Anno VII - Numero 32 - Aprile 2002

I film del mese


SENSO 45

CAST TECNICO ARTISTICO

Sceneggiatura e Regia: Tinto Brass
Fotografia
: Daniele Nannuzzi
Scenografia
: Carlo De Marino
Costumi
: Alberto Moretti, Alessandro Lai
Musica
: Ennio Morricone
Montaggio
: Tinto Brass
Prodotto da
: Giuseppe Colombo
(Italia, 2002)

Durata
: 128’
Distribuzione cinematografica
: Eagle Pictures

PERSONAGGI E INTERPRETI

Livia: Anna Galiena
Helmut: Gabriel Garko
Ugo: Franco Branciaroli
Carlo: Antonio Salines
Elsa: Simona Borioni

Asolo, Marzo 1945. Livia Mazzoni è l’avvenente moglie di un Papavero del Minculpop, che un bel giorno perde la testa per un ambiguo ed immorale Tenente delle SS, Helmuth Schultz, insieme al quale si trascina in una spirale di incandescenti esperienze erotiche. Il racconto di questa avventura viene narrato con un lungo flashback, articolato attraverso il viaggio che Livia compie insieme al vizioso avvocato del marito, un tenace spasimante, per tornare a Venezia e ricongiungersi al suo incestuoso amore. Durante il tragitto, la donna rievoca le tappe salienti della deriva sessuale che ha travolto la sua esistenza ed il suo destino, persa tra i vicoli di una città sino ad allora lontana, traboccante di sordidi individui e di esistenze lascive. 

Il nuovo lavoro di Tinto Brass soffre delle debolezze comuni ad ognuno dei suoi ultimi prodotti, analogamente carenti di qualunque dettaglio intervenga a determinare il rendimento qualitativo di un film, dalla ripresa al montaggio, dalla struttura al ritmo, arrivando perfino a sbagliare un grottesco doppiaggio. La lussuria che ritrae attraverso il suo vocabolario arido e imbarbarito cessa di essere irritante nel momento in cui, abbandonandosi al ridicolo, cede senza misura alla tentazione di prodigarsi in imbarazzanti citazioni, che preferiamo non segnalare. Distante sia dal racconto di Camillo Boito che dal capolavoro di Luchino Visconti, “Senso ‘45” è la rappresentazione sfibrata di un erotismo dozzinale, neanche all’altezza di appagare le comuni esigenze dei vizi carnali, nonostante il regista sia ancora in grado di scegliere il corpo di una donna.

Penalizzata nel suo soccorso dall’inadeguatezza di Anna Galiena e dall’insufficienza di Gabriel Garko, poi, nulla può la musica del maestro Ennio Morricone, a cui questa sbiadita cornice non rende alcuna giustizia. Il sesso di Tinto Brass, ancora, non sembra in grado di stimolare alcuna eccitazione, ovunque essa intenda ritrovare la sua genesi, tanto nell’appagamento dei desideri materiali quanto nell’evocazione di una sensualità d’autore, poiché spesso tende a rifugiarsi nella farsa. Brass continua ad offrire furbeschi miraggi da cineasta che dilatano il vuoto laddove questo già esiste, nella sua fittizia tradizione che ha difficoltà ad autenticarsi nella cultura dell’erotismo, e più che altro destinata ad ordinarie ed effimere apparizioni nelle sale cinematografiche, ove si eclissa sino a scomparire.

Francesco Russo


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