Anno VII - Numero 30 - Febbraio 2002

I film del mese


I MARCIAPIEDI DI NEW YORK
(SIDEWALKS OF NEW YORK)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Edward Burns
Sceneggiatura
: Edward Burns
Fotografia
: Frank Prinzi
Costumi
: Marie-Catherine Conti
Montaggio
: David Greenwold
Prodotto da
: Margot Bridger, Brian Burns, Edward Burns, Cathy Schulman, Rick Yorn
(USA, 2001)

Durata
: 107’
Distribuzione cinematografica
: Eagle Pictures

PERSONAGGI E INTERPRETI

Tommy: Edward Burns
Maria: Rosario Dawson
Griffin: Stanley Tucci
Annie: Heather Graham
Benjamin: David Krumholz
Ashley: Brittany Murphy

Sottoposti occasionalmente alle attenzioni di un invisibile intervistatore, sei cittadini newyorkesi di diversa estrazione raccontano se stessi, nel difficile rapporto tra le esperienze sentimentali e gli affanni della vita quotidiana. Tommy è un produttore televisivo che ha da poco concluso un’intensa relazione; Griffin è un marito infedele e insoddisfatto dal suo matrimonio con la bella e leziosa Annie; Benjamin, portiere d’albergo che sogna di diventare un famoso chitarrista, s’innamora della giovanissima Ashley, studentessa e cameriera di un piccolo ristorante; Maria è l’ex-moglie di Benjamin, una timida insegnante che non incontra un uomo dal giorno del divorzio. Ognuno di loro intreccerà con l’altro la propria esistenza, nel faticoso tentativo di trovare serenità ed equilibrio lungo la strada che conduce all’amore. 

L’attore Edward Burns, protagonista insieme a Robert De Niro di "15 minuti: follia omicida a New York" e vincitore del Gran Premio della Giuria al Sundance Festival per "I fratelli McMullan" (esordio alla regia del 1995) affronta la sua prova numero quattro dietro la macchina da presa con una pellicola corale ambiziosa e disarticolata. Realizzato in buona parte con la handycam, questo film d’attori sembra non aver la pretesa di ricercare un taglio neutro, ma preferisce piuttosto abusare delle trasformazioni stilistiche che, da "Io e Annie" a "Mariti e Mogli", sono diventate forma e contenuto caratteristici della carriera di Woody Allen. 

Perduto in un labirinto di nozioni, Edward Burns oltrepassa senza cautela il confine tra omaggio e imitazione riuscendo a svelare con chiarezza, tutt’al più, le distanze incolmabili tra il linguaggio del maestro e la tradizione americana, evidenza di cui lo stesso Allen non aveva mai fatto mistero. Lo svolgimento è sfilacciato e l’ordinarietà degli eventi soffre la mancanza dei tratteggi individuali che hanno reso la cinematografia alleniana un fulgido esempio di scomposizione intimista e sociologica. Soprattutto, Burns sottostima qualunque intervento sulla forma e sulla struttura. A dare un senso a questo progetto, infine, sembrano interessarsi soltanto gli attori attraverso il loro lodevole impegno, stimolati forse dall’occasione di misurarsi nei territori dell’educazione teatrale. Tra tutti, Stanley Tucci emerge per il suo talento di straordinario caratterista (già conosciuto in pellicole come "Billy Bathgate", "Uomini d’onore", "Il Rapporto Pelican" e "I perfetti innamorati") che indossa con simpatia ed esperienza i panni di questo insoddisfatto e arrogante dentista.

Francesco Russo


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