: Medusa
PERSONAGGI E INTERPRETI
Connie Sumner:
Diane Lane
Edward Sumner: Richard Gere
Paul Martel : Olivier Martinez
Charlie: Erik Per Sullivan

Connie ha
una bella casa, un bel marito, un figlio al quale vuole molto bene. La
sua vita patinata e un po’ noiosa scorre come quella di tutte le mogli
borghesi, che vivono in ville dai giardini curati alla periferia della
Grande Mela, e vanno in città per compere e pomeridiani tea con le
amiche. Un giorno però un improbabile vento soffia a sconvolgere la sua
tranquillità. Connie letteralmente inciampa su un affascinante giovane
che vende libri antichi. Dopo aver combattuto con qualche dubbio,
avanzato senza neanche troppa convinzione, Connie inizia una travolgente
relazione con Paul. I due si incontrano clandestinamente, ma Edward, il
marito di Connie, sospetta il mal celato rapporto e la gelosia lo
acceca.
Rifacimento
del film di Claude
Chabrol,
Stephane, una moglie infedele, L’amore
infedele è basato sul classico triangolo amoroso, dal quale i
personaggi sono stretti come in una morsa per uscirne solo a prezzo di
una tragedia.
E fin qui il plot potrebbe anche funzionare, se Lyne non lavorasse
assiduamente ad una auto citazione un po’ tronfia di se stesso e delle
sue più celebri pellicole. Non manca proprio nulla: dalle luci filtrate
delle sequenze erotiche di Nove settimane e mezzo,
all’ossessione omicida di Attrazione Fatale.
Seppure
la citazione possa essere un’arte o un gioco seducente c’è da
chiedersi se il materiale da cui Lyne attinge valga la pena d’essere
citato in qualsivoglia modo. Alla mancanza
di originalità
si aggiunga poi la vacuità dei dialoghi che porta spesso a sorridere.
Per non menzionare l’ingenuità clamorosa di un casting, forse pensato
come coraggioso, e invece risultato completamente fuori luogo. Richard
Gere,
che pure si impegna in goffaggine recitativa, non è dato sapere se
accidentalmente o per reale incapacità,
dopo una carriera spesa a conquistare le partner femminili
risulta poco credibile nel ruolo del marito tradito. Non ultimo, infine,
va sottolineato il repentino cambiamento di registro, non solo di genere
interno alla pellicola, ma soprattutto dei personaggi, quasi che Lyne
abbia giustapposto due sceneggiature sconnesse, dimenticando di
connetterle tra di loro.
Danila
Filippone