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DAL LIBRO
AL FILM
Sin
dai primi successi della trilogia di Tolkien l’idea di portare Il
signore degli anelli sul grande schermo ha affascinato registi e
produttori . Da
un lato, c’era la grande fortuna di poter contare su un pubblico
potenziale di decine di milioni di persone (i lettori del libro, che ad
oggi hanno superato i cento milioni), dall’altro, l’estrema
difficoltà nell’adattare per il cinema il mondo complesso e pieno di
sfaccettature creato da Tolkien.
Non è un caso strano, quindi, che prima del kolossal di Peter
Jackson esistesse una sola riduzione
cinematografica, peraltro figlia di sfortunate vicende produttive: si
tratta dell’adattamento con tecnica mista (metà animazione e metà
riprese dal vivo) realizzata nel 1978 da Ralph
Bakshi. Recentemente proprio Jackson
ha rivelato, nel corso di un’intervista ad una rivista tedesca, che
perfino i Beatles,
negli anni ’60, avevano accarezzato l’idea di realizzare un film
tratto dall’opera di Tolkien: stando alle dichiarazioni di Jackson,
Paul McCartney avrebbe dovuto impersonare Frodo, il recentemente
scomparso George Harrison Gandalf, Ringo Starr Sam e John Lennon Gollum.
Il quartetto cercò addirittura di coinvolgere nel progetto Stanley
Kubrick, ma non se ne fece nulla. Negli anni
’70 fu la volta di John
Boorman, che realizzò una sceneggiatura di
700 pagine per condensare la storia in un solo film. Insomma, a parte il
film di Bakshi e due adattamenti a cartoni animati per la televisione
inglese, nessuno era riuscito nell’impresa.
E
anche Jackson ha dovuto
superare un’impasse che avrebbe potuto segnare la fine del
progetto. Infatti Jackson, una volta
messosi in testa l’idea che il suo prossimo progetto doveva essere Il
signore degli anelli, ha dovuto trattare inizialmente con la Miramax,
detentrice dei diritti. I contatti portarono ai lunghi lavori di
pre-produzione senza che la Miramax fosse mai veramente convinta del
progetto. Quando poi si arrivò allo scontro sul numero di film (solo
uno per la Miramax, almeno due per Jackson), al regista neozeolandese fu
concesso un breve periodo di tempo per trovare un’altra produzione,
pena il fallimento dell’intera operazione. Jackson fu abile e
fortunato a convincere il patron della New Line, talmente impressionato
da un demo reel di mezz’ora di Jackson da concedergli di realizzare
tre film con un budget notevole.
Un
budget che, stando alle ultime notizie, è compreso tra i 270 e i 300
milioni di dollari, spese di promozione escluse. Una cifra enorme, ma
che, divisa per i tre film, non è poi così alta. Certo bisogna dare
atto a Jackson di un attento sfruttamento delle risorse: la scelta di
girare in Nuova Zelanda, se da una parte era dettata dall’indubbio
appeal che la natura neozelandese aveva per gli esterni, è stata
confermata anche per gli interni, e questo per ridurre al massimo i
costi. La stessa scelta di girare tutti e tre i film contemporaneamente,
se ha permesso notevoli risparmi, ha costretto la troupe ad un tour de
force di 15 mesi di riprese, con un lavoro di pre-produzione lungo più
di un anno e una lunghissima post-produzione (che finirà,
effettivamente, solo nel 2003, con l’uscita del terzo film). Lo stesso
cast, pur se ricchissimo e scelto con estrema cura, non è certo formato
da star di prima grandezza, che avrebbero tolto risorse al vero cuore
del problema: la creazione della giusta ambientazione per l’epica di
Tolkien e quindi l’uso necessariamente massiccio di effetti visivi,
creati da una compagnia fondata dallo stesso Jackson, la Weta Digital.
Al
di là del budget e del modo in cui è stato impiegato, comunque, ciò
che è piaciuto ai fan è stato l’atteggiamento di Jackson nei
confronti del testo e l’attenzione quasi maniacale per i dettagli:
un lunghissimo lavoro sulla sceneggiatura (oltre tre anni) e un costante
riferimento alla trilogia sul set, oltre che un rapporto di
collaborazione con gli stessi fan tramite internet. Tutto questo ha
creato le premesse per un film che, pur restando molto fedele all’originale
cui è ispirato, è pur sempre un’inevitabile riduzione e
interpretazione, con l’intento di soddisfare tanto i fan (in parte
delusi da alcune scelte, come l’eliminazione di Tom Bombadil e il
maggiore peso dato ad Arwen) quanto i neofiti (una lunga introduzione
spiega loro l’antefatto narrato ne Lo hobbit).
Il risultato,
a giudicare dall’accoglienza, sembra dare ragione alle scelte di
Jackson: il film in meno di tre settimane
ha già recuperato il budget dell’intera trilogia, e, nella più
grande e preparata comunità online sul cinema, l’Internet Movie
Database, The lord of the
rings: The fellowship of the rings è
diventato il primo film di sempre, con quasi 30.000 votanti e una
media-voto di 9. (vedi http://us.imdb.com/top_250_films)
L’attesa
per l’uscita in Italia, uno dei pochissimi paesi dove il film non è
uscito nella data di apertura internazionale, il 19 dicembre, a questo
punto si fa spasmodica.
Andrea
Nobile
Speciale
Il Signore degli anelli
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