Anno VII - Numero 32 - Aprile 2002

I film del mese


PANIC ROOM

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: David Fincher
Sceneggiatura
: David Koepp
Fotografia
: Conrad W.Hall, Darius Khondji
Scenografia
: Arthur Max
Costumi
: Michael Kaplan
Musica
: Howard Shore
Montaggio
: James Haygood, Angus Wall
Prodotto da
: Gavin Polone, Judy Hofflund, David Koepp, Cean Chaffin
(USA, 2002)
Durata
: 108’
Distribuzione cinematografica
: Columbia Tristar

PERSONAGGI E INTERPRETI

Meg Altman: Jodie Foster
Sarah Altman: Kristen Stewart
Burnham: Forest Whitaker
Raoul: Dwight Yoakam
Junior: Jared Leto
Stephan Altman: Patrick Bauchau

Fresca reduce dal divorzio con un industriale farmaceutico, Meg Altman si è appena trasferita con la figlia adolescente Sarah in una elegante residenza nell’Upper West Side di Manhattan. Dotata di ogni confort, essa si sviluppa su tre piani ed è dotata pure della cosiddetta “panic room”: una sorta di caveau in calcestruzzo ed acciaio - completo di linea telefonica interrata ed indipendente da quella principale, sistema di ventilazione autonomo, generi di prima necessità e monitor che tengono sotto controllo il resto della casa - dove rifugiarsi nella malaugurata ipotesi di incursioni esterne di malintenzionati. Non immaginano, Meg e Sarah, di doversi servire subito del rifugio: tre intrusi piombano infatti nella dimora la prima notte, lasciando loro giusto il tempo di rinchiudersi nel bunker domestico...

Da codesta situazione, prende il via uno scosceso ed inquietante gioco dell’oca nel quale chi sbaglia paga immediato pegno: l’abilità di David Fincher (“ Alien 3”, “Seven”, “The Game”, “Fight Club”) consiste nel dirigere la partita tenendo sulla corda lo spettatore per quasi due ore senza il benché minimo calo di tensione. Sin dai titoli, che presentano i nomi degli attori incastonati a mo’di elementi architettonici nei palazzoni newyorkesi, il film allude abilmente a nevrosi urbane e paure invincibili della upper class: come in “Rosemary’s Baby” o nel meno noto “Inserzione pericolosa”, l’ignoto è in agguato tra le mura di raffinate dimore e si materializza all’improvviso assumendo le forme più impreviste.

Costruito con un rigore degno di Hitchcock (del quale Fincher raccoglie il gusto della sfida proprio di pellicole quali “Nodo alla gola”, costruita su un succedersi ininterrotto di piani-sequenza), “Panic room” si snoda fra virtuosistici movimenti di macchina che caracollano fra le pareti, volano fra i diversi piani, s’infilano financo nei buchi della serratura: la suspence, come dicevamo, non conosce cali, pur se lo scioglimento della vicenda risulta ovvio sin dall’inizio. E’, questa, l’unica defaillance - assieme, forse, ad un insufficiente approfondimento delle psicologie individuali - di un’opera altrimenti esemplare, da annoverare senza tema di smentita tra le più riuscite dell’autore.

Francesco Troiano

David Fincher: il ragazzo prodigio dell'incubo


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