CAST
TECNICO ARTISTICO
Sceneggiatura
e Regia: Tinto Brass
Fotografia: Daniele Nannuzzi
Scenografia: Carlo De Marino
Costumi: Alberto Moretti, Alessandro Lai
Musica: Ennio Morricone
Montaggio: Tinto Brass
Prodotto da: Giuseppe Colombo
(Italia, 2002)
Durata: 128’
Distribuzione cinematografica: Eagle Pictures
PERSONAGGI
E INTERPRETI
Livia:
Anna Galiena
Helmut: Gabriel Garko
Ugo: Franco Branciaroli
Carlo: Antonio Salines
Elsa: Simona Borioni

Asolo,
Marzo 1945. Livia Mazzoni è l’avvenente moglie di un Papavero del
Minculpop, che un bel giorno perde la testa per un ambiguo ed immorale
Tenente delle SS, Helmuth Schultz, insieme al quale si trascina in una
spirale di incandescenti esperienze erotiche. Il racconto di questa
avventura viene narrato con un lungo flashback, articolato attraverso il
viaggio che Livia compie insieme al vizioso avvocato del marito, un
tenace spasimante, per tornare a Venezia e ricongiungersi al suo
incestuoso amore. Durante il tragitto, la donna rievoca le tappe
salienti della deriva sessuale che ha travolto la sua esistenza ed il
suo destino, persa tra i vicoli di una città sino ad allora lontana,
traboccante di sordidi individui e di esistenze lascive.
Il
nuovo lavoro di Tinto Brass soffre delle debolezze comuni ad ognuno dei
suoi ultimi prodotti, analogamente carenti di qualunque dettaglio
intervenga a determinare il rendimento qualitativo di un film, dalla
ripresa al montaggio, dalla struttura al ritmo, arrivando perfino a
sbagliare un grottesco doppiaggio. La lussuria che ritrae attraverso il
suo vocabolario arido e imbarbarito cessa di essere irritante nel
momento in cui, abbandonandosi al ridicolo, cede senza misura alla
tentazione di prodigarsi in imbarazzanti citazioni, che preferiamo non
segnalare. Distante sia dal racconto di Camillo
Boito che dal capolavoro di Luchino Visconti, “Senso
‘45” è la rappresentazione sfibrata di un erotismo
dozzinale, neanche all’altezza di appagare le comuni
esigenze dei vizi carnali, nonostante il regista sia ancora in grado di
scegliere il corpo di una donna.
Penalizzata
nel suo soccorso dall’inadeguatezza di Anna
Galiena e dall’insufficienza di Gabriel Garko, poi, nulla
può la musica del maestro Ennio Morricone, a cui questa sbiadita
cornice non rende alcuna giustizia. Il sesso di
Tinto Brass, ancora, non sembra in grado di stimolare alcuna eccitazione,
ovunque essa intenda ritrovare la sua genesi, tanto nell’appagamento
dei desideri materiali quanto nell’evocazione di una sensualità
d’autore, poiché spesso tende a rifugiarsi nella farsa. Brass
continua ad offrire furbeschi miraggi da cineasta che dilatano il vuoto
laddove questo già esiste, nella sua fittizia tradizione che ha
difficoltà ad autenticarsi nella cultura dell’erotismo, e più che
altro destinata ad ordinarie ed effimere apparizioni nelle sale
cinematografiche, ove si eclissa sino a scomparire.