LILO
& STITCH
CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Dean Deblois, Chris Sanders
Sceneggiatura: Chris Sanders
Musica: Alan Silvestri
Montaggio: Darren Holmes
Prodotto da: Walt Disney Animation
(USA, 2002)
Durata: 85’
Distribuzione cinematografica: Buena Vista International
Italia




Su
un pianeta di una lontana galassia, un piccolo mutante nato da un
esperimento genetico non autorizzato viene condannato all'esilio dopo
esser stato giudicato pericoloso ed incontrollabile, capace solo di
distruggere. Durante il suo arresto, però, riesce a liberarsi e a
fuggire a bordo di un veicolo spaziale, destinato a perdere il controllo
della rotta e a schiantarsi su una delle isole Hawaii. Qui, incontrerà
la piccola Lilo, una bambina introversa e, come lui, schivata da tutti.
Il loro rapporto attraverserà momenti difficili, tra la paura di essere
catturati e l'ansia di perdere i propri affetti, Stitch
fuggendo dai suoi inseguitori e Lilo nascondendosi da un
minaccioso assistente sociale. Alla fine, compreso quanto le loro vite
si assomiglino, riusciranno a trovare ogni soluzione semplicemente
cercandola l'uno nell'altra.
Da
anni la Disney non realizzava un film che potesse di diritto entrare
nell'olimpo dei suoi capolavori. Lilo &
Stitch ha il carattere estetico dei suoi classici, la
chiarezza tenue e persuasiva delle fiabe H. C. Andersen, la simmetria
composita dei racconti adulti: la sua conquista è la profonda
rifioritura di un sentiero analitico tortuoso, lungo il quale rintraccia
le ragioni dell'isolamento e dell'emarginazione che il cosmo opaco
dell'infanzia trattiene gelosamente lontano dagli uomini, raccontandone
la bellezza e la dignità senza cedere alla retorica o alla
commiserazione sofisticata e convenzionale. Al contrario, celebra con
successo la spontanea e ostinata emancipazione dei bambini attraverso
l'ironia morigerata, briosa e travolgente che i due splendidi personaggi
esprimono, senza aver bisogno di comprimari per vivacizzare
l’azione.
Nel
perimetro di un mondo ripreso dal basso, s’incontrano universi
congiunti dal medesimo destino, dalla solitudine, dall’energia che
sprigiona la voglia di essere visti, d’incontrare nella vita e
nell’immaginazione qualcuno in cui riflettersi, poiché anche lo
spettatore adulto può accettare che in una favola, almeno, questo sogno
abbia l’opportunità (ed il dovere) di manifestarsi. È l'epicentro
espressivo dell'archetipo disneyano: eppure, Lilo
& Stitch non rappresenta esattamente un ritorno alle tradizioni, ma
è piuttosto una fiaba moderna, trascinata dalle note e dal ritmo di
Elvis Presley, proporzionata alle tensioni del mondo
contemporaneo. Al tempo stesso, non imita l’immaginario di Tim Burton,
e il suo obiettivo non è quindi l’elogio dell’entropia: questo
gioiello dell’animazione ha il merito di completarsi nel lieto fine,
nella leggerezza che lo pervade, nell’intreccio di citazioni,
conservando un'integrità narrativa solo con la semplicità del suo
linguaggio. Dall’esempio di questo film e del precedente “Le follie
dell’imperatore”, si ha l'impressione che tra la folla degli autori
Disney stia nascendo una scuderia capace di operare autonomamente,
devota alla naturalezza dei colori acquarello e al rifiuto di una
sceneggiatura dogmatica, determinata a seguire i passi della gemellata
Pixar, i cui progetti digitali (“Toy Story”, “Monsters &
Co.”, ecc.) incontrano da tempo il favore unanime di pubblico e di
critica. Una nuova generazione il cui scopo è ritrovare l’ampiezza
del racconto riallacciando i contatti con i bambini del suo tempo. James
M. Barrie disse, parlando della sua opera cardinale: “Ho trovato Peter
Pan strofinandovi violentemente insieme, come fanno i selvaggi che
producono una fiamma da due stecchi. Questo è Peter Pan, la scintilla
venutami da voi”. Per ricordarne il senso, ecco a voi “Lilo &
Stitch”.