LONG
TIME DEAD
CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: Marcus Adams
Sceneggiatura: Etian Arrusi, Daniel Bronzite, Chris Baker, Andy
Day
Fotografia: Nick Morris
Scenografia: Alison Riva
Costumi: Pamela Blundell
Musica: Don Davis
Montaggio: Lucia Zuchetti
Prodotto da: James Gay Rees
(USA, 2002)
Durata: 94’
Distribuzione cinematografica: UIP
PERSONAGGI E INTERPRETI
Liam: Alec Newman
Webster: Lucas Haas
Rob: Joe Absolom
Stella: Lara Belmont
Annie: Melanie Gutteridge

Durante
una festa in un magazzino londinese, sette studenti storditi dall'alcool
e dalle droghe improvvisano una seduta spiritica utilizzando una
tavoletta Oujia, strumento attraverso cui i morti comunicano con chi
tenta di evocarli. Convinta di partecipare ad uno scherzo, la compagnia
risveglia in realtà lo spirito di un Djiin, demone del fuoco sorto
dalle oscure leggende della mitologia araba. Nel corso della stessa
notte, i giovani malcapitati cadranno uno ad uno sotto l'attacco di
un'entità invisibile, che scopriranno legata al passato di un membro
del gruppo, ad un rito arcano allestito in Marocco nel 1979 e
consumatosi nella tragedia.
Le cause della crisi
nell’horror contemporaneo sembrano dovute non tanto alla mancanza di
autori che ne esprimano il policromo potenziale, ma piuttosto agli
errori di un disorientato criterio di distribuzione. Ne sono conferma
replicanti iniziative come “Long time dead”, che resuscitano e
sfibrano il tema della possessione sovrapponendolo ad un linguaggio
preordinato sedotto dall’abuso di soggettive vorticose, carico di
tensioni scollegate e fissate lungo un ordine immutabile, ottusamente
strutturalista. In questo processo, a momenti d’immobilità narrativa
si alternano brevi e presagibili circostanze in cui sale la colonna
sonora (peculiarità, a suo modo, di notevole efficacia) e bruscamente
s’interrompe nella fulminea manifestazione della morte, a volte
soltanto simulandola ingannevolmente al fine di mantener vivo nello
spettatore uno stato di allerta: non è la solidità strutturale del
film ad inseguire l’attenzione del pubblico, ma i suoi artifici che ne
escludono il coinvolgimento, seppure vada riconosciuta a Marcus Adams
una certa attitudine a rappresentare l’oscurità adattandola ad un
notturno paesaggio urbano.
Difficile persino considerare
questi lavori come risultato di trasformazioni nel genere, poiché più
che horror sono il frutto della sua assimilazione, il suo
rimaneggiamento da parte di un esercizio
formale onnivoro, che seguendo la stessa prassi incide su
ogni thriller e action-movie destinati ad un pubblico di teen-agers.
Siamo lontani dalle lezioni dell’ultimo, straordinario Wes Craven e
altrettanto distanti da patrimoni sepolti quali l’americano “Jeepers
Creepers” (regia di Victor Salva, 2001, distrib. UA) o il francese
“Deep in the woods” (regia Lionel Deplanque, 2000, distrib. Artisan),
insieme ad altri in attesa, nel nostro paese, che una casa di
distribuzione coraggiosa e attenta li porti alla luce per svelare quanto
un genere ed il suo pubblico siano ancora attivi, stabili e compatti di
fronte al rischio dell’estinzione.