Anno VII - Numero 29 - Gennaio 2002

Speciale Il Signore degli anelli


DAL LIBRO AL FILM

Sin dai primi successi della trilogia di Tolkien l’idea di portare Il signore degli anelli sul grande schermo ha affascinato registi e produttori. Da un lato, c’era la grande fortuna di poter contare su un pubblico potenziale di decine di milioni di persone (i lettori del libro, che ad oggi hanno superato i cento milioni), dall’altro, l’estrema difficoltà nell’adattare per il cinema il mondo complesso e pieno di sfaccettature creato da Tolkien. Non è un caso strano, quindi, che prima del kolossal di Peter Jackson esistesse una sola riduzione cinematografica, peraltro figlia di sfortunate vicende produttive: si tratta dell’adattamento con tecnica mista (metà animazione e metà riprese dal vivo) realizzata nel 1978 da Ralph Bakshi. Recentemente proprio Jackson ha rivelato, nel corso di un’intervista ad una rivista tedesca, che perfino i Beatles, negli anni ’60, avevano accarezzato l’idea di realizzare un film tratto dall’opera di Tolkien: stando alle dichiarazioni di Jackson, Paul McCartney avrebbe dovuto impersonare Frodo, il recentemente scomparso George Harrison Gandalf, Ringo Starr Sam e John Lennon Gollum. Il quartetto cercò addirittura di coinvolgere nel progetto Stanley Kubrick, ma non se ne fece nulla. Negli anni ’70 fu la volta di John Boorman, che realizzò una sceneggiatura di 700 pagine per condensare la storia in un solo film. Insomma, a parte il film di Bakshi e due adattamenti a cartoni animati per la televisione inglese, nessuno era riuscito nell’impresa.

E anche Jackson ha dovuto superare un’impasse che avrebbe potuto segnare la fine del progetto. Infatti Jackson, una volta messosi in testa l’idea che il suo prossimo progetto doveva essere Il signore degli anelli, ha dovuto trattare inizialmente con la Miramax, detentrice dei diritti. I contatti portarono ai lunghi lavori di pre-produzione senza che la Miramax fosse mai veramente convinta del progetto. Quando poi si arrivò allo scontro sul numero di film (solo uno per la Miramax, almeno due per Jackson), al regista neozeolandese fu concesso un breve periodo di tempo per trovare un’altra produzione, pena il fallimento dell’intera operazione. Jackson fu abile e fortunato a convincere il patron della New Line, talmente impressionato da un demo reel di mezz’ora di Jackson da concedergli di realizzare tre film con un budget notevole.

Un budget che, stando alle ultime notizie, è compreso tra i 270 e i 300 milioni di dollari, spese di promozione escluse. Una cifra enorme, ma che, divisa per i tre film, non è poi così alta. Certo bisogna dare atto a Jackson di un attento sfruttamento delle risorse: la scelta di girare in Nuova Zelanda, se da una parte era dettata dall’indubbio appeal che la natura neozelandese aveva per gli esterni, è stata confermata anche per gli interni, e questo per ridurre al massimo i costi. La stessa scelta di girare tutti e tre i film contemporaneamente, se ha permesso notevoli risparmi, ha costretto la troupe ad un tour de force di 15 mesi di riprese, con un lavoro di pre-produzione lungo più di un anno e una lunghissima post-produzione (che finirà, effettivamente, solo nel 2003, con l’uscita del terzo film). Lo stesso cast, pur se ricchissimo e scelto con estrema cura, non è certo formato da star di prima grandezza, che avrebbero tolto risorse al vero cuore del problema: la creazione della giusta ambientazione per l’epica di Tolkien e quindi l’uso necessariamente massiccio di effetti visivi, creati da una compagnia fondata dallo stesso Jackson, la Weta Digital.

Al di là del budget e del modo in cui è stato impiegato, comunque, ciò che è piaciuto ai fan è stato l’atteggiamento di Jackson nei confronti del testo e l’attenzione quasi maniacale per i dettagli: un lunghissimo lavoro sulla sceneggiatura (oltre tre anni) e un costante riferimento alla trilogia sul set, oltre che un rapporto di collaborazione con gli stessi fan tramite internet. Tutto questo ha creato le premesse per un film che, pur restando molto fedele all’originale cui è ispirato, è pur sempre un’inevitabile riduzione e interpretazione, con l’intento di soddisfare tanto i fan (in parte delusi da alcune scelte, come l’eliminazione di Tom Bombadil e il maggiore peso dato ad Arwen) quanto i neofiti (una lunga introduzione spiega loro l’antefatto narrato ne Lo hobbit).

Il risultato, a giudicare dall’accoglienza, sembra dare ragione alle scelte di Jackson: il film in meno di tre settimane ha già recuperato il budget dell’intera trilogia, e, nella più grande e preparata comunità online sul cinema, l’Internet Movie Database, The lord of the rings: The fellowship of the rings è diventato il primo film di sempre, con quasi 30.000 votanti e una media-voto di 9. (vedi http://us.imdb.com/top_250_films)

L’attesa per l’uscita in Italia, uno dei pochissimi paesi dove il film non è uscito nella data di apertura internazionale, il 19 dicembre, a questo punto si fa spasmodica.

Andrea Nobile

Speciale Il Signore degli anelli


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