Anno VII - Numero 29 - Gennaio 2002

I film del mese


BEHIND ENEMY LINES - DIETRO LE LINEE NEMICHE
(BEHIND ENEMY LINES)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: John Moore
Sceneggiatura
: David Veloz e Zak Penn (soggetto James e John Thomas)
Fotografia
: Brendan Glavin
Scenografia
: Nathan Crawley
Costumi
: George Little
Musica
: Don Davis
Montaggio
: Paul Smith
Prodotto da
: John Davis
(USA, 2001)

Durata
: 105'
Distribuzione cinematografica
: 20th Century Fox Italia

PERSONAGGI E INTERPRETI

Burnett: Owen Wilson
Reigart: Gene Hackman
Stackhouse: Gabriel Macht
O’Malley: David Keith
Lokar: Olek Krupa
Bazda: Marko Igonda

Il conflitto serbo-kosovaro è appena concluso. La pace benché fragile è acquisita. Tuttavia gli USA cercano prove per dimostrare l’esistenza di fosse comuni messe in atto dalle milizie serbe. Quando un velivolo USA fotografa in territorio neutrale i misfatti serbi viene abbattuto. Il pilota viene ucciso con un colpo alla nuca; il navigatore si nasconde nella boscaglia. Nasce così una caccia tra il perfido Lokar (Olek Krupa, che ovviamente evoca la figura del serbo Arkan), il suo fido cecchino Bazda (Marko Igonda) e il navigatore statunitense Burnett (Owen Wilson). Parallelamente, sopra la portaerei, l’ammiraglio Reigart (Gene Hackman) tenta di riportare a casa il suo ragazzo.

Il film dell’Irlandese John Moore (regista esordiente con alle spalle clip per videogiochi, birre e articoli sportivi) parte da un soggetto intrigante, che via via perde consistenza, incentrando la dinamica del pilota nascosto nella gelida macchia bosniaca su colpi di teatro rumorosi, con esplosioni con effetto domino, conflitti a fuoco risibili (i serbi che non usano i cannoni dei carri-armati e vengono massacrati dai missili degli elicotteri USA, per esempio). Moore dimostra di essere capace di realizzare un film di azione pura, innestando nella storia un paio di sequenze che denotano una mano ferma e un occhio visionario e virtuoso: quando Burnett si assopisce nel bosco e viene svegliato dalla voce del suo amico scomparso che lo avverte dellla vicinanza del cecchino serbo; o nella battaglia di Hac. Mentre ciò che il soggetto suggeriva, e cioé la sopravvivenza di un uomo nelle colline balcaniche in inverno, braccato, come mangiava e cosa, come dormiva e dove, come si scaldava etc., insomma tutti quei dettagli che avrebbero reso vivo il rapporto di un uomo solito a maneggiare la tecnologia che si trova in un battito di ciglia di fronte alla selvaggia natura, Moore li snobba del tutto. 

Il conflitto, anche romantico, Uomo – Natura è accennato, e il regista concentra il suo talento nel desiderio di stupire con scene mirabolanti, che si scontrano con un ordine drammaturgico in cui se c’è pathos è perché è ancora sorretto dall’idea del soggetto, non dalla sceneggiatura, che risulta anche sbiadita nel narrare il carattere dell’ammiraglio, indeciso tra procedura militare e istinto. E così quello che in "SpyGame", di Tony Scott, ovvero il montaggio parallelo, incalzante e vertiginosamente finalizzato per centrare il medesimo obiettivo, risulta compiuto, qui invece appare bidimensionale, piatto, edulcorato, con i meccanismi mal oliati. Moore dunque merita attenzione per un’ulteriore prova, sorretta magari da una sceneggiatura più articolata e meno legata a luoghi retorici: anzi, se non fosse per la vivacità del regista, il film risulterebbe in qualche punto del tutto inverosimile.

Luigi Senise


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