L'UOMO SENZA PASSATO
(MIES
VAILLA MENNEISYYTTA)
CAST
TECNICO ARTISTICO
Sceneggiatura
e Regia: Aki
Kaurismaki
Fotografia: Timo
Salminen
Scenografia: Markku Patila,
Jukka Salmi
Costumi: Outi
Harjupatana
Montaggio:
Timo
Linnasalo
Prodotto
da: Aki
Kaurismaki
(Finlandia,
2002)
Durata: 97’
Distribuzione
cinematografica: BIM
PERSONAGGI
E INTERPRETI
M:
Markku Peltola
Irma: Kati Outinen
Nieminen: Juhani Niemela
Direttore del negozio: Annikki Tahti
Kaisa: Kaija Pakarinen


Sceso dal
suo treno, un uomo viene picchiato duramente da una banda di teppisti. Il
suo risveglio avviene in ospedale, dove si ritrova, per le lesioni subite,
coperto da fasciature su tutto il corpo. Incapace di ricordare cosa gli
sia accaduto ed ogni altro fatto della sua vita, compresa la propria
identità, capita casualmente in una bidonville, dove l’ospitalità
degli occupanti e l’amore di un’assistente sociale lo aiuteranno a
costruirsi una nuova esistenza, forse migliore di quella lasciata alle
spalle. Ma il passato, inevitabilmente, torna per metterlo alla prova.
Accade
sempre, nel cinema di Aki Kaurismaki, di veder imporsi la tirannia di un
tempo inerte. Così come ogni suo film anteriore, anche L’uomo
senza passato riversa nel ritmo decrescente e in un suggestivo silenzio
i prodotti della sua cinefilia avida e convulsa, che attinge innanzitutto
dal melodramma, poi dal muto, dalla commedia e dalla satira. Più pacato
rispetto agli eccentrici esercizi formali degli esordi, lucidamente
consolatorio, L’uomo senza passato descrive ancora un luogo
d’indeterminatezza ritagliato ai margini della miseria sociale: una
povertà che, pur nel suo sonnambulismo, non intende arrendersi ad
un’esistenza il cui ricordo rischia la graduale obliterazione. Ma è la
distensione dei tempi filmici l’elemento che, col suo arruffato bagaglio
simbolico, domina questa pellicola di Kaurismaki, per cui la perdita della
memoria da parte del protagonista diviene occasione di reiterare quei
valori estetici familiari al suo cinema.
Assunto l’uomo come un composto neutro, che libero dai vincoli
dell’identità può adeguarsi alle contingenze e ricostruirsi, anche i
suoi bisogni si riequilibrano al ritmo della vita, offrendo il vantaggio
di una vista scevra dalle convenzioni. Tuttavia, sono espresse in questo
film tensioni interiori che hanno raccontato e mostrato in molti, da Capra
a Whale, da Ramis a Zemeckis: e forse per questo, una volta stillato, il
film di Kaurismaki porta alla luce ben poco oltre ai più evidenti difetti
di una grammatica certamente distintiva, ma trattenuta oramai nella
clonazione di se stessa.
Francesco Russo