: UIP
PERSONAGGI E INTERPRETI
Mathayus: The Rock
Memnon: Steven Brand
Balthazar: Michael Clarke Duncan
Cassandra: Kelly Hu
Philos: Bernard Hill


In
un epoca dominata dal dolore e dalla brutalità, una tribù di nomadi
decide di assoldare dei guerrieri accadiani, rappresentanti di un popolo
oramai prossimo all’estinzione, perché li liberino dalla tirannia del
crudele Memnon, noto come il Re Scorpione, il cui unico fine è la
conquista del mondo conosciuto e lo sterminio di ogni razza e di ogni
debole resistenza al suo potere. In breve tempo e aiutato dal suo
stregone, il sovrano fa strage degli accadiani di cui sopravvive uno
soltanto, Mathayus. Comincia per lui una caccia solitaria al veggente
del re, una bellissima sacerdotessa di nome Cassandra che lo condurrà
verso l’ultimo e fatale scontro con il suo acerrimo nemico, oltre la
cui morte si celano anche le visioni del suo destino.
Se
fossimo di fronte ad una trilogia, l’ultimo capitolo sarebbe
presumibilmente impegnato a chiudere i conti con il presente
attraversando un passato remoto, frequente rifugio di segreti anteriori
al primo capitolo, preposti a rivelare l’origine di un determinante
tematico ricorrente in ogni episodio. Ma se questa specifica iterazione,
di norma, scorre lungo una precisa linea temporale penetrando eventi
consequenziali, nella saga de “La mummia” si rinnega bruscamente con
“Il Re Scorpione”, che racconta una leggenda strutturalmente slegata
dall’intreccio originario e si rivolge alla rappresentazione di fatti
avvenuti in un tempo ignoto anche ai protagonisti dei primi due
capitoli: si tratta di una modello familiare al pubblico, poiché
ricorda George Lucas e il progetto dei prequel a “Guerre Stellari”
che questi sta realizzando, e di cui ha già pronto il secondo
capitolo.
Anche
il film di Chuck Russell (“The mask”,
“Nightmare 3 – I guerrieri del sogno”) evoca il fascino di questa
iniziativa, ma cortocircuita in un eccessivo
zelo referenziale determinato a saldare il debito con
“Conan il barbaro” e con il seguito al capolavoro di John Milius,
aderendo al corpo del primo con una mappa di citazioni e al lessico del
secondo attraverso ripetizioni formali che ne ricalcano i difetti. Chuck
Russell è comunque un regista di mestiere, e lo dimostra conferendo al
film un ritmo adeguato ed uno svolgimento avvincente, descritti da una
regia attenta e brillante che evita di abusare degli effetti speciali.
Persino il cast viene scelto con coerenza, anche tradendo una certa
audacia: The Rock, star del Wrestling, si rivela in effetti un attore
funzionale ma approssimativo, con un accennato difetto di deferenza nei
confronti di Arnold Schwarzenegger; al contrario, l’esigenza di avere Michael
Clarke Duncan (il corpulento detenuto de “Il miglio verde”,
con cui ottenne una nomination all’Oscar) dimostra appieno la saggezza
di Russell, che confeziona per la corporeità di questo attore un
personaggio assolutamente indovinato. Un film che
può essere dimenticato, ma svagante comunque oltre ogni aspettativa.
Francesco
Russo