Anno VII - Numero 34 - Giugno 2002

I film del mese


Intervista Toby Maguire e Kirsten Dunst

Abbiamo incontrato a Roma, per l'uscita di "Spiderman", Toby Maguire e Kirsten Dunst, i due giovani protagonisti che, tra l'evidente stupore dei presenti, hanno risposto ad ogni domanda con interesse e cortesia, rivelando senza indugio il loro onesto entusiasmo per aver preso parte ad un progetto di cui sembrano andare orgogliosi.

Kirsten Dunst, quali sono i suoi eroi e cosa significa per lei confrontarsi con loro?
Da bambina amavo idealizzare i personaggi migliori dei cartoni animati Disney. Come molte mie coetanee, ero affascinata dalla loro umanità e la prendevo ad esempio. Erano dei modelli positivi. Sam Raimi ha ammesso di voler fare la stessa cosa con il personaggio di Mary Jane, cioè creare un role-model in cui le adolescenti potessero riconoscersi. Per cui, lavorando a questo film, ho ritrovato parte di quello spirito e ho scoperto, alla fine, che possiamo rinvenire qualcosa di loro in ognuno di noi.

Tobey Maguire, conosceva già il personaggio di Spider-Man prima di accettare la parte del protagonista e indossare i panni di un eroe sfaccettato come Peter Parker?
No, al contrario! Ma Raimi ha scelto me perché riteneva che fossi l'attore più adatto a questa parte, così mi ha fatto avere tutti gli albi dei primi quattro anni di "Amazing Spider-Man" che, ammetto, mi sono molto divertito a consumare.

Cosa l'ha convinta ad abbandonare la nicchia del cinema underground americano per lavorare ad una megaproduzione come "Spiderman"?
La mia parte, innanzitutto. Non ritengo l'Uomo Ragno diverso dagli altri ruoli che ho interpretato. Il fatto che nasca da un fumetto, piuttosto che da un romanzo, non fa alcuna differenza. Peter Parker è un personaggio completo di cui è difficile cogliere per intero le complesse sfumature ed è, sopra ogni cosa, un essere umano costretto a scontrarsi con la vita di tutti i giorni. Non ha nulla da condividere con l'aristocratica perfezione di eroi come Superman. Poi, l'amore che Sam Raimi nutre nei confronti di questo fumetto ci ha obbligati ad approfondire i personaggi attentamente, contribuendo a creare il clima di un progetto indipendente inserito in una grossa produzione.

Immaginiamo sia stato sottoposto ad un'estenuante preparazione fisica…
È vero. Mi sono esercitato duramente senza prendere pause. Per circa cinque mesi ho passato quattro ore al giorno, sei volte la settimana, a perfezionare qualunque tipo di esercizio fisico, dalla ginnastica alle arti marziali, ma devo ammettere di essermi anche divertito molto.

Può parlarci delle difficoltà incontrate dalla produzione dopo i tragici eventi dell'11 settembre?
Non c'è molto da dire oltre quello che già è stato detto. La produzione e il regista hanno ritenuto che fosse giusto, nel rispetto delle vittime, dei loro familiari e di ogni cittadino newyorkese che ha vissuto quei giorni di terrore, tagliare le scene girate nel World Trade Center, di cui resta solo un omaggio doveroso: l'immagine delle Torri Gemelle riflesse negli occhi dell'Uomo Ragno durante una sequenza del film. "Spiderman", inoltre, è un film che vuole aiutare la gente a distrarsi dagli orrori della quotidianità, ed evocare senza filtri un ricordo tanto doloroso è sembrato a tutti, giustamente, inopportuno.

Cosa ha rappresentato lavorare al fianco di un attore come Willem Dafoe?
È un grande professionista e, lo saprete, anche un insegnante di recitazione molto bravo. Quando lavora, veste con tale dedizione i panni del proprio personaggio da essere irriconoscibile persino fuori del set. Per questo motivo, il suo temperamento è ermetico, al punto che sembra impossibile ricostruirne la personalità. Ma è al tempo stesso una persona dolce, gentile ed estremamente vivace. Possiede una grande energia.

Quali sono, al momento, i suoi progetti per il futuro?
In attesa di essere proposto per una nuova parte, sto producendo il mio primo film, dal titolo "La 25ª ora". Ovviamente, sono pronto anche alle riprese di "Spiderman 2", che dovrebbe essere completato entro il 2004.

Un ultima domanda a Kirsten Dunst. Recitando sin dall'età di tre anni, sente di aver rinunciato a qualcosa?
Nient'affatto. Sono felice di essere entrata così giovane a far parte di questo mondo, che amo tantissimo e che mi ripaga appieno. Inoltre, non sono certamente la prima ad aver cominciato tanto presto: basti pensare a Jodie Foster, una grande attrice che ha avuto la mia stessa esperienza e che rappresenta per me un vero punto di riferimento. Non mi manca davvero nulla, compreso l'amore della mia famiglia che mi ha sostenuto in passato e che continua a farlo, restandomi vicina.

Francesco Russo

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