Anno VIII - Numero 39 - Dicembre 2002

I film del mese


LA LEGGENDA DI AL JOHN & JACK

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Aldo Giovanni & Giacomo Massimo Venier
Sceneggiatura
: Aldo Giovanni & Giacomo Massimo Venier Paolo Cananzi Walter Fontana 
Fotografia
: Arnaldo Catinari 
Scenografia
: Eleonora Ponzoni 
Costumi
: Claudia Tenaglia
Musica
Andrea Guerra
Montaggio
: Claudio Cormio
Prodotto da
: Paolo Guerra
(Italia, 2002)

Durata
: 105' 
Distribuzione cinematografica
: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Al: Aldo Baglio
John: Giovanni Storti
Jack: Giacomo Poretti
Boss Sam Genovese: Aldo Maccione
Cuoco: Antonio Catania

Al, John e Jack sono tre mezze tacche della mafia newyorkese degli anni '50 e fanno i soliti lavori "sporchi" per il boss locale: uccidono qualche traditore scomodo, incendiano il negozio di chi si rifiuta di pagare e riscuotono il pizzo. I tre, però, hanno una forte tendenza a pasticciare i loro compiti, causando scompiglio nella "famiglia", ma soprattutto innervosendo una volta di troppo il boss. L'ultimo gravoso compito che gli viene affidato, delicatissimo e privato, si tratta infatti di portare a spasso l'anziana zia del boss, dovrebbe rappresentare l'occasione di farsi perdonare. Neanche a dirlo il tutto finisce in tragedia e i tre maldestri gangster sono costretti a darsi alla fuga.

L’ atteso ritorno di una delle tipiche pellicole di Natale, La leggenda di Al, John e Jack, interpretato e scritto dai comici, prestati ormai assiduamente dal cabaret al cinema, Aldo Giovanni e Giacomo, in collaborazione con Massimo Venier, è un film insolito per il trio, con una riuscita ambientazione da gangster movie anni cinquanta. La pellicola, che ha rappresentato uno sforzo produttivo insolito per il cinema italiano, è costata ben 21 miliardi di cui solo 5 spesi per la promozione. Di certo la cura per la confezione salta agli occhi e il film si avvale di una buona fotografia, e di un'accurata e puntuale scenografia, firmata da Eleonora Ponzoni. Non si possono poi ignorare le citazioni colte, da Vertigo, proiettato nel Drive in nel quale ha inizio la vicenda, a Toro scatenato, richiamato evidentemente dalla sequenza finale, affiorano anche troppo esplicitamente. A questo si aggiunga la comicità del trio, che non può deludere gli affezionati del genere. 

Eppure un film non vive di citazioni colte e delle gags comiche ormai collaudate del trio. E questo non solo perché tra l’una e l’altra scenetta c’è un forte scollamento, ma anche perché affiora qua e là una certa stanchezza narrativa. La sceneggiatura infatti regge poco l’ora e tre quarti e sembra più consona ad un cortometraggio di pochi minuti. E non che la comicità di Aldo, Giovanni e Giacomo non valga i soldi del biglietto, ma anche lo spettatore più affezionato potrà trovare un certo sbilanciamento del film verso il cabaret e non verso il cinema, con evidente nonché sconveniente spreco di mezzi.

Danila Filippone


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