Anno VII - Numero 35 - Luglio 2002

I film del mese


KUNG-POW! - ENTER THE FIST

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Steve Oedekerk
Fotografia: John J. Connor
Scenografia
: Hector Velez
Costumi
: Shawnelle Cherry
Musica
: Robert Folk
Montaggio
: Paul Marshal
Prodotto da
: Steve Oedekerk, Paul Marshal, Tom Koranda
(USA, 2002)

Durata
: 81’
Distribuzione cinematografica
: 20th Century Fox

PERSONAGGI E INTERPRETI

Il Prescelto: Steve Oedekerk
Maestro Haiki Mal: Lung Fai
Ling: Tse Ling Ling
Dying Ling: Yan Lin
Katsu Fay: Lau Kar Wing

Durante una notte di tempesta, il capo di un famigerato clan cinese irrompe nella tranquillità domestica di una famiglia semplice e povera, convinto che tra le sue mura venga nascosto ed allevato, ancora in fasce, un pericoloso "prescelto" il cui destino è di eliminare per sempre il clan ed i suoi rappresentanti. Ma il neonato riesce a fuggire dopo lo sterminio e il sacrificio dei suoi genitori, finendo con l'essere allevato dai roditori della foresta. Oramai uomo, il Prescelto inizia un lungo viaggio, braccato dai suoi inesausti inseguitori, terrorizzati dall'idea che, un giorno, questi possa porre fine al loro incontrastato dominio. Giungeranno in suo soccorso un anziano maestro ed un'affascinante fanciulla, per accompagnarlo attraverso un sentiero iniziatico disseminato di pericoli.

“Kung-pow! - Enter the fist” nasce da un’idea insolita, apertamente provocatoria: in seguito ad un finalizzato lavoro di ricerca e documentazione, il regista Steve Oedekerk ("Patch Adams" "Ace Ventura - Missione Africa", "Il professore matto") ha individuato e restaurato un film cinese del 1976, “Tiger & Crane Fist”, un tradizionale action-movie d’arti marziali, e attraverso una sofisticata rielaborazione digitale ha adattato il suo stesso viso al corpo del protagonista, rimontando infine la pellicola assieme ad alcune scene girate ex-novo. Ne è risultato un esperimento svincolato dall'ordinario processo creativo, d'ingannevoli aspettative e in ogni caso non conducibile alla struttura morfologica di un’operazione cinematografica. Nonostante questa intuizione sembri nascondere delle opportunità, l'errore di Oedekerk è d'abbandonarsi all'inadeguatezza del suo grottesco modo di far satira, che si impone ad un prodotto originale compiuto manipolandone lo svolgimento verso una parodia ovvia e disordinata, corredata di doppiaggio intenzionalmente fuori sincrono e d'ampollose reiterazioni strutturali. 

In un film già indebolito dalla circoscritta partecipazione dell'autore, tutt'al più artefice di un dozzinale procedimento metatetico contaminato d'oziosi artifici narrativi, l'abuso di cliché deteriorati, assai familiari a chi conosce il cinema demenziale di Zucker e Abrahams ("Top Secret", "Rat Race", Hot Shots") e la sua comicità gestuale, costringe l'idea primaria ad insabbiarsi in un ordine schematico che, una volta intuito ed assimilato, annoia nonostante la breve durata del film.

Francesco Russo


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