: Fandango
PERSONAGGI E INTERPRETI
Billy
Simpson ”Shiner”: Michael Caine
Frank Spedding:Martin Landau
Stoney: Frank Harper
Mel: Andy Serkis
Eddie ”Golden Boy”: Matthew Mardsen
Ruth: Claire Rushbrook
Georgie: Frances Barber



Nell’ambiente
delle scommesse e degli incontri pugilistici londinesi, popolato da
malavitosi in doppiopetto e da boxeur di strada che combattono contro
pit-bull, Billy Simpson ”Shiner” (Michael
Caine) è un
organizzatore di match, semifallito, che vede la sua grande occasione
quando suo figlio sfida il campione nero statunitense dei pesi medi per
il titolo mondiale nella capitale inglese. Vedendo il figlio al tappeto al secondo round,
Shiner pensa ad una combine, ma quando chiede spiegazioni questi viene ucciso davanti al padre con una rivoltellata.
Shiner sporco del sangue del figlio (per l’intera durata del film, che si svolge in tempi cinematografici in due giorni
consecutivi) con il fedele e gigantesco Stoney, uno dei suoi
campioni per gli incontri clandestini nelle “gabbie”, cerca
l’assassino del figlio per la città di Londra, con l'aiuto di un ispettore di
polizia, affascinato da
Shiner e dal caleidoscopico mondo della boxe.
L’arte
nobile del pugilato non poteva che essere raccontata senza retorica solo
nel suo paese di origine, l’Inghilterra. Niente a che vedere con i
film di Guy Ritchie: qui niente virtuosismo a go-go, caricature
clownesche, né dialoghi e situazioni smaccatamente tarantiniani: no,
qui c’è
lo stile virile di Irving, che gioca in casa, e che racconta quel che
conosce di certo, considerate le sfumature e i dettagli sia nelle
locations che nei dialoghi.
E poi c’è Caine. Nativo del quartiere
fitto di squats (case occupate) londinese di Elephant and Castle deve
averne visti molti di “Shiner” nella sua infanzia. Anzi, uno in
particolare lo ha colpito, ammette l’attore, che tutta la vita ha
aspettato questo ruolo, e si vede. Finanche nelle espressioni più
marginali Caine è torvo e duro o guascone, e dotato di un
personalissimo ma costante senso dell’onore:
proprio come un semi-malavitoso, un pò geniale e un pò maldestro. E la
capacità primaria di Irving è condensata nell’agilità che conferisce alle scene, una consequenziale all’altra, senza tregua, pochi stacchi, un montaggio classico, ma con una
concentrazione di violenza e dramma elsabettiani. Un film sul pugilato
dove questi invero si vede solo nelle primissime sequenze: oltre, c’è una Londra violenta, bizzarra e intrigante, eppure dotata di una tenue ma
sincera pietà.