Anno VII - Numero 34 - Giugno 2002

I film del mese


SHINER

CAST TECNICO ARTISTICO

RegiaJohn Irving
Sceneggiatura
Austen Srings
Fotografia
Mike Molloy
Scenografia
: Austin Spriggs
Costumi
Stephanie Collie
Musica
: Paul Grabowski
Montaggio
Ian Crafford
Prodotto da
Geoffrey Reeve
(Gran Bretagna, 2000)

Durata
120’
Distribuzione cinematografica
Fandango

PERSONAGGI E INTERPRETI

Billy Simpson ”Shiner”: Michael Caine
Frank Spedding:Martin Landau
Stoney: Frank Harper
Mel: Andy Serkis
Eddie ”Golden Boy”: Matthew Mardsen
Ruth: Claire Rushbrook
Georgie: Frances Barber

Nell’ambiente delle scommesse e degli incontri pugilistici londinesi, popolato da malavitosi in doppiopetto e da boxeur di strada che combattono contro pit-bull, Billy Simpson ”Shiner” (Michael Caine) è un organizzatore di match, semifallito, che vede la sua grande occasione quando suo figlio sfida il campione nero statunitense dei pesi medi per il titolo mondiale nella capitale inglese. Vedendo il figlio al tappeto al secondo round, Shiner pensa ad una combine, ma quando chiede spiegazioni questi viene ucciso davanti al padre con una rivoltellata. Shiner sporco del sangue del figlio (per lintera durata del film, che si svolge in tempi cinematografici in due giorni consecutivi) con il fedele e gigantesco Stoney, uno dei suoi campioni per gli incontri clandestini nelle “gabbie”, cerca l’assassino del figlio per la città di Londra, con  l'aiuto di un ispettore di polizia, affascinato da Shiner e dal caleidoscopico mondo della boxe.

L’arte nobile del pugilato non poteva che essere raccontata senza retorica solo nel suo paese di origine, l’Inghilterra. Niente a che vedere con i film di Guy Ritchie: qui niente virtuosismo a go-go, caricature clownesche, né dialoghi e situazioni smaccatamente tarantiniani: no, qui c’è lo stile virile di Irving, che gioca in casa, e che racconta quel che conosce di certo, considerate le sfumature e i dettagli sia nelle locations che nei dialoghi.
E poi c
è Caine. Nativo del quartiere fitto di squats (case occupate) londinese di Elephant and Castle deve averne visti molti di “Shiner” nella sua infanzia. Anzi, uno in particolare lo ha colpito, ammette l’attore, che tutta la vita ha aspettato questo ruolo, e si vede. Finanche nelle espressioni più marginali Caine è torvo e duro o guascone, e dotato di un personalissimo ma costante senso dellonore: proprio come un semi-malavitoso, un pò geniale e un pò maldestro. E la capacità primaria di Irving è condensata nell’agilità che conferisce alle scene, una consequenziale allaltra, senza tregua, pochi stacchi, un montaggio classico, ma con una concentrazione di violenza e dramma elsabettiani. Un film sul pugilato dove questi invero si vede solo nelle primissime sequenze: oltre, cè una Londra violenta, bizzarra e intrigante, eppure dotata di una tenue ma sincera pietà.

Luigi Senise 


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