Anno VII - Numero 30 - Febbraio 2002

I film del mese


PAZ!

CAST TECNICO ARTISTICO

RegiaRenato De Maria
Sceneggiatura
Ivan Cotroneo, Renato De Maria, Francesco Piccolo
Fotografia
Gian Filippo Corticelli
Scenografia
Giancarlo Basili
Costumi
Valentina Taviani, Francesca Casciello
Musica
Riccardo Sinigallia, Francesco Zampaglione, Meme
Montaggio
Jacopo Quadri
Prodotto da
Roberto e Matteo Levi per Tangram Film – Rai Cinema – Stream – ITC Movie
(Italia, 2002)

Durata
102’
Distribuzione cinematografica
Mikado

PERSONAGGI E INTERPRETI

Pentothal: Claudio Santamaria
Zanardi: Flavio Pistilli
Enrico Fiabeschi: Max Mazzotta
Lucilla: Fabrizia Sacchi
Gianna: Rosalinda Celentano
Roberto Colasanti: Matteo Taranto
Sergio Petrilli: Cristiano Callegaro
Signorina Corona: Iaia Forte
Professoressa: Paola Bechis
Folletto: Antonio Rezza
Studente di Latina: Ricky Memphis
Bifo: Franco Berardi

I personaggi di Andrea Pazienza, ripubblicati di recente da Baldini & Castoldi ed Einaudi, tornano a vivere grazie ad un casting perfetto ed al talento degli interpreti. Abbondanti primi piani con tanto di sguardo in macchina e strizzatina d’occhio al pubblico, rendono i protagonisti ancora più fumettosi. Realizzato in digitale con una regia nervosa, il film, ambientato a Bologna alla fine degli anni Settanta, racconta la giornata tipo di tre conviventi che s’incontrano solo di sfuggita. Pentothal, universitario fuorisede e fuoricorso, si arrovella come un romantico e guarda la vita scorrergli a fianco, in bilico fra allucinazione e nichilismo, dopo essere stato piantato da Lucilla. Zanardi, pluriripetente cinico, usa gli altri e incarna già l’edonismo senza scrupoli degli anni ’80. Fiabeschi, fuoricorso mantenuto, si ricorda di dare gli esami solo per rinviare il servizio militare e subisce il fascino delle "sbarbe".

Diversamente dagli intenti del regista, però, "Paz!" non riesce a ritrarre un’intera generazione, il movimento del ’77. Nonostante il divieto ai minori di 14 anni (in precedenza, ai minori di 18), è iconografico, non graffiante. S’intravedono le sommosse, le occupazioni, i protagonisti si fanno in continuazione, ma non c’è vera provocazione. S’intuisce la volontà di cambiare il mondo, la potenzialità demiurgica e creativa autodistruttiva – per certi aspetti vicina agli attuali movimenti antiglobalizzazione – ma gli ideali e il disagio dei giovani di allora rimangono sempre latenti.

Per contro, la musica, vero e proprio elemento espressivo più che mera colonna sonora, ripropone gruppi bolognesi del periodo, come i Gas Nevada e gli Skiantos, e un brano di Dalla nella versione dei Tiromancino. E c’è comunque una chicca: la scena dell’esame di semiotica di Fiabeschi al DAMS. Pazienza.

Paola Daniela Orlandini 


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