Anno VII - Numero 29 - Gennaio 2002

I film del mese


IL SIGNORE DEGLI ANELLI: LA COMPAGNIA DELL'ANELLO
(THE LORD OF RINGS: THE FELLOWSHIP OF THE RING)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Peter Jackson
Sceneggiatura
: Fran Walsh, Philippa Boyens, Peter Jackson, dal romanzo omonimo di J. R. Tolkien, edito da Bompiani
Fotografia
: Andrew Lesnie
Scenografia
: Grant Mayor
Costumi
: Ngila Dickson, Richard Taylor
Musica
: Enya, Howard Shore
Montaggio
: John Gilbert
Prodotto da
: Barry M. Osborne, Tim Sanders
(USA, Nuova Zelanda, 2001)

Durata
: 178'
Distribuzione cinematografica
: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Frodo Baggins: Elijah Wood
Gandalf: Ian McKellen
Pipino: Billy Boyd
Merry: Dominic Monaghan
Samwise: Sean Astin
Aragorn: Viggo Mortensen
Arwen: Liv Tyler
Bilbo Baggins: Ian Holm
Saruman: Christopher Lee
Galadriel: Cate Blanchett
Gimli: John Rhys-Davies
Gollum: Andy Serkis

 

Raccontare la trama di La compagnia dell’anello è inutile e dannoso: se avete letto il libro, la sapete già; se non l’avete fatto, male: leggetelo. In tutte e due i casi, il film lo dovete comunque vedere: sarà presto obbligatorio per legge. Quindi perché rovinarvi la sorpresa?

Il primo problema de La compagnia dell’anello sorge proprio qui: non sarà facile vederlo. O meglio, per essere più precisi, non sarà facile riuscire ad entrare nelle sale. E’ probabile che i primi giorni, nonostante le 700 copie distribuite in Italia, scovare una poltrona libera sarà un miracolo, tra fan e associazioni in fermento, frustrati da una inconcepibile attesa nel nostro paese (in tutto il mondo l’uscita era fissata per il 19 dicembre) per vedere realizzato un sogno.
Ma non pensate che, aspettando che i fan si scatenino nei primi giorni, la situazione migliorerà. Perché
una sola visione non basterà, per loro. Dovranno per forza tornare a vederlo. Troppa, l’emozione della prima volta, per riuscire a cogliere tutto e a formarsi veramente un opinione. Troppe, nonostante tutto, le variazioni e le semplificazioni che Jackson si è concesso per riuscire a godersi il film senza pensare a cosa è stato tolto (tanto), a cosa è stato aggiunto (Arwen/Liv Tyler, soprattutto), a cosa è stato cambiato (il necessario).

Il secondo problema La compagnia dell’anello è, in effetti, che tenta in maniera programmata di accontentare chi ha letto e riletto le pagine di Tolkien e chi è invece solo attirato dal film, ma de Il signore degli anelli sa poco o niente. A fare la differenza, tra le due tipologie di spettatori, sono la conoscenza della storia e le aspettative. Insomma, viste le premesse e le promesse di fedeltà, ci si aspetta qualcosa che, per forza di cose, non poteva essere realizzato: è inevitabile che la versione cinematografica sia solo una riduzione. E questo non per carenze e per mancanza di volontà, ma semplicemente perché non è pensabile riportare su schermo tutta la ricchezza e la complessità dell’opera di Tolkien. Inevitabilmente, lavorando su una necessaria semplificazione, si perde molto dello spessore che ha fatto la fortuna di Il signore degli anelli. Così la visione del fan è una esperienza agrodolce. Da un lato è un po’ frustrato dall’assenza di personaggi e passaggi noti, dall’altra è affascinato dall’incredibile resa visiva delle immagini. Perché se sul fronte della storia c’è più di qualcosa da ridire, su quello dell’esperienza visiva c’è solo da rimanere a bocca aperta (e a occhi spalancati) davanti all’incredibile cura per il dettaglio di cui, quasi a compensare i compromessi in fase di sceneggiatura, il film è pervaso.

Dopo un prologo di circa 10 minuti dall’alto tasso di spettacolarità (incredibile la scena della battaglia sotto il Monte Fato), necessario per spiegare (sommariamente) l’antefatto narrato ne Lo hobbit, il lettore di Tolkien non può che commuoversi di fronte alla ricostruzione di Hobbiville: semplicemente perfetta. Il lavoro sui set e le scenografie è stato davvero maniacale: per Hobbiville si è cominciato a piantare piante e fiori da un anno prima dell’inizio delle riprese, per rendere tutto il più possibile reale. Ed è straordinario come i vari Moria, Rivendell, Gran Burrone, siano simili all’idea che la maggior parte dei lettori si è fatta leggendo il libro. Grande parte del merito va, oltre alla bravura dei tecnici, a Alan Lee e John Howe, già illustratori dell’edizione Harper & Collins della trilogia, che hanno ricreato perfettamente l’immaginario della Terra di Mezzo. Così tutto, dai costumi alle scenografie, dagli oggetti di scena fino all’aspetto stesso degli attori (a parte la contestata Liv Tyler), è a prova di fan.

Se l’esperienza visiva è, per questo, eccezionale, anche grazie al grande lavoro sugli effetti (digitali ma anche tradizionali), rimane qualche perplessità di ordine più generale: la grande saga epica è diventata un film d’avventura, dove l’azione ha un ruolo predominante e dove il grande spessore dei personaggi viene in gran parte perso (tranne che per i tre o quattro principali). Anche i molteplici piani di lettura della trilogia di Tolkien ne escono ridimensionati, ma certo in questo modo il film diventa comprensibile e "leggibile" anche dal profano. In questo senso è notevole il peso che acquista, come vero e proprio protagonista assoluto, l’Anello: solo apparentemente oggetto inanimato, è il cuore pulsante della vicenda e rappresenta il Nemico, un nemico che però è più interiore, psicologico, che tangibile.
D’altra parte, Jackson lo ha detto fin dall’inizio: "questo non è Il Signore degli anelli: è la mia versione de Il signore degli anelli".

E, visto da questa prospettiva, è un film memorabile. Soprattutto se si considera questo aspetto: così come la trilogia era stata pensata come libro unico, La compagnia dell’anello è come un’anticipazione su quella che è la vera opera pensata, nel corso dei sette anni di lavorazione, da Peter Jackson (almeno stando alle sue dichiarazioni): un unico, lungo, epico film di nove ore. Insomma, questo è solo l’antipasto, l’introduzione, giusto per tarare le aspettative e dimostrare le potenzialità del progetto, del seguito. D’altronde, anche la trilogia di Tolkien si fa man mano più complessa e intrigante, procedendo di libro in libro.
L’attesa, che durerà ancora due anni, è cominciata.

Andrea Nobile

Speciale Il Signore degli anelli


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