Anno VII - Numero 29 - Gennaio 2002

I film del mese


K-PAX

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Iain Softley
Sceneggiatura
: Charles Leawitt, dal romanzo di Gene Brewer
Fotografia
: John Mathieson
Scenografia
: John Beard
Costumi
: Louise Mingenbach
Musica
: Edward Sheamur
Montaggio
: Craig McKay
Prodotto da
: Lawrence Gordon, Lloyd Levin, Robert Colesberry
(USA, 2001)

Durata
: 120’
Distribuzione cinematografica
: 01 Distribuzione Italia

PERSONAGGI E INTERPRETI

Prot: Kevin Spacey
Dott. Mark Powell: Jeff Bridges
Bess: Melanee Murray
Rachel Powell: Mary McCormack
Ernie: Saul Williams
Howie: David Patrick Kelly

Prot (Kevin Spacey) asserisce di venire da K-Pax, un pianeta della costellazione della Lira. Naturalmente è ricoverato in un centro di igiene mentale, in cura presso il Dott. Powell (Jeff Bridges) che rimane impressionato dalla conoscenza astronomica del suo paziente, che sfoggia di fronte anche a scienziati increduli che si ostinano a a ritenerlo un pazzo, sebbene Prot comunichi armonia ai coinquilini del sanatorio mentale. Parallela alla vicenda aliena (?) di Prot, il Dott. Powell scava nel passato del paziente per mezzo della ipnosi. Cosicché l’identità di Prot si sovrappone con quella di un tale Mr. Porter, presunto suicida, dopo aver ucciso l’assassino di sua moglie e di sua figlia, e il cui corpo non è mai stato rinvenuto. Tra verità e follia il Dott. Povell è ossessionato dalla figura enigmatica di Prot, la cui unica certezza è tuttavia quella di essere un uomo che aiuta il prossimo a credere nei propri sogni, anche impossibili.

Iain Softley ("The Wings of the Dove") trascrive cinematograficamente un romanzo di Gene Brewer, sceneggiato da Charles Leavit. Il risultato è un film non classificabile in alcun genere: dramma, commedia spirituale, fantasy? Forse tutti questi aggettivi più un altro: unico. Neanche il grande Steven Spileberg ha mai indagato l’animo umano da simile angolatura: dove ad una realtà affascinante, e ipoteticamente "inventata", fa riscontro una vicenda invece terrena e crudele. Quale sia la verità appare per paradosso secondario rispetto alla capacità romantica di Prot (Spacey che è come De Niro, sempre da Oscar), giacché l’unica certezza è la sua saggezza che sana quel che i farmaci non possono intaccare: il desiderio di sperare in un aureo futuro improbabile, anche per chi è pazzo, o è un professionista affermato. 

A queste considerazioni di carattere drammaturgico è doveroso aggiungere che poiché la Luce è una delle protagoniste del film (Prot asserisce che viaggia per mezzo di questa), all’interno della messa in scena si snoda un linguaggio intessuto per intero dalla gradazione timbrica della luce medesima, per via della straordinaria fotografia di John Mathieson. E nonostante il dubbio conservi la propria impenetrabilità affinché la verità non si sveli, è proprio quest’ultima a conquistarsi la propria parte con un inoppugnabile segno incontrovertibile nel finale: poderoso colpo di teatro di un film memorabile, potenziato anche dalla recitazione contenuta di Bridges, complementare controaltare a quella scintillante di Spacey. Tanto immaginifico è dunque il film, da considerare questa recensione solo uno spocchioso granello di sabbia in un deserto di poesia.
Una fiaba moderna da proiettare nelle scuole.

Luigi Senise

Il sito ufficiale del film


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