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Distribuzione Italia
PERSONAGGI E INTERPRETI
Prot: Kevin Spacey
Dott. Mark Powell: Jeff Bridges
Bess: Melanee Murray
Rachel Powell: Mary McCormack
Ernie: Saul Williams
Howie: David Patrick Kelly




Prot
(Kevin Spacey) asserisce di venire da
K-Pax, un pianeta della costellazione della Lira. Naturalmente è
ricoverato in un centro di igiene mentale, in cura presso il Dott.
Powell (Jeff Bridges) che rimane
impressionato dalla conoscenza astronomica del suo paziente, che sfoggia
di fronte anche a scienziati increduli che si ostinano a a ritenerlo un
pazzo, sebbene Prot comunichi armonia ai coinquilini del sanatorio
mentale. Parallela alla vicenda aliena (?) di Prot, il Dott. Powell
scava nel passato del paziente per mezzo della ipnosi. Cosicché l’identità
di Prot si sovrappone con quella di un tale Mr. Porter, presunto
suicida, dopo aver ucciso l’assassino di sua moglie e di sua figlia, e
il cui corpo non è mai stato rinvenuto. Tra verità e follia il Dott.
Povell è ossessionato dalla figura enigmatica di Prot, la cui unica
certezza è tuttavia quella di essere un uomo che aiuta il prossimo a
credere nei propri sogni, anche impossibili.
Iain
Softley ("The Wings of the Dove") trascrive
cinematograficamente un romanzo di Gene Brewer,
sceneggiato da Charles Leavit. Il risultato
è un film non classificabile in alcun genere:
dramma, commedia spirituale, fantasy? Forse tutti questi aggettivi più
un altro: unico. Neanche il grande Steven Spileberg ha mai
indagato l’animo umano da simile angolatura: dove ad una realtà
affascinante, e ipoteticamente "inventata", fa riscontro una
vicenda invece terrena e crudele. Quale sia la verità appare per
paradosso secondario rispetto alla capacità romantica di Prot (Spacey
che è come De Niro, sempre da Oscar), giacché l’unica certezza è la
sua saggezza che sana quel che i farmaci non possono intaccare: il
desiderio di sperare in un aureo futuro improbabile, anche per chi è
pazzo, o è un professionista affermato.
A
queste considerazioni di carattere drammaturgico è doveroso aggiungere
che poiché la Luce è una delle protagoniste del film (Prot asserisce
che viaggia per mezzo di questa), all’interno della messa in scena si
snoda un linguaggio intessuto per intero dalla gradazione timbrica della
luce medesima, per via della straordinaria fotografia di John
Mathieson. E nonostante il dubbio conservi la propria
impenetrabilità affinché la verità non si sveli, è proprio quest’ultima
a conquistarsi la propria parte con un inoppugnabile segno
incontrovertibile nel finale: poderoso colpo di teatro di un film
memorabile, potenziato anche dalla recitazione contenuta di Bridges,
complementare controaltare a quella scintillante di Spacey. Tanto
immaginifico è dunque il film, da considerare questa recensione solo
uno spocchioso granello di sabbia in un deserto di poesia.
Una fiaba moderna da proiettare nelle scuole.