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Intervista
a Marco Bechis
Come è nata l’idea di questo film?
Questo film rappresenta l’altra faccia di quello che ho raccontato
in "Garage Olimpo". Ho voluto continuità, anche se non
stilistica, tra le due pellicole. Era molto che pensavo ad un film sui
figli. Mi sono documentato, intervistando giovani che hanno scoperto di
essere stati strappati alla famiglia naturale dai propri genitori. Molti
sono ragazzi che conosco da tempo. Si stima che siano più di
cinquecento questi figli rubati, e ne sono stati denunciati meno della
metà. E’ un argomento complesso, che oggi in Argentina viene portato
avanti da associazioni come H.I.J.O.S.. Per non dimenticare.
Per
quale motivo per ricordare ha scelto di non mostrare quello che è
successo?
In "Garage Olimpo" ho rappresentato la realtà che tutti
avevano sotto gli occhi ma nessuno voleva vedere e quindi ho mostrato
tutto. Ma era diverso, c’era un campo di concentramento, delle torture
fisiche e delle violenze. In "Figli" il dramma è interiore,
anche se ho solo suggerito la psicologia di questi due ragazzi, per
creare dei buchi nei quali lo spettatore si possa inserire emotivamente.
"Figli" rappresenta la situazione di oggi, gli effetti di
quelle violenze. Si deve pensare che l’Argentina di oggi è un luogo
dove non c’è stata giustizia, ci si può trovare al bar a bere un
cappuccino con un aguzzino che ti ha torturato. I torturatori non hanno
pagato e non sono stati nemmeno perseguiti dalla legge, sono liberi
senza nemmeno bisogno di scappare. Persino le istituzioni sono le
stesse, la polizia di allora non ha mai subito nemmeno un’inchiesta
dunque idealmente è la stessa di oggi. Dunque molte associazioni come
H.I.J.O.S, che organizzano manifestazioni pacifiche di denuncia contro i
torturatori e i sequestratori, cercano di sostituire la giustizia con la
condanna sociale. Denunciano i colpevoli così che siano costretti a
cambiare casa di continuo e subiscano almeno una ghettizzazione.
Cosa pensa dell’attuale situazione argentina?
E’ molto che non vivo in Argentina ma la crisi di oggi è il
risultato di una politica economica scorretta e avventata, di cui molti
erano al corrente. C’è stata una lenta dissipazione delle risorse. Si
parla molto della crisi ma si è taciuto che con l’approvazione del
governo appena due mesi prima della crisi, camion blindati hanno
trasportato fuori del paese 20 mila miliardi di dollari. Questa è la
misura del mal governo argentino.
Il film uscirà in Argentina?
Ci auguriamo di sì. La crisi rende certe cose come il cinema un
passatempo d’élite. Oggi un biglietto costa sette dollari, in un
paese dove di dollari non ce ne sono più. Forse faremo uscire il film
ad un prezzo politico per permettere a tutti di vederlo.
E la reazione del pubblico?
Al tempo di "Garage Olimpo" molti si sono rifiutati di
vedere e sapere, perché di questo non si parla, è un argomento tabù.
Ma ovviamente noi speriamo che l’atteggiamento cambi.
Danila
Filippone
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