Anno VIII - Numero 39 - Dicembre 2002

I film del mese


L'UOMO SENZA PASSATO
(MIES VAILLA MENNEISYYTTA)

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Aki Kaurismaki
Fotografia: Timo Salminen
Scenografia: Markku Patila, Jukka Salmi

Costumi
: Outi Harjupatana
Montaggio
: Timo Linnasalo
Prodotto da
: Aki Kaurismaki
(Finlandia, 2002)

Durata
: 97’
Distribuzione cinematografica
: BIM

PERSONAGGI E INTERPRETI

M: Markku Peltola
Irma: Kati Outinen
Nieminen: Juhani Niemela
Direttore del negozio: Annikki Tahti
Kaisa: Kaija Pakarinen

Sceso dal suo treno, un uomo viene picchiato duramente da una banda di teppisti. Il suo risveglio avviene in ospedale, dove si ritrova, per le lesioni subite, coperto da fasciature su tutto il corpo. Incapace di ricordare cosa gli sia accaduto ed ogni altro fatto della sua vita, compresa la propria identità, capita casualmente in una bidonville, dove l’ospitalità degli occupanti e l’amore di un’assistente sociale lo aiuteranno a costruirsi una nuova esistenza, forse migliore di quella lasciata alle spalle. Ma il passato, inevitabilmente, torna per metterlo alla prova.

Accade sempre, nel cinema di Aki Kaurismaki, di veder imporsi la tirannia di un tempo inerte. Così come ogni suo film anteriore, anche L’uomo senza passato riversa nel ritmo decrescente e in un suggestivo silenzio i prodotti della sua cinefilia avida e convulsa, che attinge innanzitutto dal melodramma, poi dal muto, dalla commedia e dalla satira. Più pacato rispetto agli eccentrici esercizi formali degli esordi, lucidamente consolatorio, L’uomo senza passato descrive ancora un luogo d’indeterminatezza ritagliato ai margini della miseria sociale: una povertà che, pur nel suo sonnambulismo, non intende arrendersi ad un’esistenza il cui ricordo rischia la graduale obliterazione. Ma è la distensione dei tempi filmici l’elemento che, col suo arruffato bagaglio simbolico, domina questa pellicola di Kaurismaki, per cui la perdita della memoria da parte del protagonista diviene occasione di reiterare quei valori estetici familiari al suo cinema.

Assunto l’uomo come un composto neutro, che libero dai vincoli dell’identità può adeguarsi alle contingenze e ricostruirsi, anche i suoi bisogni si riequilibrano al ritmo della vita, offrendo il vantaggio di una vista scevra dalle convenzioni. Tuttavia, sono espresse in questo film tensioni interiori che hanno raccontato e mostrato in molti, da Capra a Whale, da Ramis a Zemeckis: e forse per questo, una volta stillato, il film di Kaurismaki porta alla luce ben poco oltre ai più evidenti difetti di una grammatica certamente distintiva, ma trattenuta oramai nella clonazione di se stessa.

Francesco Russo


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