Anno VII - Numero 30 - Febbraio 2002

I film del mese


VANILLA SKY

CAST TECNICO ARTISTICO

RegiaCameron Crowe
Sceneggiatura
Cameron Crowe, tratta dalla sceneggiatura del film "Abre los ojos" di ALejandro Amenàbar e Mateo Gil
Fotografia
: John Toll
Scenografia
Catherine Hardwicke
Costumi
Betsy Heiman
Musica
Danny Bramson, Nancy Wilson
Montaggio
Joe Hutshing
Prodotto da
Tom Cruise, Paula Wagner, Cameron Crowe
(USA, 2001)

Durata
136’
Distribuzione cinematografica
: UIP

PERSONAGGI E INTERPRETI

David Aames: Tom Cruise
Sofia Serrano: Penelope Cruz
Curtis McCabe: Kurt Russel
Brian Shelby: Jason Lee
Edmund Ventura: Noah Taylor
Julie Gianni: Cameron Diaz

David è giovane, ricco, famoso e bello. Sembra non mancare proprio niente alla sua esistenza iper vitaminizzata da rampante e cinico figlio di papà. Eppure la vita riserva brutti scherzi anche a chi sembra immune da qualsiasi dolore. Un ragazzo con una maschera di gomma racconta ad uno psichiatra i particolari misteriosi di una vita sconnessa, della quale molti dettagli sono sommersi e vaghi: un incidente, un omicidio che lo ha portato in carcere dove ora si trova, due donne bellissime, un amico. Il ragazzo è David, sfigurato da un incidente, provocato da un gesto disperato di Giulie, gelosa di una giovane donna spagnola, Sofia, che sembra aver stregato David. La sua storia sembra dipanarsi attraverso un complesso andirivieni di flash back, ma quale è la verità che sfugge allo stesso protagonista?

Dopo l’autobiografico "Almoust Famous", Cameron Crowe dirige il rifacimento di Apri gli occhi di Alejandro Amenàbar, regista di "The Others", che negli anni novanta passò inosservato al grande pubblico. Onirico e roboante, il film risulta a tratti farraginoso e complesso, eppure funziona come macchina spettacolare tenendo alta la tensione e l’aspettativa dello spettatore. Puntellato da una colonna sonora, studiata nei minimi dettagli, il film si fregia di canzoni di autori quali Peter Gabriel, Paul Mc Cartney, i Monkees, i Chemical Brothers, Jeff Buckley e Bob Dylan. Mutuando suggestioni e atmosfere dalla tradizione distopica di molta letteratura fantastica, da Philip K. Dick a Ray Bradbury, sfociata poi in altrettanta produzione cinematografica, Vanilla Sky sembra essere un’onirica materializzazione delle paure e delle colpe del protagonista ma anche di ciascuno spettatore.

Volutamente sfuggente ad un’unica interpretazione, la pellicola racconta di un viaggio attraverso l’inconscio, dal quale David sembra non riuscire ad uscire. E nemmeno è dato sapere quando questo viaggio sia iniziato, forse al momento dell’incontro con Sofia, unica donna con la quale sia forse possibile costruire un vero rapporto d’amore. Il finale propone l’inquietante interrogativo tecnologico della nostra civiltà, confondendo le linee tra sogno e realtà. Crowe usa sapientemente il mezzo cinematografico anche se alcune lungaggini tendono ad appesantire la pellicola, così come l’interpretazione a tratti caricaturale di Tom Cruise.

Danila Filippone


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