Anno VII - Numero 30 - Febbraio 2002

Figli/Hijos


Intervista a Marco Bechis

Come è nata l’idea di questo film?
Questo film rappresenta l’altra faccia di quello che ho raccontato in "Garage Olimpo". Ho voluto continuità, anche se non stilistica, tra le due pellicole. Era molto che pensavo ad un film sui figli. Mi sono documentato, intervistando giovani che hanno scoperto di essere stati strappati alla famiglia naturale dai propri genitori. Molti sono ragazzi che conosco da tempo. Si stima che siano più di cinquecento questi figli rubati, e ne sono stati denunciati meno della metà. E’ un argomento complesso, che oggi in Argentina viene portato avanti da associazioni come H.I.J.O.S.. Per non dimenticare.

Per quale motivo per ricordare ha scelto di non mostrare quello che è successo?
In "Garage Olimpo" ho rappresentato la realtà che tutti avevano sotto gli occhi ma nessuno voleva vedere e quindi ho mostrato tutto. Ma era diverso, c’era un campo di concentramento, delle torture fisiche e delle violenze. In "Figli" il dramma è interiore, anche se ho solo suggerito la psicologia di questi due ragazzi, per creare dei buchi nei quali lo spettatore si possa inserire emotivamente. "Figli" rappresenta la situazione di oggi, gli effetti di quelle violenze. Si deve pensare che l’Argentina di oggi è un luogo dove non c’è stata giustizia, ci si può trovare al bar a bere un cappuccino con un aguzzino che ti ha torturato. I torturatori non hanno pagato e non sono stati nemmeno perseguiti dalla legge, sono liberi senza nemmeno bisogno di scappare. Persino le istituzioni sono le stesse, la polizia di allora non ha mai subito nemmeno un’inchiesta dunque idealmente è la stessa di oggi. Dunque molte associazioni come H.I.J.O.S, che organizzano manifestazioni pacifiche di denuncia contro i torturatori e i sequestratori, cercano di sostituire la giustizia con la condanna sociale. Denunciano i colpevoli così che siano costretti a cambiare casa di continuo e subiscano almeno una ghettizzazione.

Cosa pensa dell’attuale situazione argentina?
E’ molto che non vivo in Argentina ma la crisi di oggi è il risultato di una politica economica scorretta e avventata, di cui molti erano al corrente. C’è stata una lenta dissipazione delle risorse. Si parla molto della crisi ma si è taciuto che con l’approvazione del governo appena due mesi prima della crisi, camion blindati hanno trasportato fuori del paese 20 mila miliardi di dollari. Questa è la misura del mal governo argentino.

Il film uscirà in Argentina?
Ci auguriamo di sì. La crisi rende certe cose come il cinema un passatempo d’élite. Oggi un biglietto costa sette dollari, in un paese dove di dollari non ce ne sono più. Forse faremo uscire il film ad un prezzo politico per permettere a tutti di vederlo.

E la reazione del pubblico?
Al tempo di "Garage Olimpo" molti si sono rifiutati di vedere e sapere, perché di questo non si parla, è un argomento tabù. Ma ovviamente noi speriamo che l’atteggiamento cambi.

Danila Filippone

La recensione di Figli


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