Anno VII - Numero 30 - Febbraio 2002

I film del mese


I PERFETTI INNAMORATI
(AMERICA'S SWEETHEARTHS)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Joe Roth
Sceneggiatura
: Billy Crystal, Peter Tolan
Fotografia
: Phedon Papamichael
Scenografia:
Garreth Stover
Costumi
: Ellen Mirojnick
Musica
: James Newton Howard
Montaggio:
Stephen A.Rotter
Prodotto da
: Susan Arnold, Donna Roth, Billy Crystal
(USA, 2001)

Durata
: 102'
Distribuzione cinematografica
: I. I. F.

PERSONAGGI E INTERPRETI

Kiki Harrison: Julia Roberts
Lee Phillips: Billy Crystal
Gwen Harrison: Catherine Zeta-Jones
Eddie Thomas: John Cusack
Hector: Hank Azaria
Dave Kingman: Stanley Tucci

L’autoreferenzialità è certamente una delle caratteristiche ricorrenti del cinema: non pochi sono, addirittura, i titoli consacrati al milieu della decima musa, dal bellissimo "Effetto notte" di François Truffaut allo scatenato "Hollywood, Vermont" di David Mamet (quest’ultimo, purtroppo, non ancora approdato sui nostri schermi). Sull’argomento, giunge ora nelle sale il più volte rinviato "I perfetti innamorati", satira assai bonaria dell’ambiente cinematografico scritta da un attore di successo come Billy Crystal e diretta da un abile produttore qual’è Joe Roth. Con simili premesse, si sa già cosa attendersi: nella fattispecie, assistiamo qui alle vicissitudini d’una coppia d’attori (Cusack e la Zeta-Jones, un po’ a disagio nei rispettivi ruoli) in precedenza innamoratissimi e ora in rotta sentimentale, che si trovano costretti a fingere un’inesistente armonia al fine di lanciare - cosa vitale per le carriere di entrambi - il loro ultimo film assieme. Il tutto, orchestrato da un agente pubblicitario abilissimo (Crystal, senza dubbio il migliore in campo) e sotto gli occhi della sorella-inserviente della diva (una efficace Julia Roberts), cui il colpo di scena conclusivo procurerà una meritata gratificazione.

Divertente per tre quarti della durata, con un felice rimpallo delle battute ed una non spiacevole aria da commedia anni ‘40, l’operina perde smalto negli ultimi venti minuti impaniandosi in un "omnia vincit amor" telefonato e melassoso: ma la credibilità era già venuta meno (quale addetto stampa organizzerebbe l’anteprima senza rete d’una pellicola della quale non ha veduto un solo fotogramma?), assieme a quel minimo di cattiveria che aveva movimentato ed insaporito la prima parte della storia. In definitiva, siamo di fronte ad un prodotto non privo di dignità, che garantisce allo spettatore un intrattenimento garbato e mai volgare: non è poco, dati i tempi, ma a volte si vorrebbe davvero qualcosa di più.

Francesco Troiano


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