Anno VII - Numero 33 - Maggio 2002

I film del mese


IRREVERSIBLE

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Gaspar Noè
Fotografia
: Benoit Debie
Scenografia
: Alain Juteau
Costumi
: Laure Culkovic
Musica
: Thomas Bangalter
Montaggio
: Gaspar Noè
Prodotto da: Christophe Rossignon
(Francia, 2002)
Durata
: 90’
Distribuzione cinematografica
: BIM

PERSONAGGI E INTERPRETI

Alex: Monica Bellucci
Marcus: Vincent Cassel
Pierre: Albert Dupontel
Il verme: Joe Prestia
Philippe: Philippe Nahon

Iniziando dall’epilogo, il film racconta la storia dell’avvenente Alex che, di ritorno da una festa notturna, viene raggiunta e stuprata nell’oscurità di un tunnel da uno sconosciuto. Marcus, il suo ragazzo, accompagnato dall’amico Pierre inizierà una discesa nell’inferno dei locali notturni, alla ricerca dell’uomo che ha distrutto la sua esistenza e quella della donna amata. Giunto nei pressi di un locale gay, il “Rectum”, Marcus troverà il criminale che stava cercando. La vendetta, però, non basterà a ricomporre i frammenti di una vita oramai dissoltasi nel dolore. 

Seguendo il suo percorso narrativo in un viaggio compiuto a ritroso, al tempo stesso il film di Noè scivola lentamente verso la rappresentazione di un orrore che si apre, si sofferma e si chiude soltanto sulla sua natura estetica. Arriva, piuttosto, a vestire la miseria e la brutalità degli uomini di un sadismo caricaturale, sproporzionato ed evidentemente eletto a rappresentare le giustificazioni di un intemperante autorialità, che si compiace delle proprie puerili evocazioni, della steadycam di cui abusa, di un esercizio di montaggio che riconduce pedissequamente alle ambizioni di “Memento”, convincendo anche meno. 

Così, in un gingillo mal governato, l’autore cerca di chiarire la vagheggiata immanenza del suo obiettivo etico attraverso il discusso episodio dello stupro ove, per nove minuti, indugia fastidiosamente su di un imbarazzante scontro fisico, da cui ottiene di affondare la sua debole intuizione in un atto di violenza ottusa e stridente, tra le grottesche sembianze dello stupratore omosessuale e l’eccedente struttura fisica di Monica Bellucci. Il resto è incerto e invisibile, in quanto speculare alla scena appena descritta. Gli stessi attori, nonostante l’impegno, vengono schiacciati sotto il peso dell’imbarazzante disagio diffuso dalla struttura narrativa e stilistica del film, concentrato in un volgare impasto di corpi che interagiscono soltanto nella loro furia, a cui è difficile ricondurre un’origine sensata. Se “Il tempo distrugge tutto”, come recita il precetto pronunciato da un didascalico vecchio e reiterato per tutta la durata del film, qui il tempo collassa prima ancora di aver sfiorato le cose.

Francesco Russo


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