KUNG-POW! - ENTER THE FIST
CAST
TECNICO ARTISTICO
Sceneggiatura
e Regia: Steve Oedekerk
Fotografia: John J. Connor
Scenografia: Hector Velez
Costumi: Shawnelle Cherry
Musica: Robert Folk
Montaggio: Paul Marshal
Prodotto da: Steve Oedekerk, Paul Marshal, Tom Koranda
(USA, 2002)
Durata: 81’
Distribuzione cinematografica: 20th Century Fox
PERSONAGGI E INTERPRETI
Il Prescelto: Steve Oedekerk
Maestro Haiki Mal: Lung Fai
Ling: Tse Ling Ling
Dying Ling: Yan Lin
Katsu Fay: Lau Kar Wing

Durante
una notte di tempesta, il capo di un famigerato clan cinese irrompe
nella tranquillità domestica di una famiglia semplice e povera,
convinto che tra le sue mura venga nascosto ed allevato, ancora in
fasce, un pericoloso "prescelto" il cui destino è di
eliminare per sempre il clan ed i suoi rappresentanti. Ma il neonato
riesce a fuggire dopo lo sterminio e il sacrificio dei suoi genitori,
finendo con l'essere allevato dai roditori della foresta. Oramai uomo,
il Prescelto inizia un lungo viaggio, braccato dai suoi inesausti
inseguitori, terrorizzati dall'idea che, un giorno, questi possa porre
fine al loro incontrastato dominio. Giungeranno in suo soccorso un
anziano maestro ed un'affascinante fanciulla, per accompagnarlo
attraverso un sentiero iniziatico disseminato di pericoli.
“Kung-pow!
- Enter the fist” nasce da un’idea insolita, apertamente
provocatoria: in seguito ad un finalizzato lavoro di ricerca e
documentazione, il regista Steve Oedekerk
("Patch Adams" "Ace Ventura - Missione Africa",
"Il professore matto") ha individuato e restaurato un film
cinese del 1976, “Tiger & Crane Fist”, un tradizionale
action-movie d’arti marziali, e attraverso una sofisticata
rielaborazione digitale ha adattato il suo stesso viso al corpo del
protagonista, rimontando infine la pellicola assieme ad alcune scene
girate ex-novo. Ne è risultato un esperimento svincolato dall'ordinario
processo creativo, d'ingannevoli aspettative e in ogni caso non
conducibile alla struttura morfologica di un’operazione
cinematografica. Nonostante questa intuizione sembri nascondere delle
opportunità, l'errore di Oedekerk è
d'abbandonarsi all'inadeguatezza del suo grottesco modo di far satira,
che si impone ad un prodotto originale compiuto manipolandone lo
svolgimento verso una parodia ovvia e
disordinata, corredata di doppiaggio intenzionalmente fuori
sincrono e d'ampollose reiterazioni strutturali.
In
un film già indebolito dalla circoscritta partecipazione dell'autore,
tutt'al più artefice di un dozzinale procedimento metatetico
contaminato d'oziosi artifici narrativi, l'abuso di cliché deteriorati,
assai familiari a chi conosce il cinema demenziale di Zucker e Abrahams
("Top Secret", "Rat Race", Hot Shots") e la sua
comicità gestuale, costringe l'idea primaria ad insabbiarsi in un
ordine schematico che, una volta intuito ed assimilato, annoia
nonostante la breve durata del film.
Francesco
Russo