettersi, poiché anche lo spettatore adulto può accettare che in una favola, almeno, questo sogno abbia l’opportunità (ed il dovere) di manifestarsi. È l'epicentro espressivo dell'archetipo disneyano: eppure, Lilo & Stitch non rappresenta esattamente un ritorno alle tradizioni, ma è piuttosto una fiaba moderna, trascinata dalle note e dal ritmo di Elvis Presley, proporzionata alle tensioni del mondo contemporaneo. Al tempo stesso, non imita l’immaginario di Tim Burton, e il suo obiettivo non è quindi l’elogio dell’entropia: questo gioiello dell’animazione ha il merito di completarsi nel lieto fine, nella leggerezza che lo pervade, nell’intreccio di citazioni, conservando un'integrità narrativa solo con la semplicità del suo linguaggio. Dall’esempio di questo film e del precedente “Le follie dell’imperatore”, si ha l'impressione che tra la folla degli autori Disney stia nascendo una scuderia capace di operare autonomamente, devota alla naturalezza dei colori acquarello e al rifiuto di una sceneggiatura dogmatica, determinata a seguire i passi della gemellata Pixar, i cui progetti digitali (“Toy Story”, “Monsters & Co.”, ecc.) incontrano da tempo il favore unanime di pubblico e di critica. Una nuova generazione il cui scopo è ritrovare l’ampiezza del racconto riallacciando i contatti con i bambini del suo tempo. James M. Barrie disse, parlando della sua opera cardinale: “Ho trovato Peter Pan strofinandovi violentemente insieme, come fanno i selvaggi che producono una fiamma da due stecchi. Questo è Peter Pan, la scintilla venutami da voi”. Per ricordarne il senso, ecco a voi “Lilo & Stitch”.

Francesco Russo


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