Anno VII - Numero 29 - Gennaio 2002

I film del mese


L'ULTIMO SOGNO
(LIFE AS A HOUSE)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Irwin Winkler
Sceneggiatura
: Mark Andrus
Fotografia
: Vilmos Zsigmond
Scenografia
: Tennis Washington
Costumi
: Molly Maginnis
Musica
: Mark Isham
Montaggio
: Julie Monroe
Prodotto da: Irwin Winkler, Rob Cowan
(USA, 2001)

Durata
: 124'
Distribuzione cinematografica
: 01 Distribution

PERSONAGGI E INTERPRETI

George Monroe: Kevin Kline
Robin: Kristin Scotto Thomas
Sam: Hayden Christensen
Alyssa: Jena Malone
Coleen: Mary Steenburgen

George Monroe è un architetto vecchio stampo, dedito fino alla noia al suo lavoro e avulso ad ogni tipo di ritrovo tecnologico in grado di sveltire la costruzione dei suoi modellini, realizzati con amore con colla e bastoncini. Per questo sacrifica la sua vita privata e perde la moglie Robin che lo lascia preferendogli la stabilità di un uomo ricco e di una bella villa con piscina con il quale mette al mondo due figli. In più è disprezzato dal figlio sedicenne Sam, giovane punk con il corpo tempestato di peircing e dedito allo sniffo di droghe varie e all’ascolto di musica satanica. Il giorno in cui viene licenziato George accusa un malore che renderà irreversibile il corso della sua vita: un tumore allo stadio avanzato gli lascia ormai solo pochi mesi da vivere. Nella crudeltà improvvisa del destino George scopre la voglia di riappropriarsi di tutto ciò che ha abbandonato nella vita – il figlio, l’ex-moglie, il coraggio di rischiare - e di lasciare come segno tangibile della sua "conversione" la realizzazione del più grande sogno della sua vita: costruire una vera casa tutto da sé.

Se siete di animo buono, sensibili allo stucchevole trionfo dei buoni sentimenti, alla catarsi che nasce dalla tragedia per concludersi in un lieto fine espiatorio, allora tirate fuori i fazzoletti e piangete, che da piangere ce n’è in abbondanza. Se invece vi infastidiscono le parabole moralistiche esportate su grande schermo e vi sentite lo stomaco e la testa appesantiti dal tripudio della bontà a posteriori, allora incapperete nel difficile traghettamento da una sponda – sporca – all’altra – magicamente splendente – della vita del nostro George. Con la fatica che questo comporta. Attraverso una serie di prevedibili colpi di scena, tutti incollati tra di loro dal solito miele che sembra essersi insinuato in ogni scena del film, le due ore e più della storia ci accompagnano alla scoperta di un mondo inverosimile, dove l’adolescente Sam, ribelle alla deriva prossimo alla prostituzione, ritrova se stesso e si disintossica da ogni dipendenza aiutando il padre a demolire la vecchia casa e a costruirsene una nuova; dove una donna scopre l’importanza delle emozioni e del contatto fisico grazie a chiodi e travi di legno e soprattutto grazie ad artificiosi balli nostalgici stagliati contro i tramonti dell’oceano; dove i vicini più agguerriti dimenticano ogni sgarbo, le giovani maliziose vicine di casa scoprono il valore del focolare domestico, i mariti delle ex-mogli tutti soldi e lavoro si accorgono di avere due braccia con cui stringere i pargoli, i funzionari addetti alla vigilanza delle norme sulla costruzione delle case diventano indulgenti, così come gli avvocati e i poliziotti. E George, operoso e indomito fino all’ultimo, porta in scena, con tanto di perle di saggezza della sua voce fuori campo, l’incredibile miracolo di umanizzare le persone. 

Irritante e retorico, il film di Winkler, produttore di film storici come "Rocky", "Toro scatenato", "Quei bravi ragazzi", cade nell’errore grave di palesare la morte, di spettacolarizzarla, di seguirne l’evoluzione caricandone le conseguenze, di renderla quasi inumana. Dispiace per Kevin Kline, qui spento spettro di se stesso, e anche per l’elegante Kristin Scott Thomas, sacrificati entrambi in ruoli zuccherosi e semitragici, che nonostante tutte le (buone?) intenzioni del regista non riescono a trasmettere proprio nulla, meno che mai la metamorfosi positiva che spesso, nella vita reale anche, accompagna la scoperta di una brutta notizia. Bellissima la location, agglomerato di villette su uno scoglio a picco sull’Oceano Pacifico. Resta comunque un certo fastidio e una domanda: ce la faremo a smaltirlo?

Fania Petrelli


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