IL PIANETA DEL TESORO
(TREASURE PLANET)
CAST
TECNICO ARTISTICO
Regia: John
Musker, Ron Clements
Sceneggiatura:
John
Musker, Ron Clements, Rod Edwards
Scenografia:
Steven
Olds, Frank Nissen
Animazione: John
Musker, Ron Clements, Ted Elliott, Terry Rossio
Montaggio:John
Musker, Ron Clements, Ted Elliott, Terry Rossio
Musica:
James
Newton Howard
Prodotto
da: Roy
Conli, John Musker, Ron Clements
(USA,
2002)
Durata: 95’
Distribuzione
cinematografica: Buena
Vista
PERSONAGGI
E DOPPIATORI
Jim
Hawkins: Emiliano Coltorti
Long John Silver: Renato Mori
Capitano Amelia: Cristiana Lionello
Dottor Doppler: Danilo De Girolamo
B.E.N.: Maurizio Crozza



Jim
Hawkins ha quindici anni, abita sul pianeta Montessor e vive trascinandosi
da un guaio ad un altro, per la disperazione della madre. Innamorato delle
leggende piratesche, Jim attende con ansia il suo momento, l’occasione
di viaggiare nello spazio per una grande impresa, fino a quando, una
notte, la navicella spaziale del vecchio Billy Bones fa naufragio nei
pressi del suo ristorante. L’alieno emerge dai rottami vaneggiando di un
misterioso tesoro e consegnando a Jim, sul punto di morire, la mappa del
pianeta che lo nasconde. Ma i pirati del filibustiere John Silver,
anch’essi a caccia del bottino, intercettano il punto di collisione e
radono al suolo la casa del ragazzo, obbligandolo a fuggire. Accompagnato
dai suoi amici, Jim non ha altra scelta se non quella di partire alla
ricerca del pianeta sul galeone RSL Legacy del Capitano Amelia, per
un’avventura che cambierà radicalmente il suo destino. Scoprirà, ben
presto, che non sempre le cose sono ciò che appaiono.
Forzando
un accostamento, Musker e Clements rappresentano per la Disney ciò che
Billy Wilder fu per la Paramount: silenziosi e moderati iconoclasti,
straordinari traduttori di storie ed abili illusionisti, questi due
autori hanno saputo equilibrare i registri del dramma e della commedia
dando vita a figure sfumate, sovente sconosciute ai modelli
dell’industria. Pionieri – nel 1989 con “La sirenetta” – di
rovescianti riforme stilistiche nella più autorevole “fabbrica dei
sogni”, John Musker e Ron Clements tornano al romanzo classico, dopo
il cattivo esito di “Hercules” (1997), con un lungometraggio animato
che trae ispirazione da “L’isola del tesoro” di Robert Louis
Stevenson, proiettandolo nello spazio e nel tempo, ma restando
impeccabilmente fedeli ai fondamenti del racconto originario. Il
loro approccio alla materia letteraria realizza un percorso narrativo
lineare e diligente entro cui i personaggi, esibiti sempre in gran
numero, con le approfondite personalità che li definiscono divengono il
cuore dello sviluppo drammatico.
Consapevoli
della predilezione che il pubblico nutre per i personaggi marginali, i due
sceneggiatori sono altresì attenti a esporli dettagliatamente, relegando
l’eroe ad un ruolo anonimo come contenitore di valori morali, funzionale
e carente di sfaccettature, privo di ogni peculiare caratteristica se non
quella di essere il centro gravitazionale dell’azione. Come naturale
conseguenza, il temperamento morbido del giovane Jim cede il posto al
dualismo del cyborg John Silver, sintesi di un conflitto etico entro cui
s'affrontano i valori di una generosa autorità paterna ed i simboli di
un’ossessione privata, trasferendo l’attenzione del pubblico su
tonalità in apparenza soffuse che finiscono col dipanarsi negli eventi,
fino a svelare l’unico, concreto obiettivo di questa avventura:
raccontare, cioè, le relazioni che il cinema di tradizione letteraria
stringe tra i personaggi e le forze emotive che questi incarnano, poiché
infine, agitandoli nel loro universo metaforico, quanto si ottiene è il
movente di ogni grande avventura.
Francesco Russo