Anno VII - Numero 29 - Gennaio 2002

I film del mese


IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE
(LE FABULEUX DESTIN DE AMELIE POULAIN)

Regia: Jean-Pierre Jeunet
Sceneggiatura
: Jean-Pierre Jeunet, Guillaume Laurent
Fotografia
: Bruno Delbonnel
Scenografia
: Mathieu Junot
Costumi
: Madeline Fontaine
Musica
: Yann Tiersen
Montaggio
: Hervé Schneid
Prodotto da
: Claudie Ossard per Ugc
(Francia, 2001)

Durata
: 120'
Distribuzione cinematografica
: Bim

PERSONAGGI E INTERPRETI

Amélie: Audrey Tatou
Nino Quicampoix: Matthieu Kassovitz
Raphael Poulain: Rufus
Joseph: Dominique Pinon
Dufayel: Serge Merlin
Lucien: Jamel Debbouze

"Nel film si racconta una storia di generosità impossibile e la gente ha bisogno di queste storie": è così che Jean-Pierre Jeunet, talentoso cineasta francese cui si debbono - codiretti con Marc Caro - lungometraggi atipici e survoltati quali "Delicatessen" (1990), "La città perduta" (1995) ed "Alien-La clonazione" (1997), spiega il travolgente successo arriso a "Il favoloso mondo di Amélie".
Costato circa 23 miliardi, sbarcato negli Usa in novembre con il titolo "Amélie from Montmartre", sostenuto dalla potente Miramax nella sua corsa agli Oscar, il film di Jeunet è divenuto in breve tempo un vero e proprio caso: la trionfale accoglienza del pubblico ha scatenato polemiche nel fronte critico (sulle colonne del quotidiano "Libération", l’autorevole recensore Serge Kanganski ha accusato il regista d’aver presentato una Francia depurata da etnie altre, pensata per piacere al becero Le Pen), suscitato l’entusiasmo di diversi uomini politici e di spettacolo, rinforzato il già potentissimo battage internazionale.

La vicenda è esile: Amélie, ragazza gentile e garbata che vive a Montmartre lavorando come cameriera al caffè "Les Deux Mulins", scopre d’esser brava a pilotar la gente verso la felicità. Detto fatto, ella si mette in moto per riportare in carreggiata le esistenze delle persone che conosce: volitiva e non priva di malizia, riesce costantemente nell’intento senza particolare sforzo. Giunge però il momento dell’incontro con Nino, un curioso collezionista di piccole cose effimere, per il quale sente un trasporto cui non sa abbandonarsi: è arrivato il momento di dar gioia a se stessa, ed Amélie è in evidente difficoltà...

Niente paura, il film ha la cadenza di una favola e coerentemente si conclude: happy end obbligatorio, quindi, seppur nella cifra surreale ed iperbolica scelta per l’occasione da Jeunet. Ed il meglio dell’operina risiede proprio nella tavolozza coloristica, nell’impasto cromatico, nelle suggestive scenografie che disegnano il ritratto d’una Parigi prevertiana e incantata, brulicante di pittori sbilenchi e scrittori di poca fortuna, portiere dal cuore infranto e droghieri villani, tabaccaie ipocondriache ed avventori ipergelosi.
Ciò detto, l’impressione generale che si ricava dalla visione resta quella d’un fastidioso sciupio di talento: Jeunet usa il machete per ammazzar farfalle, mette il proprio indiscutibile magistero al servizio d’una pellicola viziata da mellifluo carinismo. Vincente al botteghino, certo: tuttavia, dal risultato finale promana quello spiacevole tanfo di furbizia proprio delle opere governate dal mestiere in luogo dell’ispirazione.

Francesco Troiano

Il sito ufficiale del film


Acquista i libri, i video e le colonne sonore dei film di cui abbiamo parlato su Amazon.com, il più fornito negozio interattivo della rete!

Search: Enter keywords...

logo.gif (1915 bytes)