: Medusa
PERSONAGGI E INTERPRETI
Al: Aldo Baglio
John: Giovanni Storti
Jack: Giacomo Poretti
Boss Sam Genovese: Aldo Maccione
Cuoco: Antonio Catania


Al,
John e Jack sono tre mezze tacche della mafia newyorkese degli anni '50
e fanno i soliti lavori "sporchi" per il boss locale: uccidono
qualche traditore scomodo, incendiano il negozio di chi si rifiuta di
pagare e riscuotono il pizzo. I tre, però, hanno una forte tendenza a
pasticciare i loro compiti, causando scompiglio nella
"famiglia", ma soprattutto innervosendo una volta di troppo il
boss. L'ultimo gravoso compito che gli viene affidato, delicatissimo e
privato, si tratta infatti di portare a spasso l'anziana zia del boss,
dovrebbe rappresentare l'occasione di farsi perdonare. Neanche a dirlo
il tutto finisce in tragedia e i tre maldestri gangster sono costretti a
darsi alla fuga.
L’
atteso ritorno di una delle tipiche pellicole di Natale, La leggenda di
Al, John e Jack, interpretato e scritto dai comici, prestati ormai
assiduamente dal cabaret al cinema, Aldo Giovanni e
Giacomo, in
collaborazione con Massimo Venier, è un film insolito per il trio, con
una riuscita ambientazione da gangster movie anni cinquanta. La
pellicola, che ha rappresentato uno sforzo produttivo insolito per il
cinema italiano, è costata ben 21 miliardi di cui solo 5 spesi per la
promozione. Di certo la cura per la confezione salta agli occhi e il
film si avvale di una buona fotografia, e di un'accurata e puntuale
scenografia, firmata da Eleonora
Ponzoni. Non si possono poi ignorare le citazioni colte, da Vertigo,
proiettato nel Drive in nel quale ha inizio la vicenda, a Toro
scatenato, richiamato evidentemente dalla sequenza finale, affiorano
anche troppo esplicitamente. A questo si aggiunga la comicità del trio,
che non può deludere gli affezionati del genere.
Eppure un film non
vive di citazioni colte e delle gags comiche ormai collaudate del trio.
E questo non solo perché tra l’una e l’altra scenetta c’è un
forte scollamento, ma anche perché affiora qua e là una certa
stanchezza narrativa. La sceneggiatura infatti regge poco l’ora e tre quarti e sembra
più consona ad un cortometraggio di pochi minuti. E non che la comicità
di Aldo, Giovanni e Giacomo non valga i soldi del biglietto, ma anche lo
spettatore più affezionato potrà trovare un certo sbilanciamento del
film verso il cabaret e non verso il cinema, con evidente nonché
sconveniente spreco di mezzi.
Danila
Filippone