Anno VIII - Numero 39 - Dicembre 2002

I film del mese


L'AMORE INFEDELE
(UNFAITHFUL)

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Adrian Lyne
Sceneggiatura
: Alvin Sargent, William Broyles Jr.
Fotografia
: Peter Biziou
Scenografia
: Brian Morris
Costumi
: Ellen Mirojnick
Musica
Jan A.P. Kaczmarek
Montaggio
: Anne V. Coates
Prodotto da
: G. Mac Brown, Adrian Lyne
(USA, 2002)

Durata
: 124'
Distribuzione cinematografica
: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Connie Sumner: Diane Lane
Edward Sumner: Richard Gere

Paul Martel : Olivier Martinez

Charlie: Erik Per Sullivan

Connie ha una bella casa, un bel marito, un figlio al quale vuole molto bene. La sua vita patinata e un po’ noiosa scorre come quella di tutte le mogli borghesi, che vivono in ville dai giardini curati alla periferia della Grande Mela, e vanno in città per compere e pomeridiani tea con le amiche. Un giorno però un improbabile vento soffia a sconvolgere la sua tranquillità. Connie letteralmente inciampa su un affascinante giovane che vende libri antichi. Dopo aver combattuto con qualche dubbio, avanzato senza neanche troppa convinzione, Connie inizia una travolgente relazione con Paul. I due si incontrano clandestinamente, ma Edward, il marito di Connie, sospetta il mal celato rapporto e la gelosia lo acceca.

Rifacimento del film di Claude Chabrol, Stephane, una moglie infedele, L’amore infedele è basato sul classico triangolo amoroso, dal quale i personaggi sono stretti come in una morsa per uscirne solo a prezzo di una tragedia. E fin qui il plot potrebbe anche funzionare, se Lyne non lavorasse assiduamente ad una auto citazione un po’ tronfia di se stesso e delle sue più celebri pellicole. Non manca proprio nulla: dalle luci filtrate delle sequenze erotiche di Nove settimane e mezzo, all’ossessione omicida di Attrazione Fatale.

Seppure la citazione possa essere un’arte o un gioco seducente c’è da chiedersi se il materiale da cui Lyne attinge valga la pena d’essere citato in qualsivoglia modo. Alla mancanza di originalità si aggiunga poi la vacuità dei dialoghi che porta spesso a sorridere. Per non menzionare l’ingenuità clamorosa di un casting, forse pensato come coraggioso, e invece risultato completamente fuori luogo. Richard Gere, che pure si impegna in goffaggine recitativa, non è dato sapere se accidentalmente o per reale incapacità,  dopo una carriera spesa a conquistare le partner femminili risulta poco credibile nel ruolo del marito tradito. Non ultimo, infine, va sottolineato il repentino cambiamento di registro, non solo di genere interno alla pellicola, ma soprattutto dei personaggi, quasi che Lyne abbia giustapposto due sceneggiature sconnesse, dimenticando di connetterle tra di loro.

Danila Filippone


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