Anno VII - Numero 29 - Gennaio 2002

I film del mese


RAT RACE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Jerry Zucker
Sceneggiatura
: Andy Breckman
Fotografia
: Thomas Ackerman
Scenografia
: Gary Frutkoff
Costumi
: Ellen Mirojnick
Musica
: John Powell
Montaggio
: Tom Lewis
Prodotto da
: Jerry Zucker, Janet Zucker, Sean Daniel
(USA, 2001)

Durata
: 120’
Distribuzione cinematografica
: Eagle Pictures

PERSONAGGI E INTERPRETI

Vera Baker: Whoopy Goldberg
Donald Sinclair: John Cleese
Owen Templeton: Cuba Gooding Jr.
Sig. Pollini: Rowan Atkinson
Randy Pear: Jon Lovitz

Una famiglia in viaggio di piacere, un arbitro che si nasconde dai propri errori, un retto avvocato che festeggia il matrimonio di un amico, madre e figlia che s’incontrano per la prima volta, uno sprovveduto narcolettico italiano, una ingenua coppia di sbandati. Queste persone, che apparentemente hanno nulla in comune, si trovano tutte in un casinò di Las Vegas, davanti ad una slot-machine che sta per premiarli con una misteriosa moneta d’oro. Convocati dal bizzarro proprietario, si ritrovano inaspettatamente trascinati in una scommessa, che consiste nel percorrere 1.300 chilometri per raggiungere una cassetta di sicurezza a Silver City, nel New Messico. A ciascuno la stessa chiave del lucchetto e l’opportunità di vincere da solo 2 milioni di dollari. Unica regola: non ci sono regole. I disorganizzati e ridicoli partecipanti non perdono tempo, dimostrando sin dagli inizi di essere disposti ad ogni bassezza pur di accaparrarsi il denaro. 

Seppure in debito con l’impostazione corale di "Questo pazzo pazzo pazzo pazzo mondo" (gioiello di Stanley Kramer datato 1963), il nuovo film di Jerry Zucker (l"L’aereo più pazzo del mondo", "Top secret!", "Una pallottola spuntata", "Ghost") ritrova l’esclusiva passione per il paradosso che negli anni ’80 rappresentò il suo marchio di fabbrica, ai tempi in cui, insieme al fratello David e al compagno di college Jim Abrahams, fu padre di quello stile che avrebbe condizionato gli sviluppi di una disordinata tendenza comica. Trovando nelle licenze della parodia un funzionale campo d’allenamento, i fratelli Zucker esasperarono la normalità giocando con i contesti, trasformandoli nel grottesco riflesso delle loro sembianze naturali. 

Prima dei due autori, i Fratelli Marx e l’Henry C. Potter di "Hellzapoppin" intuirono le potenzialità di questo inganno sintattico, e Billy Wylder inseguì lo stesso obiettivo con "Uno, due, tre!", raffinato incastro buffo di incongruenze lessicali; insieme a loro e attraverso il medesimo codice, invece, John Landis organizzò una rete di significati socio-culturali visibilmente molto unitaria e finalistica. Jerry Zucker è cresciuto, al contrario, senza queste aspirazioni, intendendo piuttosto dar credito ad un effetto tutto sommato volgare, ma efficace sino all’ultima gag, dove il senso dei gesti e delle parole viene sottoposto a stravolgimenti carnevaleschi, ma inserito in una struttura che li giustifica come legittime contingenze di un universo illogico e cartoonistico.
Nelle storie di un mondo siffatto una mucca può attraversare tutta la pellicola sospesa alla corda di una mongolfiera, ed un uomo cozzare contro un treno in corsa per raggiungere la meta prima di ogni altro, nonostante il cinema muto, 70 anni fa, avesse già realizzato queste utopie. In un panorama cinematografico che appare saturo di ogni cosa, Jerry Zucker duplica la sua formula con una diligenza quasi ottusa, dopo dieci anni di abusi e contraffazioni, ma al tempo stesso conferma l’indiscutibile padronanza dimostrata nell’esercizio del suo talento. Nonostante il lento avvio ed il superfluo finale, il film garantisce almeno un’ora e trenta minuti d’irresistibile e insensata comicità.

Francesco Russo


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