Javier Ramos: Carlos Echevarria
Julia Sarano: Rosa Ruggeri
Victoria Ramos: Stefania Sandrelli
Enrique Pinero: Raul Ramos
La partoriente: Antonella Costa
La fidanzata di Javier: Evita Ciri
L’ostetrica: Delia Caseaux


Una
donna partorisce, mentre due uomini aspettano fuori per prendere il suo
bambino. La donna mette alla luce due gemelli, l’ostetrica riesce a
nascondere in una borsa la bambina. Nella Milano di vent’anni dopo,
Javier, il maschio dei due gemelli, vive una vita inconsapevole.
Coccolato dal benessere di una famiglia agiata, si dedica spensierato ad
una vita normale. Sua sorella Rosa un giorno arriva in Italia, dopo una
ricerca disperata, durata tutta la vita, lo ha rintracciato via e mail e
ora vuole tentare di raccontargli tutta la verità. Javier si rifiuta di
crederle, eppure il dubbio lo sconvolge e la sua vita non sarà più la
stessa. I due fratelli intraprendono un viaggio verso Barcellona, che
per Javier è un viaggio interiore di dolorosa scoperta della verità.
Dopo
"Garage Olimpo" Marco Bechis
dirige un secondo film dedicato alla terribile vicenda dei desaparecidos
dell’Argentina degli anni settanta. Se in "Garage Olimpo" il
dramma era visibile in modo chiaro e crudo con la descrizione filmica
dei campi di concentramento e delle torture subite dai prigionieri, in
"Figli" la tragedia è tutta interiorizzata. Il racconto
procede tortuoso tra le pieghe di un animo sconvolto da una verità
insostenibile. Javier, lacerato dall’idea di aver vissuto una vita
altra, rispetto a quella per cui era venuto al mondo, combatte l’idea
che i suoi genitori, o almeno quelli che lui ha creduto tali, siano di
fatto degli assassini. Il dramma di questi figli, strappati a giovani
donne che andavano poi incontro alla morte e alla tortura, viene appena
sfiorato dal film eppure il nodo emotivo di un’inaccettabile
alienazione di vite, seguita e perseguita quasi in modo
istituzionalizzato da un governo con la tacita complicità della
popolazione, arriva al cuore dello spettatore.
Bechis
sceglie uno stile cinematografico diverso dal precedente, fatto di
parole non dette, sguardi e allusioni emotive, che riecheggiano da un
personaggio all’altro, lasciando in superficie la psicologica dei
protagonisti per permettere a ciascuno di entrare individualmente in un
dramma condiviso da molti. A questa atmosfera contribuisce l’intensa
interpretazione dei protagonisti, tra cui spicca Stefania
Sandrelli. Manca la forza espressiva con
cui "Garage Olimpo" imponeva allo sguardo quasi incredulo
dello spettatore un orrore difficile da accettare.
"Figli" possiede a tratti un tono da dramma borghese, che
sembra a volte congelare i sentimenti. Ma se il nodo emotivo rimane
quasi irrisolto fino alla fine, si scioglie nel bel finale
documentaristico, realizzato durante una delle manifestazioni reali
organizzate dall’associazione H.I.J.O.S., da cui il film mutua il
nome, attualizzando in modo forte il dramma dei figli dei desaparecidos.