Intervista a Cameron Crowe
Cosa le è piaciuto del film di
Amenàbar Apri gli occhi?
Mi è piaciuto un po’ tutto, la storia, i personaggi, ne sono rimasto
colpito e ho pensato che avrei voluto sollevare qualche domanda in più.
Il mio film è molto aperto, ogni spettatore può trovare la propria
interpretazione. Per me il film è una metafora dell’iniziare a
vivere, del mettersi in gioco ed affrontare le gioie e i dolori della
vita, ma molti spettatori ci hanno visto cose diverse ed è proprio
questo il bello.
Ci
sono delle suggestioni distopiche in questo film. Ha tenuto conto della
letteratura fantastica di autori come Philippe K. Dick , che si avvicina
a questo tema in molti dei suoi libri?
Non ho mai letto nulla di Dick pur conoscendolo, ma conosco e apprezzo
Bradbury e altra letteratura fantastica. In realtà mi sono lasciato
guidare da molte suggestioni differenti, come la musica per esempio, e
poi con Tom abbiamo lavorato molto sul carattere di David.
A proposito di musica, anche in
questo film come in Almoust Famous, c’e’ una grande influenza della
cultura pop, come si è orientato per la scelta dei pezzi?
Anche in Vanilla Sky, Danny Bramson è stato il supervisore delle
musiche. Abbiamo cercato di dare un tocco Beatles a tutto il film.
Avevamo già un titolo da canzone e avremmo voluto una canzone di
McCartney. Paul ha visto il film e mi ha proposto di scegliere una delle
canzoni del suo nuovo album da utilizzare per la colonna sonora. C’erano
molte belle canzoni, ma in pochi giorni, a sorpresa, Paul mi ha chiamato
dicendomi che aveva realizzato una canzone appositamente per noi e che
potevo usarla se mi piaceva. E’ stato un grande onore.
Da
Almoust Famous abbiamo imparato che il giudizio di sua madre per lei è
molto importante. Cosa pensa del film?
Ha visto una edizione precedente a quella attuale, più lunga, le è
piaciuto molto, ma ha detto che dovevo tagliare la parte centrale. Io ho
risposto "ma come la parte centrale?" ma poi ho seguito i suoi
consigli e ho tagliato qua e là, tranne Tom, lui non l’ho toccato,
anche mia madre pensava che fosse perfetto.
C’e’ una forte tendenza tra i
giovani autori di Hollywood a raccontare in modo più complesso, ad
utilizzare una narrazione diversa e rifiutare la semplicità ricercando
idee più articolate, lei che ne pensa?
E’ decisamente un metodo di lavoro che mi appartiene. Tarantino con
"Pulp Fiction" ha cambiato il modo di narrare, ha stravolto le
regole del racconto offrendo un milione di possibilità nuove. Io mi
pongo molte domande quando lavoro e dopo l’11 settembre tutti noi
siamo più inclini a cercare delle risposte ad interrogarci sulla
realtà. Quindi, sîì, penso decisamente che ci sia questa tendenza a
forme di narrazione che scavino più in profondità.
Danila
Filippone