: Mediafilm
PERSONAGGI E INTERPRETI
D'Artagnan: Justin Chambers
Febre: Tim Roth
Cardinale Richelieu: Stephen Rea
Francesca Bonacieux: Mena Suvari
Anna, Regina di Francia: Catherine Deneuve

Il
titolo è importante. The musketeer, recita l’originale. D’Artagnan,
replica in modo lungimirante la traduzione italiana. Perché questa
spolverata europea che l’americano Peter Hyams
ha dato al mito dei moschettieri sposta l’ago della bilancia proprio
sul più popolare dei quattro spadaccini. Rendendolo una sorta di Jackie
Chan del fioretto attraverso una spettacolarizzazione estrema dei duelli
ed una precisa elisione dei tratti naif da campagnolo inurbato. Via
dunque il comico cavallo con i "doposci" che porta Gene Kelly
nella Parigi settecentesca. D’Artagnan di Guascogna è individuo molto
più raffinato e politicamente abile di quanto lo stesso Dumas non
pensasse. Via la perfida Milady, in modo da non dover pensare a Lana
Turner, un ridimensionamento spetta anche al solitamente mefistofelico
Richelieu. Stabili le quotazioni della regina, ci vuole un nuovo cattivo
di robusto spessore e la figlia della sarta di corte, a corroborare il
versante femminile.
In
questo tourbillon di cambiamenti, la miglior chiave per godere D’Artagnan
è scordare quanto si è letto o visto in precedenza, ed affrontare
con animo vergine le acrobatiche evoluzioni del moschettiere. C’è
gran ritmo: Hyams è regista piuttosto abile, assuefatto al
genere e qui assai sensibile alla lezione dei film d’azione orientali.
Fida su una compagine resa efficace dalla collaudata perfidia di Tim
Roth, da Stephen Rea e da una Deneuve
rivitalizzata. Qualche semplificazione di troppo, e la floscia ancorché
avvenente Mena Suvari non impediscono alla
pellicola di decollare, a tratti riuscendo anche piacevole. Certo
che Gene Kelly era un’altra cosa.