Abbiamo incontrato a Roma, giunto a presentare il suo
suo ultimo film e in attesa di iniziare le riprese di "Terminator
3", l’attore Arnold Schwarzenegger, da oltre vent’anni grande
protagonista del cinema d’azione. Nato nel 1947 e vicino al
festeggiamento del suo cinquantacinquesimo compleanno, l’uomo che
appare davanti ad un’impaziente folla di giornalisti sembra immobile
sul sentiero del tempo, scultoreo ed energico come l’icona che
rappresenta, fanciullo dal volto di cuoio che sorride alle aggressioni
dell’età e alle domande dei reporter con la medesima impertinenza.
Perfettamente a suo agio in queste circostanze, è Schwarzenegger stesso
ad aprire la conferenza stampa con alcune dichiarazioni che cancellano
rapidamente un nucleo di interrogativi, ricordando quanto apprezzi
essere nuovamente in Italia a gustare la nostra cucina e ringraziando
Francesca Neri, anch’ella presente in sala, per lo splendido ed
inatteso risultato della loro collaborazione. Ovviamente, dato l’argomento
del film, molte richieste si concentrano sul suo rapporto con gli eventi
dell’11 settembre.
Come
attore e in primo luogo come protagonista di tanti film d’azione, lei
vive continuamente tra la realtà e la finzione. Cosa prova quando vede
scomparire la distanza tra queste due dimensioni della vita, come è
accaduto a New York l’11 settembre?
Certamente, il dramma che ha colpito l’America ha cambiato
profondamente il modo di condurre la nostra vita quotidiana. Immagino
che adesso il terrore per la nostra sorte e per quella dei nostri cari
non coinvolga soltanto chi vive negli Stati Uniti, ma ogni abitante del
mondo occidentale. Riguardo al cinema, credo che se qualcuno ad
Hollywood avesse ipotizzato una rappresentazione così imponente, gli
avrebbero dato del pazzo, accusandolo di essere andato troppo oltre!
Quando la vita supera l’immaginazione, anche chi lavora nello
spettacolo resta disorientato.
Non le sembra un momento pericoloso per distribuire
un film che come questo coinvolge la sensibilità di migliaia di
spettatori, giustificando addirittura l’ipotesi di una vendetta
privata?
Credo che questa sensazione nasca da un malinteso: film come questo
non riproducono la realtà, ne tanto meno intendono farlo. Si tratta
soltanto di cinema d’evasione, della storia irreale che racconta il
caso di un uomo comune, la cui esistenza viene sconvolta dalla perdita
degli affetti più cari. Per esigenze drammatiche, poi, il protagonista
sceglie di farsi giustizia da solo, ma nella vita reale una simile
ipotesi è assurda, e sarebbe un folle chiunque tentasse di realizzarla.
Al contrario, al cinema gli spettatori adorano ritrovare degli eroi che
li aiutino a dimenticare questi insormontabili problemi: come accadeva
durante la seconda Guerra Mondiale al pubblico innamorato di John Wayne,
impossibile paladino di tutto ciò che è giusto. In pratica, non esiste
alcuna differenza tra "Terminator" e "Danni
Collaterali".
Le
riprese del film sono state terminate prima della strage dell’11
settembre. Quali tagli ha subito la pellicola dopo l’accaduto?
Non è stato eseguito nessun taglio, oltre a quelli regolarmente
applicati in fase di montaggio. Nel rispetto delle vittime e del dolore
dei loro familiari abbiamo deciso di posticipare l’uscita del film, ma
la pellicola ha rispettato con rigore il progetto originale.
Che sensazioni prova, oggi, rivedendo le ultime
sequenze di "True Lies", in gran parte girate proprio al World
Trade Center?
Sono stato colpito da emozioni contrastanti, ma dato che devo
riprendere confidenza con il personaggio ho dovuto imparare a
controllare il mio stato d’animo, in attesa di cominciare le riprese
di "True Lies 2". È tutto pronto e stiamo soltanto aspettando
che Cameron apporti le ultime modifiche alla sceneggiatura, a cui ha
dovuto rimettere mano proprio dopo gli orrori dell’attentato.
Una domanda a Francesca Neri. Come è arrivata a far
parte del cast e come si è trovata lavorando per la prima volta in una
grande produzione americana?
Ho ricevuto la proposta per la parte femminile dopo aver realizzato
un provino in Italia, che è arrivato poi sulla scrivania di Arnold.
Onestamente, non credevo che avrei mai lavorato in un film d’azione
statunitense nella mia vita, soprattutto al fianco di Arnold
Schwarzenegger! È stata un’esperienza divertente e l’idea d’interpretare
un ruolo negativo mi ha attratta sin dal primo momento. Arnold, Andrew e
l’intera crew sono stati fantastici, tutti dei veri professionisti.
Quali sono i progetti futuri di Arnold Schwarzegger?
Oltre a "True Lies 2", sono già sul set di
"Terminator 3" (risate dai presenti in sala). No, è tutto
vero! Ad aprile inizieremo a girare le prime scene e stavolta, al posto
di James Cameron, la regia sarà affidata a Jonathan Mostow (autore di
"U-571").
Francesco
Russo