Anno VII - Numero 32 - Aprile 2002

I film del mese


THE TIME MACHINE

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Simon Wells
Sceneggiatura
: John Logan
Fotografia
: Donald M. McAlpine
Scenografia
: Oliver School
Costumi
: Bob Ringwood
Musica
: Klaus Badelt
Montaggio
: Wayne Wahrman
Prodotto da
: Walter F. Parkes
(USA, 2002)

Durata
: 95’
Distribuzione cinematografica
: Warner Bros

PERSONAGGI E INTERPRETI

Alexander Hartdegen: Guy Pearce
David Philby: Mark Addy
Uber-Morlock: Jeremy Irons
Mara: Samantha Mumba

Kalen: Omero Mumba

Siamo all’alba del 20º secolo. Alexander Hartdegen è uno scienziato e inventore fuori dal suo tempo, fiducioso nel progresso e nei benefici che porterà alla razza umana. Ma la sua vita non si esaurisce nei calcoli e nei progetti: Alexander è profondamente innamorato di Emma, forse l’unica ragazza della sua vita in grado di accettarne il bizzarro temperamento, e attende ansiosamente di poterla sposare. Nel giorno in cui decide di compiere il grande passo, però, una tragedia sconvolge l’equilibrio della sua vita. Da quel momento, gli sforzi dello scienziato si concentrano sulla ricerca di una soluzione, di un’opportunità per cambiare gli eventi passati. Sperimentando le sue teorie riguardo ai viaggi nel tempo, Alexander mette a punto una macchina per muoversi avanti e indietro attraverso le ere del mondo. Ma qualcosa d’imprevedibile accade, e l’uomo viene scagliato nel futuro a 800.000 anni di distanza, in un panorama terrestre superstite di catastrofi naturali ed errori umani. In questo pianeta terra ricondotto ad un sistema selvaggio, gli uomini vivono come prede in fuga, cacciati dall’oscura civiltà dei Morlock che sopravvive soltanto sfruttando le risorse della superficie, mentre abita nascosta un mondo sotterraneo. 

Discendente di H.G. Wells, il noto scrittore a cui si deve il racconto che ha ispirato tanto il classico del 1960 che questa evoluta fiera di effetti speciali, Simon Wells ha, prima di “The time machine”, conosciuto una lunga e dignitosa gavetta nel cinema d’animazione. È un retaggio di carriera che si rivela con trasparenza nei toni morbidi e nei pletorici accenti della sua grammatica cinematografica. Ben lontano dall’intento di lavorare per sottrazione, differentemente dalle scelte che George Pal aveva attuato oltre quarant’anni prima, Wells dilata la sceneggiatura colmandola di avvenimenti superflui senza compiere evidenti tagli strutturali, motivo per cui la sua costituzione viene trascinata verso la decomposizione entropica, in un film che tenta il costipamento di troppe istanze narrative nelle poche occasioni che possono offrire 90 minuti e riuscendo infine a soddisfarne nessuna. Non manca, ad ogni modo, qualche suggestiva scenografia che sembra in grado di risvegliare da un esteso disinteresse, come l’immagine della Luna in frantumi, che decide la sorte dell’uomo mostrandone impietosamente la rovinosa arroganza. 

Ma non sono, purtroppo, episodi frequenti quanto basta  a sciogliere i grovigli di un prodotto pasticciato, romanzesco e impersonale, che gli stessi attori avvicinano con perplessità e distacco (eccezione forse fatta per l’iperbolico personaggio di Guy Pierce). Contrapporre alla frenesia illuministica del predecessore, la cronaca asciutta di questo goffo eroe neoromantico sembrava introdurre un interessante sviluppo di simmetrie concettuali, ma la metodologia dottrinale degli invadenti artifici tecnologici e l’approssimazione della messinscena vanificano, seppur latenti, le opportunità di ottenere un risultato omogeneo.

Francesco Russo


Acquista i libri, i video e le colonne sonore dei film di cui abbiamo parlato su Amazon.com, il più fornito negozio interattivo della rete!

Search: Enter keywords...

logo.gif (1915 bytes)