Anno VII - Numero 30 - Febbraio 2002

Vanilla Sky


Intervista a Cameron Crowe

Cosa le è piaciuto del film di Amenàbar Apri gli occhi?
Mi è piaciuto un po’ tutto, la storia, i personaggi, ne sono rimasto colpito e ho pensato che avrei voluto sollevare qualche domanda in più. Il mio film è molto aperto, ogni spettatore può trovare la propria interpretazione. Per me il film è una metafora dell’iniziare a vivere, del mettersi in gioco ed affrontare le gioie e i dolori della vita, ma molti spettatori ci hanno visto cose diverse ed è proprio questo il bello.

Ci sono delle suggestioni distopiche in questo film. Ha tenuto conto della letteratura fantastica di autori come Philippe K. Dick , che si avvicina a questo tema in molti dei suoi libri?
Non ho mai letto nulla di Dick pur conoscendolo, ma conosco e apprezzo Bradbury e altra letteratura fantastica. In realtà mi sono lasciato guidare da molte suggestioni differenti, come la musica per esempio, e poi con Tom abbiamo lavorato molto sul carattere di David.

A proposito di musica, anche in questo film come in Almoust Famous, c’e’ una grande influenza della cultura pop, come si è orientato per la scelta dei pezzi?
Anche in Vanilla Sky, Danny Bramson è stato il supervisore delle musiche. Abbiamo cercato di dare un tocco Beatles a tutto il film. Avevamo già un titolo da canzone e avremmo voluto una canzone di McCartney. Paul ha visto il film e mi ha proposto di scegliere una delle canzoni del suo nuovo album da utilizzare per la colonna sonora. C’erano molte belle canzoni, ma in pochi giorni, a sorpresa, Paul mi ha chiamato dicendomi che aveva realizzato una canzone appositamente per noi e che potevo usarla se mi piaceva. E’ stato un grande onore.

Da Almoust Famous abbiamo imparato che il giudizio di sua madre per lei è molto importante. Cosa pensa del film?
Ha visto una edizione precedente a quella attuale, più lunga, le è piaciuto molto, ma ha detto che dovevo tagliare la parte centrale. Io ho risposto "ma come la parte centrale?" ma poi ho seguito i suoi consigli e ho tagliato qua e là, tranne Tom, lui non l’ho toccato, anche mia madre pensava che fosse perfetto.

C’e’ una forte tendenza tra i giovani autori di Hollywood a raccontare in modo più complesso, ad utilizzare una narrazione diversa e rifiutare la semplicità ricercando idee più articolate, lei che ne pensa?
E’ decisamente un metodo di lavoro che mi appartiene. Tarantino con "Pulp Fiction" ha cambiato il modo di narrare, ha stravolto le regole del racconto offrendo un milione di possibilità nuove. Io mi pongo molte domande quando lavoro e dopo l’11 settembre tutti noi siamo più inclini a cercare delle risposte ad interrogarci sulla realtà. Quindi, sîì, penso decisamente che ci sia questa tendenza a forme di narrazione che scavino più in profondità.

Danila Filippone


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