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THE
BANK
CAST TECNICO ARTISTICO
Sceneggiatura e Regia : Robert
Connolly:
Fotografia: Tristan Milani
Scenografia: Luigi Pittorino
Costumi: Annie Marshall
Musica: Alan John
Montaggio: Nick Meyers
Prodotto da: John Maynar e
coprodotto da Domenico Procacci
(Australia, Italia, 2001)
Durata:
Distribuzione cinematografica: Fandango
PERSONAGGI E INTERPRETI
Il matematico: David Wenham
L'amministratore delegato: Anthony LaPaglia
La cassiera: Sibylla Bud
Il capo di tutto: Greg Stone

Jim
Doyle (David Wenham) è un genio della
matematica che studia da anni la teoria dei frattali per applicarla alla
borsa: è alla ricerca di un metodo infallibile per predire i crolli
borsistici. Per quanto animato dalle migliori intenzioni (sembra
sinceramente preoccupato di impedire i danni sociali delle grandi crisi
della borsa, a scapito soprattutto dei piccoli risparmiatori) finisce
inevitabilmente per suscitare l’interesse del più grande gruppo
bancario australiano, la Centabank. In particolare è il suo spietato
amministratore delegato, Simon O’Really (Antony
LaPaglia), in difficoltà nei confronti del consiglio di
amministrazione, a puntare su Jim. La banca, spinta ovviamente da
motivazioni meno altruistiche, gli mette a disposizione, con un grosso
sforzo finanziario, mezzi informatici e risorse umane senza precedenti.
Così, attratto anche dalla fama che la sua eventuale scoperta gli
garantirebbe, Jim accetta suo malgrado di lavorare per Simon. Nel
frattempo le spregiudicate politiche del gruppo bancario mandano sul
lastrico Wayne e Diane, che intentano una causa potenzialmente molto
pericolosa per la Centabank...
Opera
prima di Robert Connolly, già affermato
produttore (ha prodotto, tra l’altro, La maschera di scimmia di
Samantha Lang), The
bank si presenta come un thriller sul
sistema bancario, del quale vorrebbe anche essere una critica feroce.
Difficile però trovare qualcosa che funzioni, in questo film
farraginoso e pieno di errori. Il soggetto è pericolosamente
simile a quello di un film di ben altro calibro, l’esordio del
talentuoso (sebbene poco amato dalla critica) regista americano Darren
Aronofsky, Pi greco – il teorema del delirio: anche qui
un genio della matematica è alla ricerca della formula per rendere
prevedibile il caos delle transazioni di borsa; anche qui è una banca a
calarsi nella parte del cattivo, in grado però di offrire i mezzi e le
risorse per progredire nella ricerca. Gli esiti artistici sono però
radicalmente diversi: The bank
ha uno sviluppo faticoso e con non poche sviste di sceneggiatura, ed è
penalizzato da una regia debole e contraddittoria, con diverse scelte
che lasciano perplessi. Risulta ad esempio fastidiosa la
storia parallela della famiglia in lotta con la banca, inutile
duplicazione della stessa vicenda del protagonista, che ottiene l’unico
risultato di spezzare il ritmo del film, grazie anche ad un montaggio
discutibile. Perfino gli attori appaiono fuori ruolo, compreso il pur
dotato LaPaglia.
Insomma,
un piccolo disastro che non riesce nemmeno ad andare fino in fondo con
la critica al mondo della finanza, rappresentato in maniera fin troppo
stereotipata, tanto da far pensare più a una captatio benevolentiae
rispetto a istituzioni che nessuna persona sana di mente può
ragionevolmente amare. Stupisce che Domenico
Procacci, uno dei produttori più attenti e intelligenti in
attività, abbia creduto in questo film (i cui difetti sono più che
evidenti già nella sceneggiatura) fino al punto da coprodurlo; lo aveva
già fatto, in Australia, per La maschera di scimmia, film non
del tutto riuscito ma con diversi elementi interessanti e originali. Non
si capisce, invece, cosa abbia trovato Procacci in The bank, che sarebbe
debole perfino come giallo tv per il sabato sera.
Andrea
Nobile
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