Anno VII - Numero 30 - Febbraio 2002

I film del mese


Intervista con Arnold Schwarzenegger e Francesca Neri

Abbiamo incontrato a Roma, giunto a presentare il suo suo ultimo film e in attesa di iniziare le riprese di "Terminator 3", l’attore Arnold Schwarzenegger, da oltre vent’anni grande protagonista del cinema d’azione. Nato nel 1947 e vicino al festeggiamento del suo cinquantacinquesimo compleanno, l’uomo che appare davanti ad un’impaziente folla di giornalisti sembra immobile sul sentiero del tempo, scultoreo ed energico come l’icona che rappresenta, fanciullo dal volto di cuoio che sorride alle aggressioni dell’età e alle domande dei reporter con la medesima impertinenza. Perfettamente a suo agio in queste circostanze, è Schwarzenegger stesso ad aprire la conferenza stampa con alcune dichiarazioni che cancellano rapidamente un nucleo di interrogativi, ricordando quanto apprezzi essere nuovamente in Italia a gustare la nostra cucina e ringraziando Francesca Neri, anch’ella presente in sala, per lo splendido ed inatteso risultato della loro collaborazione. Ovviamente, dato l’argomento del film, molte richieste si concentrano sul suo rapporto con gli eventi dell’11 settembre.

Come attore e in primo luogo come protagonista di tanti film d’azione, lei vive continuamente tra la realtà e la finzione. Cosa prova quando vede scomparire la distanza tra queste due dimensioni della vita, come è accaduto a New York l’11 settembre?
Certamente, il dramma che ha colpito l’America ha cambiato profondamente il modo di condurre la nostra vita quotidiana. Immagino che adesso il terrore per la nostra sorte e per quella dei nostri cari non coinvolga soltanto chi vive negli Stati Uniti, ma ogni abitante del mondo occidentale. Riguardo al cinema, credo che se qualcuno ad Hollywood avesse ipotizzato una rappresentazione così imponente, gli avrebbero dato del pazzo, accusandolo di essere andato troppo oltre! Quando la vita supera l’immaginazione, anche chi lavora nello spettacolo resta disorientato.

Non le sembra un momento pericoloso per distribuire un film che come questo coinvolge la sensibilità di migliaia di spettatori, giustificando addirittura l’ipotesi di una vendetta privata?
Credo che questa sensazione nasca da un malinteso: film come questo non riproducono la realtà, ne tanto meno intendono farlo. Si tratta soltanto di cinema d’evasione, della storia irreale che racconta il caso di un uomo comune, la cui esistenza viene sconvolta dalla perdita degli affetti più cari. Per esigenze drammatiche, poi, il protagonista sceglie di farsi giustizia da solo, ma nella vita reale una simile ipotesi è assurda, e sarebbe un folle chiunque tentasse di realizzarla. Al contrario, al cinema gli spettatori adorano ritrovare degli eroi che li aiutino a dimenticare questi insormontabili problemi: come accadeva durante la seconda Guerra Mondiale al pubblico innamorato di John Wayne, impossibile paladino di tutto ciò che è giusto. In pratica, non esiste alcuna differenza tra "Terminator" e "Danni Collaterali".

Le riprese del film sono state terminate prima della strage dell’11 settembre. Quali tagli ha subito la pellicola dopo l’accaduto?
Non è stato eseguito nessun taglio, oltre a quelli regolarmente applicati in fase di montaggio. Nel rispetto delle vittime e del dolore dei loro familiari abbiamo deciso di posticipare l’uscita del film, ma la pellicola ha rispettato con rigore il progetto originale.

Che sensazioni prova, oggi, rivedendo le ultime sequenze di "True Lies", in gran parte girate proprio al World Trade Center?
Sono stato colpito da emozioni contrastanti, ma dato che devo riprendere confidenza con il personaggio ho dovuto imparare a controllare il mio stato d’animo, in attesa di cominciare le riprese di "True Lies 2". È tutto pronto e stiamo soltanto aspettando che Cameron apporti le ultime modifiche alla sceneggiatura, a cui ha dovuto rimettere mano proprio dopo gli orrori dell’attentato.

Una domanda a Francesca Neri. Come è arrivata a far parte del cast e come si è trovata lavorando per la prima volta in una grande produzione americana?
Ho ricevuto la proposta per la parte femminile dopo aver realizzato un provino in Italia, che è arrivato poi sulla scrivania di Arnold. Onestamente, non credevo che avrei mai lavorato in un film d’azione statunitense nella mia vita, soprattutto al fianco di Arnold Schwarzenegger! È stata un’esperienza divertente e l’idea d’interpretare un ruolo negativo mi ha attratta sin dal primo momento. Arnold, Andrew e l’intera crew sono stati fantastici, tutti dei veri professionisti.

Quali sono i progetti futuri di Arnold Schwarzegger?
Oltre a "True Lies 2", sono già sul set di "Terminator 3" (risate dai presenti in sala). No, è tutto vero! Ad aprile inizieremo a girare le prime scene e stavolta, al posto di James Cameron, la regia sarà affidata a Jonathan Mostow (autore di "U-571").

Francesco Russo


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