Anno VII - Numero 30 - Febbraio 2002

I film del mese


LA RAPINA
(3000 MILES TO GRACELAND)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Demian Lichtenstein
Sceneggiatura: Demian Lichtenstein, Richard Recco
Fotografia: David Franco
Scenografia:
Robert de Vico
Costumi: Mary E. McLeod
Musica
: George S. Clinton
Montaggio:
Michael J. Duthie, Miklos Wright
Prodotto da
: Elie Samaha, Damien Liechtenstein, Richard Spero, Eric Manes, Andrew Stevens
(USA, 2001)
Durata
: 123'
Distribuzione cinematografica
: CDI

PERSONAGGI E INTERPRETI

Murphy: Kevin Costner
Michael: Kurt Russell
Cybil Waingrow: Courtney Cox
Hanson: Christian Slater
Jesse Waingrow: David Kaye

Durante la settimana dedicata alla celebrazione di Elvis Presley due ex compagni di cella, Michael e Murphy, si ritrovano con altri complici per mettere a segno un colpo miliardario. Semplice come un gioco: nei luccicanti panni che furono del re di Memphis i malviventi si introducono nell’hotel Riviera di Las Vegas, svaligiano le casse e si portano sul tetto dove arriva un elicottero a prelevarli con il bottino. Ma il copione non va così liscio e tra una raffica di mitra e l’altra la gang riesce a mettersi in salvo crivellando di colpi la sorveglianza, qualche avventore e perdendo uno dei componenti della banda. Al momento di spartirsi il malloppo la complicità tra i cinque viene meno e a doversi giocare la partita restano Murphy e Michael, ai quali si aggiungono una giovane mamma, Cybil, innamorata di Michael, e il suo furbo bambino Jesse. Tra inseguimenti e fughe da una parte all’altra del deserto del Nevada sulla via che porta a Graceland, il bottino scivola tra equivoci e colpi bassi tra le mani dei protagonisti con un epilogo inverosimile e romantico.

Ennesimo film sul tema della rapina, questo secondo lungometraggio di Demian Lichtenstein, già apprezzato regista di videoclip musicali, ha in sé quel senso spiccato del surreale che ricorda un po’ Tarantino, le guerre tra mafiosi di Kitano, o il Raimi diabolico di "Soldi sporchi". Esasperare talmente la violenza fino a trasfigurarla, rendercela quasi non deprecabile, lanciarla talmente al limite del ridicolo da diventare un mero elemento narrativo è un esperimento già visto, ma non per questo facile. Lichtenstein ci riesce bene, soprattutto in un primo tempo amorale,. Un’accelerazione che si perde nel secondo tempo, quando entra in gioco il legame sentimentale tra Michael e la bella Cybill, e l’affetto paterno tra lui e il bambino. Quasi che l’aspetto umano del racconto provocasse una sorta di scollamento in un film che poteva essere completamente sopra le righe, paradossale. E che si perde del tutto in un finale melenso e scontato che delude proprio perché troppo lieto per un film che è una vera e propria carneficina. Niente di nuovo, senza dubbio, anche se lasciano senza fiato certe scene animate da un montaggio frenetico e veloce, in particolare quella della sparatoria nell’albergo. Ottimo il cast, con un Kurt Russell tenebroso dal cuore tenero e un cattivissimo Kevin Costner, a pennello nel ruolo del perdente che non molla fino alla fine.

Fania Petrelli


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